Hortus Urbis, il primo orto antico romano della Capitale
Nel Parco Regionale dell 'Appia Antica è stato inaugurato un orto aperto a tutti i cittadini dove recarsi per svolgere le attività e i laboratori organizzati dai promotori dell'iniziativa. O anche solo per passare del tempo all'aria aperta in un luogo bellissimo.
Si è svolta domenica 25 marzo la giornata di inaugurazione dell’Hortus Urbis, il primo orto antico romano della Capitale.
Si tratta di un progetto polivalente, il cui perno è appunto un orto dove coltivare essenze e ortaggi presenti e coltivati già nella Roma antica e dove chiunque può recarsi ogni giorno per dare una mano a zappare o partecipare al fittissimo programma di attività inaugurate il 25 e che proseguiranno nelle domeniche successive. Laboratori che hanno come fulcro centrale la natura, l’alimentazione e la cultura sviluppando diversi moduli educativi in collaborazione con associazioni e gruppi attivi sul territorio: orto creativo, orto in tavola, musica nell’orto, orto da favola ed edible eating.
Il sito scelto è un pezzetto di verde rimasto finora inutilizzato in un luogo carico di suggestioni e tracce dell’antica Roma, a metà tra la Porta S. Sebastiano e il Santuario del Quo vadis Domine, su via Appia Antica 42, all’interno del Parco omonimo e lungo gli argini del Fosso dell’Almone. Qui si trova anche l’attuale sede dell’Ente Parco, collocata nell’insieme degli edifici e delle corti che costituiscono il complesso industriale ottocentesco di produzione della carta, noto come Ex-Cartiera Latina.
Ideatrici dell’Hortus Urbis sono le tantissime realtà romane e del Municipio XI attive nell’ambito del recupero del verde urbano prima tra cui Zappata Romana, un collettivo che si definisce ‘indagatore di orti e giardini condivisi a Roma, quale azione collettiva di appropriazione dello spazio pubblico urbano e lo sviluppo di pratiche ambientali, economiche e sociali innovative’ e che con questo obiettivo ha già censito e mappato sul proprio sito circa 100 esperienze di giardini condivisi sparpagliate su tutto il tessuto della Capitale. Ci sono poi i Guerrilla Gardeners romani ovvero Giardinieri Sovversivi, che nel pomeriggio di domenica hanno ingaggiato la prima battaglia sull’orto a colpi di bombe di semi, i contadini dell’EutOrto, il progetto sociale dei Lavoratori Agile ex Eutelia di Roma, gli agricoltori della Cooperativa Coraggio e quelli degli Orti Urbani Garbatella, Slow Food Roma e anche un collettivo di giovani artiste, Studio Arturo, che domenica scorsa ha guidato i bambini nella realizzazioni di collage e disegni rappresentanti ortaggi e verdure con materiali riciclati che sono poi stati attaccati su paletti e ‘piantati’ nella terra smossa dell’orto, a simboleggiare ‘l’orto che verrà’.
Tutte insieme queste realtà parteciperanno alla cogestione di quest’area in maniera creativa, sostenibile e il più possibilmente orizzontale. Con la possibilià di visitare l’orto ogni giorno e di godersi la natura partecipando nella misura della propria attitudine e con laboratori ed attività ludiche e formative per tutte le età, e per i bambini in primis.
Ma la marcia in più che ha l’Hortus Urbis è quella di un’iniziativa spontanea partita dal basso, animata da cittadini ed associazioni che si rimboccano le maniche in prima persona per cambiare il presente di una città sempre più sporca, consumata e trafficata e che però ha incontrato il sostegno concreto ed il patrocinio delle istituzioni e degli Enti di prossimità, ovvero Provincia di Roma, Ente Parco e Municipio XI, che si sono mobilitati per rendere fattibile il progetto.
Presente domenica era infatti il consigliere provinciale Gianluca Peciola, che sottolinea ‘l’ambizione alta del sostegno a iniziative come questa e cioè il tentativo di fare un braccio di ferro con l’altra città, la Roma invasa dal cemento e attenta soltanto alla dinamiche della rendita. Dare spazio a questa buona prassi significa non solo dare ascolto ad esperienze comunitarie e di produzione alternativa ma investire su un’altra idea di città, capace di contaminare sempre più e farsi spazio nella città. Non è casuale che avvenga tutto questo nell’XI Municipio perché oltre all’Ente Parco attento, c’è anche un’Istituzione e tantissime reti che sono attente ed attive.’
Andrea Catarci, presidente del Municipio, spende un’ultima riflessione prima che i bambini si precipitino a piantare ‘l’orto che verrà’ sull’importanza ‘non solo dei margini di riscoperta legati al tema della qualità della vita ma anche del recupero di una delle vocazioni profonde di Roma, quella agricola, soprattutto nel Parco dell’Appia Antica, che è uno dei luoghi splendidi di questa città che vive forse il paradosso più grande tra le aree prestigiose della nostra città: c’è una concentrazione di reperti e di bellezze di tutti i tipi eppure è una specie di vuoto urbano, preda un po’ dell’abbandono e delle automobili. Direi che oggi dunque si fa il primo passo di un progetto di riscoperta dell’intero Parco all’insegna di quelle che sono le sue vocazioni originarie e perché no di una nuova forma di economia che abbia margini di crescita sostenibili.’

