Emergenza rom: incostituzionale? Sì e anche illegittima
Il provvedimento d'urgenza voluto nel 2008 è costato 20 milioni di euro ai contribuenti
Anni di sgomberi forzati e di inesistenza di politiche d’integrazione sotto uno stato di emergenza illegittimo, un Commissario straordinario, Giuseppe Pecoraro, nominato per dirigere una situazione che, come recita il Consiglio di Stato, non era mai stata ordinariamente gestita, un Piano Nomadi elaborato e rovinoso che è costato 20 milioni di euro: questo e altro sono stati i disastrosi risultati dalla classe politica del centrodestra nazionale e locale in tema nomadi. Politiche approssimative fondate su un allarmismo sociale diffuso e infondato che hanno permesso, per la gioia degli impeti da sceriffo di Alemanno e dei suoi più accesi sostenitori, di dar vita ad atti discriminatori e razzisti nei confronti dei rom e dei nomadi presenti nel territorio capitolino.
“Non c’è un “rapporto eziologico” (di casualità) fra l’insistenza sul territorio di insediamenti nomadi e una straordinaria ed eccezionale turbativa dell’ordine e della sicurezza pubblica nelle aree interessate”: le condizioni per indire uno stato di emergenza, puntando il dito contro i nomadi presenti in alcune aree della città, non esistevano. Inoltre, rincara la sentenza 6050 del Consiglio di Stato, “in nessuna parte degli atti che hanno condotto all’adozione del decreto del 21 maggio 2008 (quello dell’emergenza, ndr) è possibile rinvenire le tracce di un pregresso infruttuoso tentativo d’impiego degli strumenti ordinari.” Le parole del giudice amministrativo non lasciano spazio a fraintendimenti, e mettono in crisi la battaglia contro i rom svolta dal Sindaco di Roma Gianni Alemanno negli ultimi anni.
Uno stop, il secondo dopo quello dell’estate del 2009 da parte del Tar regionale, che sancisce il decadimento immediato della nomina di Pecoraro a Commissario straordinario per l’emergenza rom e che rimette la gestione dei nomadi nelle mani del Comune. Mani che, come visto nella sentenza, dovranno scrivere atti nei margini della Costituzione Italiana, lontani dagli sgomberi forzati, dalle schedature e della sorveglianza armata dei campi prevista dal Piano Nomadi.

