In piazza il popolo dell’acqua
La manifestazione del 5 maggio conta diverse migliaia di persone, che si ritrovano in piazza per dire No alla svendita (senza gara o controllo) del 21% delle quote Acea. E per tutelare i beni comuni
Torna a splendere il sole, dopo una mattinata nuvolosa. Tanto sole, troppo. Il fiume di persone che manifesta diventa quasi un refrigerio. Un fiume colorato: la moltitudine di bandiere che sfilano rappresenta una vasta gamma di colori e movimenti, partiti, persone. E uno scopo comune: tutelare l’acqua pubblica.
Il corteo contro la vendita di Acea è partito alle 15 da piazza Vittorio, dirigendosi verso viale Cavour, per terminare a largo Corrado Ricci. L’adesione di migliaia e migliaia di persone tiene fede al vasto numero di movimenti, territori, sindacati e partiti che hanno aderito: da Roma in Action a Legambiente, dalla rete Salvaciclisti al WWF, dai No Tav ai No Pup, per finire a tutti i sindacati e partiti (spiccano SEL e IDV) che si oppongono al progetto di Alemanno. In testa il Forum dell’acqua, seguito da alcune presenze istituzionali (come il Comune di Oriolo Romano, con tanto di stendardo). Forte la presenza di immigrati, raccolti dietro il Comitato Popolare di Lotta per la Casa. Interessante anche la presenza di un piccolo carro del Teatro Valle occupato, che da un anno porta avanti un discorso di tutela e riappropriazione dei beni comuni.
In mezzo a questa moltitudine di colori spicca per natura il celeste: le bandiere dello scorso referendum sono le protagoniste, a ribadire ciò che la volontà popolare ha già espresso. E si accostano e mescolano con la sfumatura color dell’acqua che riveste carri, persone, vessilli. Un gruppo di Murga danza e suona il color pioggia.
L’acqua della Capitale deve restare pubblica: questo il principio che diecimila persone hanno espresso manifestando. E come il servizio idrico, così le altre aziende municipalizzate: prima fra tutte Atac, ultimamente al centro di polemiche, che cederebbe il 40% delle quote ai privati. La costruzione di una maxiholding che raggruppi tutte le aziende partecipate di Roma Capitale (principalmente Ama, Atac e Acea), voluta dall’amministrazione Alemanno, violerebbe il principio di Bene comune che sta alla base degli interessi e dei diritti inalienabili del cittadino: oltre ad aggirare la volontà degli italiani, che si sono espressi con un regolare referendum. E che ora devono ricorrere a forme più esplicite di contestazione – a tratti semiserie, come il lancio di gavettoni all’assessore Visconti. Il movimento di piazza resta per ora l’unico strumento di comunicazione con un’amministrazione che sembra disinteressata.
Il sole splende alto, nel cielo di metà pomeriggio. Brucia la pelle di chi manifesta. E sotto il sudore una semplice idea acquista la sua soffocante concretezza: l’acqua è un bene comune.

