Resistenze

Pubblicato il 24 novembre 2011 | da Daria Bellucco

0

Macine. Il primo festival del cinema chiuso di Roma

Giovani artisti riportano in vita i numerosi impianti dismessi della Capitale

 

Nel 2006 l’ex sindaco di Roma Walter Veltroni pubblicava un bando per la riqualificazione dei “cinema perduti” sparsi in tutta Roma. Il bando prevedeva la possibilità di cambiare la destinazione d’uso delle sale, a patto di destinare il 50 % ad attività culturali.

 

I cinema abbandonati nel 2006 erano ventidue, oggi sono diciassette.

Tra i cinque mancanti, il Volturno, il Preneste e il cinema Palazzo sono stati “salvati” dal degrado grazie all’occupazione di gruppi giovanili che costantemente promuovono progetti culturali. Queste iniziative sono periodicamente minacciate dai proprietari o presunti tali che rivendicano il loro diritto su strutture che da anni hanno dimenticato, privando i cittadini di spazi comuni per una crescita culturale.

 

Gli altri due, l’Empire in via della Cecchignola e il cinema Aurora in via Flaminia sono diventati il primo un supermercato e il secondo un albergo. Destino simile di molti altri cinema trasformati per esempio in sale bingo, come l’Excelsior di Mostacciano (fallita a sua volta). Guardandosi intorno è facile trovarne altri come il cinema Overlook in zona Boccea.

 

I restanti diciassette sono spesso edifici degradati e di grandi dimensioni, verso i quali i cittadini, per abitudine, non rivolgono più l’attenzione. Sono cinema che non hanno retto la competizione con le grandi multisale nate a Roma e Provincia. Inoltre molti di essi hanno un valore storico-artistico, come il cinema Airone, importante opera architettonica realizzata negli anni ’50 da Adalberto Libera, uno dei maggiori esponenti del razionalismo italiano.

 

Proprio per ricreare una relazione tra cinema e territorio il gruppo artistico Slot ha promosso nella prima settimana di novembre Macine – primo festival del cinema chiuso.

Il progetto ha visto protagonisti i cinema, il territorio e gli artisti che con opere di grafica e di pittura hanno ridato breve vita alle numerose sale in disuso.

 

Così, per esempio, al cinema Astoria in via Belardi 2, proprio dietro la regione Lazio, è stata riprodotta l’immagine di un ideale pubblico in sala con tanto di schermo illuminato e al cinema Paris un idea di poster art trasforma il banner, ormai datato 2003, del film “Un ciclone in casa” con la frase “Imagination dead imagine” tratta da un opera di Samuel Beckett, generando l’entusiasmo di alcuni abitanti della zona speranzosi di una nuova riapertura del cinema.

 

«Il riscontro con i cittadini è stato positivo» racconta Silvia del gruppo Slot «a volte, come nel caso del cinema Missouri in zona Portuense è stato oggetto di ricordi e racconti popolari».

 

L’iniziativa si è svolta nella stessa settimana in cui Roma rivendicava il suo ruolo di capitale culturale con il Festival internazionale del film di Roma. Prosegue Silvia: «Presentare Macine durante il festival di Roma voleva essere una richiesta di attenzione e sensibilizzazione verso l’effettiva realtà del cinema capitolino».

 




Back to Top ↑