L’Acqua? E’ Pubblica!
Sabato 26 novembre manifestazione a Roma per il rispetto degli esiti referendari
Ventisette milioni di voti non sembrano essere stati un messaggio abbastanza chiaro. Dopo il successo dei referendum contro la privatizzazione dell’acqua dello scorso giugno, il prossimo sabato 26 novembre il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua tornerà in piazza a Roma per chiedere al governo il rispetto dell’esito referendario.
Presentata questa mattina con una conferenza stampa presso la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, la manifestazione del prossimo sabato coinciderà anche con l’inizio di una campagna di ‘obbedienza civile’ mediante la quale – viene indicato sul sito del Forum – i cittadini saranno invitati ad obbedire al voto referendario attraverso il ricalcolo diretto delle tariffe e [vi saranno] iniziative di carattere giuridico, in modo da eliminare nei fatti, i profitti privati dall’acqua.
Gli allarmi lanciati dagli attivisti dell’acqua non sembrano essere infondati.
Se da un lato la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua è rimasta a fare la polvere nei cassetti delle commissioni parlamentari, lo scorso agosto è ripresa l’iniziativa di smantellamento dei servizi pubblici locali ad opera del governo. All’interno della manovra correttiva l’art. 4 del decreto legislativo n. 138/2011 (decreto sviluppo) ripropone forme di affidamento a mercato dei servizi pubblici a rilevanza economica, con l’eccezione della soglia di novecentomila euro del valore annuo del servizio come unico ambito esclusivo per il pubblico, di fatto replicando i contenuti del “decreto Ronchi” espunti dall’ordinamento dopo la vittoria dei SI al referendum.
Anche sul bilancio dell’operato degli enti locali, primi soggetti cui spetterebbe la ricostituzione in società di diritto pubblico delle municipalizzate di gestione delle risorse idriche, il giudizio è ancora poco chiaro. Sebbene alcuni comuni hanno proceduto alla ripubblicizzazione delle S.p.A. dell’acqua da loro controllate, altri hanno invece ignorato la volontà popolare. A tal proposito ha destato forti polemiche la recente decisone della Giunta di Torino (Pd, Idv, Sel) di dismettere il 40% del capitale sociale delle proprie municipalizzate. E nella Capitale non si fa di meglio. E’ di pochi giorni fa la scoperta che Acea, municipalizzata romana dell’acqua controllata dal Comune al 51%, durante la campagna referendaria avrebbe finanziato il Comitato per il No con circa 200mila euro. Soldi pubblici per interessi privati.
Con l’attuale crisi del debito pubblico la sorte dei beni comuni si tinge di fosche tinte. Se già prima dell’estate l’Italia si era caratterizzata per l’approccio ultraliberista dei suoi governanti riguardo alla riforma dei servizi pubblici locali (mentre nella maggior parte dei grandi paesi Europei la gestione degli stessi è affidata in house agli enti locali) oggi, con il paese de facto commissariato dall’UE, le privatizzazioni proposte ed imposte dal governo tecnico non troveranno alcuna opposizione in parlamento. E per ricordare i 27 milioni di no alla privatizzazione dell’acqua, non rimane che la Piazza.

