Immunostimolanti. Il sintomo si previene non si cura
Con l’arrivo dei primi malanni, un aiuto ci arriva dall’erboristeria.
Con il termine immunostimolanti si indica la capacità, propria di numerose piante, di aumentare le difese immunitarie del nostro organismo. Esse sono per lo più di origine orientale dove la loro sinergia viene apprezzata come vera e propria panacea. La medicina orientale basa la sua forza sull’inscindibilità di corpo e mente, ma ciò che la distingue profondamente dalla nostra è la prevenzione attuata come cura. Non si cura il sintomo, lo si previene. Dal medico ci si va anche quando si è sani e non a patologia già manifesta.
Queste droghe vegetali vengono definite adattogene, sono cioè in grado di aumentare le resistenze aspecifiche del nostro organismo “in toto” e non dei singoli organi, determinando quindi un aumento di difese immunitarie in stati di stress biologico. L’assunzione va effettuata proprio in questo periodo che precede l’arrivo dell’inverno più freddo portatore dei classici sintomi pre influenzali quali raffreddore, mal di gola e febbre.
Tra le piante più importanti annoveriamo l’Eleuterococco, pianta orientale alla cui droga, costituita dalle radici, si ascrivono proprietà immunostimolanti e tonificanti. Tali proprietà appartengono anche al Ginko, che conserva nelle sue foglie i principi attivi dalle caratteristiche azioni vasoprottetive e antiradicali liberi.
Ricordiamo ancora l’Echinacea angustifolia, pianta del Nord America con attività immunostimolante negli stati pre-influenzali la cui assunzione, infatti, va effettuata prima della comparsa dei sintomi caratteristici. Studi di laboratorio hanno però evidenziato una discreta epatotossicità ed è inoltre da sconsigliare ai soggetti affetti da disturbi del sistema immunitario (ad es. aids, leucemia e malattie correlate).
Infine il Ginseng, apprezzato in primis per l’attività tonica oltre che per quella adattogena. La tipologia coreana presenta la concentrazione maggiore di principio attivo (Ginsenoside) rispetto alle altre qualità.
E’stato inoltre osservato che nei soggetti affetti da diabete di tipo 2 c’è una notevole riduzione dei livelli di glicemia. Studi tossicologici hanno però evidenziato controindicazioni nell’assunzione per i cardiopatici.
Un’attenzione particolare va rivolta alle donne incinte per le quali è bene non assumere tali sostanze.

