La brutta pagella di Roma Tre
Pubblicata la graduatoria 2011 degli atenei italiani
Come è ormai consuetudine da diversi anni, è stata pubblicata pochi giorni fa la nuova graduatoria 2011 degli atenei pubblici e privati italiani curata da “Il Sole 24 Ore”.
Il dato che potrebbe allarmare gli studenti iscritti al terzo ateneo romano è che l’Università di Roma Tre, in maniera a dire il vero un po’ inattesa, risulta posizionarsi al terzultimo posto tra i 60 atenei pubblici presi in esame.
Si potrebbe discutere all’infinito sulla discrezionalità e parzialità dei parametri utilizzati per realizzare questa classifica, ma resta tuttavia il dato inequivocabile del sostanziale crollo della terza università di Roma, che appena nel 2008 si posizionava al già modesto 43° posto, registrando così in appena 3 anni la perdita di 14 posizioni.
Trattandosi ogni anno dei medesimi parametri di esame, il dato sembrerebbe evidenziare la scarsa capacità dell’ateneo di adattarsi a quelle che sono le esigenze del mondo imprenditoriale italiano, dal momento che il prestigioso quotidiano economico che pubblica questa classifica mostra una spiccata sensibilità proprio a questo aspetto.
Il Rettore Fabiani si è visto costretto a correre al riparo diffondendo nei giorni corsi un comunicato in cui, oltre a prendere atto del dato inequivocabilmente negativo, individua quali cause principali della scarsa performance dell’Ateneo la mancata introduzione di un parametro che tenesse conto degli investimenti sull’edilizia, nonché il grande peso assunto dall’indicatore relativo ai fondi di ricerca provenienti dall’esterno (leggasi fondi privati). Si tratta di una lettura dei dati che non tiene conto di alcune realtà: Roma Tre in questi anni ha fatto enormi investimenti nell’edilizia, investimenti che non sono stati quasi mai finalizzati al miglioramento dei servizi base dello studente; tant’è vero che i posti letto per gli studenti fuori sede rimangono altamente deficitari, così come insufficiente è la mensa universitaria, sconosciuta ai più. Tutto questo a fronte di rette d’iscrizione in costante aumento. Se questi fondi fossero stati maggiormente indirizzati nella realizzazione di opere essenziali per la tutela dei diritti dello studente, l’Ateneo ne avrebbe giovato vedendo innalzare altri indici che risultano allo stato attuale gravemente bassi.
Per quanto concerne il secondo parametro citato da Fabiani, quello relativo ai fondi privati per la ricerca, non c’è da stupirsi che il quotidiano di Confindustria attribuisca un tale peso a questo aspetto, tuttavia il deficit d’investimenti nella ricerca a Roma Tre è evidente anche prendendo in considerazione la sola quota di fondi pubblici impiegati in quest’ambito, così come è carente nell’ambito dell’innovazione didattica.
Non potendo disporre dei dati disaggregati per parametro (l’Ateneo romano si è ben guardato dal renderli pubblici), risulta però quanto meno curioso che nel comunicato non si faccia menzione al fatto che la gran parte dei parametri, ben 7 su 10, riguardano aspetti quali la qualità della didattica, la capacità di laurea degli studenti in corso, nonché il tasso di occupazione dei laureati nei primi tre anni. Tutti dati che hanno veramente poco a che fare con la capacità di intercettare fondi privati per la ricerca.
Per Roma Tre, a voler dar credito a questa indagine, si tratta quindi di una bocciatura senza appello, che mette sotto accusa un modello di ateneo che si professava moderno e per molti aspetti avanguardista.

