Fondazione Santa Lucia: ancora nel limbo
Il Direttore Generale Amadio denuncia il mancato rispetto degli accordi da parte della Regione. Dipendenti pronti a scendere di nuovo in piazza
La sala congressi della Fondazione Santa Lucia si riempie in fretta, camici bianchi, blu e verdi nelle prime fila e ai lati, giornalisti e pazienti si mischiano nei posti restanti. Sono tutti qui a rappresentare i 750 dipendenti, che si occupano di 325 posti letto, e i 300 pazienti che giornalmente effettuano trattamenti ambulatoriali riabilitativi al giorno. Tutti aspettano l’inizio della conferenza stampa dove verrà illustrata l’attuale situazione finanziaria dell’Istituto e quella dei rapporti con la politica.
«La Regione sembra disconoscere il nostro lavoro – così il Direttore Generale, Luigi Amadio, apre la discussione – e vuole pagarci con delle tariffe irrisorie. La nostra vittoria al Tar non elimina il problema, rischiamo di morire prima ancora di veder riconosciuti i nostri diritti».
Facciamo un salto indietro. Renata Polverini in piena campagna elettorale promise di aiutare i lavoratori e i pazienti del Santa Lucia, vinte le elezioni, però, le cose sono cambiate. L’Istituto di via Ardeatina si è visto togliere la qualifica di Alta Specialità, «mettendo a repentaglio l’attività di riabilitazione delle persone colpite da gravi patologie neurologiche di tipo degenerativo e da lesioni midollari». La situazione finanziaria ora è «pesantissima», ci sono 20 milioni di euro di debiti nei confronti dei fornitori e 40 milioni verso le banche. Le ultime rimesse regionali mensili, di 3,2 milioni, a fronte dei 4,7 previsti, non tengono neanche conto dell’ultimo accordo voluto e ideato dalla stessa Regione. Siamo al paradosso, la Polverini non rispetta neanche i patti da lei stessa proposti.
Nell’accordo, precedentemente stipulato, l’Istituto rinunciava a 10 milioni di euro all’anno, sperando in un extra budget da soggetti diversi, «come per esempio il Ministero della Difesa o altri enti». «Tutto questo – aggiunge Amadio – nella speranza di normalizzare la situazione ma ad oggi non è stato rispettato quanto previsto nell’accordo».
Dopo battaglie legali, vinte, l’11 ottobre viene spedita una lettera alla Regione: «L’accordo dello scorso 19 settembre, raggiunto anche con l’aiuto della mediazione ministeriale (c’è stato infatti l’intervento del ministro Fazio ndr) ha sicuramente realizzato un sostanziale passo avanti. L’accordo di 56,2 milioni di euro per l’anno in corso stabilisce un punto fermo sul quale poter prevedere un avvenire più stabile per la struttura clinica assistenziale». A questa lettera non c’è stato nessun seguito spiega Luigi Amadio. «Il nostro lavoro è riconosciuto in tutto il mondo, i nostri pazienti arrivano qui a Roma da tutta Italia, apprezzando i nostri sforzi e la nostra professionalità. Solo la politica locale non ci rispetta e apprezza. Noi siamo una grande risorsa per la Regione Lazio, per l’Italia e per l’Europa, siamo però bistrattati al massimo. Noi chiediamo alla Polverini, in esecuzione delle sentenze, di una valutazione congrua del nostro lavoro».
In questi anni la Fondazione si è mossa anche in campo legale. Alessandra Amodio, consulente giuridico della Fondazione, racconta i recenti verdetti. «Il Tar, annullandola, ci ha dato ragione sulla delibera 436 del 2007. Quella riguardante il budget del 2007. Lo ha fatto sulla considerazione che la Regione Lazio ha illegittimamente stabilito un budget su tariffe annullate. Il Tar ha inoltre stabilito che la Regione debba procedere, insieme al Ministero della Salute, a ristabilire le tariffe regionali». Lo stesso discorso vale per il budget del 2010; la Polverini, quindi, «non tiene conto – continua Amodio – di quelle che sono le pronunce del Tar».
L’ Assessorato alla Salute della Regione Lazio minimizza: «la ricostruzione fatta dal direttore generale Amadio è incompleta e fuorviante. Dobbiamo prendere atto, per l’ennesima volta, che il dottor Amadio ama esasperare i toni del dibattito stressando oltremodo gli animi dei suoi dipendenti e dei suoi interlocutori». «Come ripetuto e ribadito in numerose altre occasioni, la Regione Lazio sta compiendo da mesi uno sforzo eccezionale e straordinario per sostenere e supportare la Fondazione Santa Lucia in questa difficile situazione economico finanziaria. L’accordo sottoscritto lo scorso 19 settembre tra la Regione e la struttura è al vaglio, come tutti gli altri accordi siglati da una Regione in piano di rientro, dei ministeri vigilanti. Si ribadisce, infine, che per quanto riguarda tutta la situazione pregressa, gli uffici regionali – conclude l’assessorato – stanno lavorando quotidianamente per trovare una soluzione che tenga conto delle esigenze della Fondazione Santa Lucia sempre, però, all’interno di un percorso che sia in linea con le norme e le leggi vigenti».
I sindacalisti, tutte e tre le sigle erano presenti alla conferenza stampa, e la RSA del Comitato ‘Salviamo l’Ospedale Santa Lucia’ non credono più alle promesse. Per mettere pressione alla Giunta sono pronti a scendere in piazza. Giovedì mattina si ritroveranno, insieme all’amministrazione e ai pazienti, davanti alla sede della Regione. Dalle nove alle due urleranno la propria frustrazione e la propria paura. «Noi non abbiamo nessun bisogno di sentirci dire bravi – spiega Giovanni Cardilli (Cgil Funzione pubblica) – perché le nostre professionalità vengono riconosciute dai pazienti che assistiamo e dalle loro famiglie. Noi vogliamo sapere se percepiremo gli stipendi, siamo stanchi di questa situazione. Vogliamo solo che il diritto alla salute e al lavoro vengano rispettati».

