deLiberiamo Roma, le delibere arrivano in Campidoglio
Domani pomeriggio alle 15 un’assemblea pubblica apririrà il confronto con i capigruppo dell’Assemblea Capitolina
Otto mesi e trentaduemila firme dopo, la rete di realtà cittadine che compongono deLiberiamo Roma sbarca in Campidoglio. Dopo la consegna delle siglature necessarie alla presentazione delle quattro delibere di iniziativa popolare, avvenuta lo scorso luglio, domani pomeriggio alle 15 si terrà un’assemblea per aprire il confronto con i capigruppo dell’Assemblea Capitolina. Una discussione pubblica con le forze politiche sui contenuti della proposte di iniziativa popolare, che dovrebbe precedere la presentazione delle stesse in consiglio comunale.
Le quattro delibere sono oggi un esempio di rottura con le politiche di austerità, ma anche un monito al rispetto di precedenti espressioni della volontà popolare, come il referendum sull’acqua e il nucleare di appena quattro anni fa. In sintesi, le proposte chiedono che il patrimonio edilizio abbandonato, pubblico e privato sia utilizzato per dare casa a chi non ce l’ha, per creare lavoro, per sviluppare cultura e servizi; che a tutti i bambini sia garantito il diritto alla scuola per l’infanzia e che non sia più finanziata la scuola privata. Infine si reclama che Acea-ATO2, che gestisce l’acqua dei romani, sia ripubblicizzata (e non privatizzata) e che ci si liberi dalla camicia di forza del Patto di Stabilità.
L’incontro rappresenta un primo importante passo del percorso di deLiberiamo Roma nell’alveo “istituzionale”, anticipando la discussione delle quattro delibere nelle commissioni preposte – scuola, patrimonio e bilancio – e la successiva loro presentazione per il dibattito nell’aula Giulio Cesare. Per le tempistiche, fonti interne al Comune riferiscono che la discussione delle delibere avverrà dopo la votazione del bilancio del Campidoglio, ovvero tra circa un mese.
L’assemblea di domani, come anche riporta il sito internet di deLiberiamo Roma, sarà un vero e proprio spartiacque: scegliere la strada dei beni comuni, o continuare con la gestione privatistica del bene pubblico. Scelta, quest’ultima, delle cui conseguenze la città ancora si lecca le ferite di scandali come Mafia Capitale.

