Riuscirà a resistere Telejato?
Etica, dignità e morale tutti valori che non esistono più
Il 17 aprile si è tenuto nella Facoltà di Lettere di Roma Tre l’incontro-dibattito sul giornalismo antimafia sociale di Pino Maniaci, il Direttore dell’emittente televisiva Telejato. Questo programma, “nel quale le idee politiche restano al di fuori”, affronta dalla prima linea la mafia, trasmette infatti da Partinico, in provincia di Palermo, e rappresenta il telegiornale più lungo, dura due ore (dalle 14.30 alle16.30), ma al tempo stesso è la redazione più piccola. La conduzione familiare, di cui ne fanno parte la moglie e i tre figli, è accomunata da un unico obbiettivo “la guerra alla mafia senza sé e senza ma”.
Pino Maniaci, imprenditore edile, rilevò Telejato nel 1999 e fino ad oggi ha “coperto” 25 comuni della Sicilia, ma ora, a causa del passaggio da giugno dall’analogico al digitale, se non cambierà qualcosa in questi pochi giorni rimasti, sarà costretta a chiudere. Non gli è stato concesso il passaggio al digitale, come loro ci sono altre 200 emittenti a rischio di chiusura. Questa è una situazione molto grave perché invece di premiare la volontà, il coraggio e la passione queste persone vengono fermate; in questo modo vince la mafia, quando invece si dovrebbe proteggere e sostenere un lavoro così importante, al fine di poter dire realmente le cose come stanno senza aver paura di parlare.
Durante l’incontro Pino Maniaci ha parlato della propria vita raccontando diversi aneddoti, come quando è stato rinviato a giudizio per l’abuso di professione, visto che non era iscritto all’albo, poi assolto grazie all’art. 21 della Costituzione. Il dibattito si anima: “Chi vi dice che voi giovani siete il futuro, non è vero, perché voi siete il presente e dovete lottare con tutte le vostre forza affinché le cose cambino. Inoltre l’Italia era un paese di cultura, oggi è il Paese della mignottocrazia! In Sicilia ci sono 5milioni di persone e i mafiosi sono all’incirca 5mila. Com’è possibile che non si riesca a eliminare questa piccola parte di criminalità?” L’incontro continua, Maniaci ci racconta di tutte le minacce subite con lettere con francobolli in lire, minacce alla famiglia, ruote bucate, fino ad arrivare alla sua aggressione da parte di una famiglia mafiosa, ma grazie al suo doppio nodo alla cravatta non ci sono riusciti ad ucciderlo.
Infatti da 4 anni è sotto la tutela dei carabinieri ma ha rifiutato la scorta proprio perché sostiene: “se ti vogliono uccidere, ti uccidono e se gli informatori ti vedono con i carabinieri non vengono”. Durante questi anni ha ricevuto 310 querele di cui 200 sono solo della distilleria di Partinico. Accusata e poi fatta chiudere per 4 anni, grazie al coraggio della figlia Letizia, per aver inquinato l’area. La famiglia Maniaci ha avuto anche la temerarietà di andare a riprendere il matrimonio della figlia del temuto boss Totò Rina, il quale si è dichiarato nullafacente e percepisce una pensione da agricoltore, ma la cerimonia “era tutt’altro che povera, anzi la macchina più misera costava sui 100.000 euro”.
Pino conclude con un monito, “non esistono più l’etica, la dignità e la morale; tutti valori importanti per poter svolgere il lavoro di giornalista, dando così una buona informazione inciderebbe sui cittadini. La ‘telecrazia’ sta portando una cattiva informazione ai giovani, i quali sono sempre più apatici nei riguardi della mafia”.

