Lander, primo si all’estradizione
Responso positivo dalla Corte d'Appello di Roma alla richiesta di estradizione di Madrid, il comitato ricorrerà in Cassazione
La Corte d’Appello di Roma ha accettato la richiesta di estradizione avanzata dallo stato spagnolo nei confronti dell’attivista della sinistra indipendentista basca Lander Fernandez, detenuto agli arresti domiciliari nella sua residenza alla Garbatella dallo scorso 13 giugno.
La notizia, giunta ieri sera, ha trovato opposte reazioni. Mentre da Madrid si celebra il successo della strategia contro la lotta al terrorismo, il comitato “Un caso basco a Roma” annuncia, oltre al ricorso in Cassazione, il rilancio della mobilitazione contro la persecuzione giudiziaria “particular” riservata dal governo spagnolo gli attivisti politici nei Paesi Baschi.
Il comitato avverte che “continuerà la battaglia processuale come continua la mobilitazione: Lander non deve essere estradato”. In una nota i sostenitori di Lander hanno inoltre ribadito le ragioni del loro no all’estradizione: i fatti contestati risalgono al 2003 e riguardano l’incendio di un bus vuoto durante una manifestazione, un reato che sarebbe già caduto in prescrizione se non fosse arrivata l’aggravante di terrorismo non sostenuta, ad avviso dei difensori di Fernandez, da nessuna prova. Inoltre l’accusa rivolta all’attivista basco per i difensori dei diritti umani in Spagna sarebbe stata estorta sotto tortura ad un’altro manifestante arrestato Aingeru Cardano, circostanza questa registrata anche dal relatore dell’Onu Theo Van Boven.
Riguardo al caso di Lander Fernandez negli scorsi mesi si è prodotta una forte mobilitazione, segnata da un appello al Ministro di Grazia e Giustizia firmato da diversi parlamentari radicali e democratici, oltre che da eminenti giuristi. Per quanto riguarda il processo di estradizione, anche a seguito della sentenza della Corte di Cassazione, l’ultima parola spetterebbe alla Ministro Severino.

