Resistenze no image

Pubblicato il 27 marzo 2012 | da Lorenzo Baldarelli

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La Valsusa a Roma. Roma in Valsusa

Assemblea pubblica organizzata dagli studenti per capire, superando le falsità e la disattenzione dei media tradizionali, i motivi e le spinte più profonde di un movimento che ormai da 22 anni ha fatto della difesa del proprio territorio una ragione di vita

La scalinata che porta all’aula Magna della facoltà è quasi del tutto piena, seduti o appoggiati al muro ci sono decine di studenti venuti qui a Lettere e Filosofia per ascoltare la voce della Valle. Il collettivo dell’Università Roma Tre ha infatti organizzato un’assemblea che vede protagonisti gli abitanti della Val Susa che si oppongono alla costruzione della Tav. Tra Gli ospiti, oltre a Barbara Debernardi, ex sindaca di Condove ed attivista, erano presenti Paolo Virno, docente del linguaggio dell’Università Roma tre, e Il giornalista Anubi D’Avossa Lussurgiu.

L’assemblea e gli interventi si sono focalizzati su due macro temi: i miti che circondano la lotta No Tav e le ragioni del no e la questione dei media. “Volevo cominciare con un grazie, un grazie a tutti quelli che mi hanno invitato di nuovo a Roma e un grazie della Valle che dopo 22 anni di lotte può finalmente vedere una reazione negli occhi di voi giovani”. A prendere la parola è subito Barbara Debernardi, l’ex sindaca snocciola in pochi minuti, sentendosi un po’ a disagio dietro la scrivania che la divide degli studenti, i numeri e i concetti che sbugiardano chi afferma che “senza il collegamento Torino-Lione l’Italia rimarrà fuori dall’Europa” e che la “Francia è già pronta”.

L’attivista, citando i dati di Ltf (Lyon Turn Ferroviare) e la stessa Comunità Europea, ci ricorda come il Portogallo abbia da tempo rinunciato alla costruzione della tratta prevista nel suo territorio nazionale; ci ricorda anche come “l’ultimo documento ufficiale europeo, del 2009, sia pieno di frasi laconiche e un po’ troppo vaghe”. La Debernardi ha anche posto l’attenzione sul costo dell’opera e la sua inutilità: “ogni giorno il cantiere militarizzato spende 90mila euro di soldi pubblici, soldi che sono di tutti, anche di chi non è della Valle. La Val di Susa oltretutto ha già una linea internazionale, da poco ammodernata, utile per far passare treni merci e treni ad alta velocità. Tuttavia si insiste con l’opera”.

E la “cosa pubblica” è il tema affrontato da Paolo Virno, docente del linguaggio. “Sono in ballo la vita, la fantasia, l’immaginazione e le stesse capacità relazionali. Il movimento No Tav – continua Virno – ci dimostra come sia possibile controbattere efficacemente questo meccanismo economico che rende la vita stessa pura economia. La Tav degli studenti universitari, quella dei lavoratori e ovviamente quella degli attivisti che combattono gli uomini della Golden Sucks sono accenni di una comunità che ancora deve essere costruita ed ampliata”.

Il professore, che preferisce considerare il suo intervento un’azione politica di un uomo che nel 1977 cacciò dall’Università l’allora segretario nazionale della Cgil venuto a normalizzare la lotta studentesca, attribuisce alla questione No Tav anche una connotazione simbolica. “Oggi la sfera pubblica è rappresentata più dai movimenti che dallo Stato”, anche dopo la fine della lotta rimane una “rete di persone” che è comunque un “patrimonio per la collettività”.

E sul concetto di “rete” e su come si possa arrivare ad una difesa organizzata dei “beni comuni” Barbara Debernardi ci ha rilasciato una dichiarazione. “Ovviamente servono anni, serve la contaminazione quotidiana; parlare alle persone, ai vicini e ai parenti. Bisogna spiegare le ragioni e raccontare quello che si sta per abbattere nelle loro vite. È l’impegno individuale, quello porta a porta, l’unico meccanismo che funziona. Gli slogan servono a poco, conta più la trasmissione del virus. Noi eravamo 50, poi 300, 3000 e oggi ad ogni nostra manifestazione non siamo mai meno di 40mila”.

Quaranta mila cittadini che l’11 aprile assisteranno all’esproprio formale di terreni legalmente acquistati. Circa un mese fa infatti gli attivisti-proprietari, tra cui Luca Abbà, si sono visti arrivare le ruspe e i militari determinati nell’effettuare l’esproprio. Chissà se questa volta i media saranno presenti e attenti.


Autore

Giornalista che ama la fantascienza, le biciclette, la lettura, le cose belle e le stelle.



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