Resistenze

Pubblicato il 14 ottobre 2011 | da Saba Camilletti

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People of Europe, RISE UP!

Domani Sabato 15 Ottobre è la giornata internazionale dei movimenti per 'CAMBIARE L'EUROPA'. Contro la distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e della democrazia causata dalle politiche anticrisi e dalla speculazione finanziaria.

Abbiamo chiesto a Luciano Ummarino, della redazione di Loop e attivista della Casetta Rossa Spa di Garbatella, di darci un contributo sulla giornata di domani 15 Ottobre. Una sua personale visione, per offrire ai lettori di CORE uno spunto di riflessione e perchè no aprire la possibilità di un dialogo diretto su tematiche che sono tanto universali quanto strettamente legate alla vita quotidiana e dunque territoriali.

Per la manifestazione di Sabato 15 Ottobre si respira un clima diverso, più che europeo proprio internazionale, e si parla di presa di coscienza collettiva oltre che di rivendicazioni specifiche. Cosa c’è di diverso dalle precedenti mobilitazioni contro il governo e la sua politica interna?

Potremmo dire che, 14 Dicembre del 2010 a parte, non ci sia mai stato in questi anni un movimento di opposizione sociale al Governo. Ci sono stati degli scioperi generali convocati più come atto dovuto che come tentativo di sabotaggio delle politiche economiche proposte dal Parlamento e dal Governo. Gli unici a dare vita a un ciclo di lotte sono stati gli studenti protagonisti di bellissime iniziative contro la riforma della scuola del Ministro Gelmini. Oggi nel mondo si respira aria di rivolta. In Italia è ancora una brezza molto debole. La speranza è che il 15 Ottobre sia una miccia in grado di innescare una grande mobilitazione alimentata da una nuova generazione che, finalmente, si decida a prendere presente e futuro tra le mani  … e magari usi i piedi per camminare e per darci anche un bel calcio nel sedere a tutti noi. Sarebbe bello. Soprattutto sarebbe fondamentale che sabato fosse un inizio di un processo e non l’obiettivo finale, non  l’evento catartico sui cui poi costruire grandi riflessioni, paradigmi teorici e conflitti per accaparrarsi l’egemonia di quello che è stato in quella data- Il 14 Dicembre dell’anno scorso è stato questo (anche). E’ stato divertente leggere, nei giorni e nei mesi successivi,  saggi, analisi, riflessioni su quello che era successo, sulla rivolta imminente mentre, in realtà, in Italia era tornato il deserto. In Italia oggi ci sono due grandi anomalie. La prima è Berlusconi, la cui ostinata presenza inquina inevitabilmente ogni aspetto della politica trasformando anche la natura dei processi di indignazione nostrani. Mentre in tutto il mondo ci si ribella contro il mostro capitalista e contro la finanza globale, in Italia ci si indigna per le abitudini sessuali del Presidente del Consiglio e per i suoi affari. La seconda anomalia è che oltre lo slogan “crisi della rappresentanza” in Italia assistiamo a un fenomeno esattamente inverso: i partiti ci sono e sono ben lontani dal morire e nei “movimenti” la situazione non è molto diversa: esiste un corpo dirigente che è lo stesso da almeno 10 anni. In Spagna, per dirne una, le sigle organizzate si sono sciolte nella moltitudine degli indignados mettendo al centro la pratica della democrazia reale.

Che relazioni ed effettivi tratti comuni ci sono secondo te tra gli Indignados spagnoli e i movimenti italiani, tra le proteste degli studenti londinesi e quelle nelle Banlieue? Si sta davvero
costituendo un movimento unico che combatte gli stessi nemici nelle loro declinazioni nazionali?

Io penso di si. Italia a parte, dove non esiste ancora questo moto di rivolta. Credo che quello che accade a Wall Street sia molto simile a quello che è accaduto a Puerta del Sol a Madrid. La generazione che sta riempiendo le piazze in Israele è molto simile a quella che scende in strada a Londra. E’ naturale che poi ogni conflitto assuma forme diverse a secondo del contesto in cui si sviluppa. Quello che non dobbiamo fare a mio parere è costruire una narrazione omogenea di quello che accade. I riot inglesi non sono la stessa cosa dell’assedio creativo al tempio della finanza globale di New York. La crisi planetaria, il possibile collasso del sistema capitalistico ha avuto come effetto positivo la presa di coscienza globale di questa situazione. Il tempo è finito o adesso o mai più. D’altronde il termine ‘crisi’ scritto in caratteri cinesi nasconde la dialettica tra due parole diverse: pericolo e opportunità. Il pericolo è davanti ai nostri occhi a poche miglia di mare. La Grecia tra due mesi probabilmente non sarà più in grado di pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici (già tagliati del 30%). L’opportunità cammina sulle gambe di questa nuova generazione di giovani che ha issato le vele nei porti del Mediterraneo del sud e sta navigando in tutti i mari del pianeta. Ma sarà un viaggio lungo.

Perchè è importante, se lo è, a tuo giudizio, esserci tutti cittadini e cittadine, oltre le appartenenze politiche e i credi individuali?

Oggi il nemico comune è la dittatura globale della finanza. Le appartenenze sono un frutto e un residuo del secolo passato. Nei prossimi anni saranno spazzate via. Non esiste un modello alternativo di riferimento né una ideologia che si possa contrapporre a quella neoliberale. Assisteremo a una graduale semplificazione del concetto di appartenenza. C’è chi starà sopra e chi starà sotto e le sfumature saranno sempre di meno. Il concetto di cittadinanza sarà centrale in un processo inevitabile di ricostruzione di un pensiero. Dovremmo sentirci, tutti, cittadini di mondi a venire. Cittadini di un mondo che non esiste. All’ombra delle odierne manifestazioni internazionali secondo me c’è proprio questo: la contrapposizione al capitalismo della crisi e la pratica di nuova cittadinanza attraverso la democrazia diretta e l’autogoverno. Gli indignados spagnoli questo fanno.

Cosa ci si può di concreto aspettare da un tale convoglio di energie collettive e in che cosa si rischia invece di fallire?

Spero che qui in Italia sia l’inizio di un viaggio. Se dovessi avere una visione mi piacerebbe assistere all’occupazione di una grande piazza da parte di migliaia di giovani sconosciuti, alieni alle dinamiche di tattica, potere ed egemonia (il rischio di fallire è insito in questa dinamica). Una nuova generazione in rivolta che somigli a quella araba e a quella yankee. Chi l’avrebbe detto solo qualche anno fa…


Autore

Scrivo su Core dal primo numero, febbraio 2009, seguendo i temi a me più cari: ambiente, sostenibilità, percorsi dal basso. Sono laureata in Architettura con una tesi in politiche urbane sulla co-gestione degli spazi pubblici ed ho un master in 'Design della Smart Cities'. Mi occupo di design di arredi con materiali naturali, co-design e design di servizi sostenibili. Alla ricerca di uno stile di vita più sano, insieme con la mia famiglia abbiamo avviato Biozen, un'azienda biologica dove, oltre a coltivare, si sperimentano attività e pratiche di architettura naturale. Da grande, tra le altre cose, vorrei fare l'architetto per bambini. Sono convinta che aiutarli ad organizzare con rispetto ed attenzione il proprio mondo fin da piccoli sia un ottimo modo per renderli adulti felici. E ne abbiamo bisogno.



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