Caso Lander: si attende la decisione della Corte d’Appello
I giudici del Tribunale di Roma stanno valutando la richiesta per la revoca delle misure cautelari. Il comitato “ Un Caso Basco a Roma” continua a dire no all'estradizione del giovane di Bilbao
Si è svolta questa mattina, davanti ai giudici del Tribunale di Roma, l’udienza per la revoca delle misure cautelari di Lander Fernandez Arrinda. Di fronte agli uffici giudiziari, in piazzale Clodio, il comitato di solidarietà “Un Caso Basco a Roma” ha organizzato un presidio per chiedere la scarcerazione del giovane di Bilbao e ribadire il suo no alla richiesta di estradizione avanzata dalla Spagna. La risposta del Giudice arriverà nei prossimi giorni ma, secondo alcune indiscrezioni trapelate dal collegio difensivo di Lander Fernandez , gli arresti domiciliari verranno confermati in quanto tra non molto verrà fissata l’udienza conclusiva del procedimento di estradizione. Manca poco, quindi, all’esito della vicenda giudiziaria che ha segnato in modo indelebile gli ultimi dieci anni di vita del giovane basco.
IL PROCESSO – Lander Fernandez si trova infatti agli arresti domiciliari da più di cinque mesi per un presunto reato commesso a Bilbao nel lontano 2002. Si tratterebbe dell’incendio di un autobus, vuoto e senza passeggeri a bordo, durante un corteo nella città basca. Il condizionale è d’obbligo in quanto il processo davanti l’Audiencia Nacional di Madrid non è stato ancora celebrato, quindi nessuna sentenza definitiva di condanna è stata emessa nei confronti di Lander. Per questo motivo le autorità giudiziarie spagnole hanno chiesto la sua estradizione allo stato italiano. Per ottenerla, i giudici spagnoli hanno sostenuto che il giovane basco avesse commesso il fatto insieme ad un militante di un gruppo affiliato all’ ETA, definendo così il reato come “strage di beni ( danneggiamento ) e terrorismo”. La precisazione non è soltanto nominale in quanto ha risvolti pesanti sul piano processuale. Se l’incendio dell’ autobus venisse ricondotto alla fattispecie più ampia del terrorismo, i tempi per la prescrizione del reato sarebbero allungati. Diversamente, se lo stesso fatto venisse considerato come un mero danneggiamento, il reato dovrebbe considerarsi già prescritto. Quest’ultima condizione, secondo la normativa internazionale in materia, rappresenta una causa ostativa all’estradizione.
LA DIFESA – Sia il comitato “Un Caso Basco a Roma” che il collegio difensivo di Lander Fernandez hanno le idee chiare su questo punto. “Dalle carte fin’ora inviate dall’autorità giudiziaria spagnola – sostengono entrambi – non emerge nessun coinvolgimento di Lander in alcuna attività terroristica. Ci troviamo di fronte ad un semplice caso di danneggiamento di beni mobili”. Anche la quarta sezione penale della Corte d’appello di Roma sembra propensa a sostenere questa tesi. Questa ipotesi emerge chiaramente da una recente interrogazione parlamentare presentata al Ministro della Giustizia dai Senatori del Partito dei Radicali Perduca e Poretti. I due interrogandi denunciano, infatti, che “ la Corte d’Appello di Roma sta sollecitando l’ambasciata spagnola affinché adduca ulteriori elementi che dimostrino la concreta appartenenza di Lander Fernandez al gruppo terroristico dell’ETA”. In poche parole la Corte d’Appello di Roma ha lanciato un segnale d’allarme alle autorità giudiziarie spagnole. Se dovesse decidere sulla base degli elementi a sua disposizione, avverte la Corte d’Appello, il verdetto del Giudice sarebbe quello di prescrizione del reato in quanto l’unico fatto addebitabile al giovane basco sarebbe l’incendio di un autobus avvenuto più di dieci anni fa.
IL GIUDIZIO – In questo susseguirsi di ipotesi e supposizioni, alcuni dati sono chiari e incontrovertibili. Un cittadino comunitario, che risiede e lavora regolarmente in Italia da due anni, è privato delle sue libertà personali da più di cinque mesi solo perché indagato per un presunto reato commesso nel 2002. Su di lui pendono delle accuse che non sono ancora state dimostrate dalle autorità giudiziarie spagnole nelle varie fasi del processo di estradizione. Speriamo, quindi, che la giustizia italiana concluda, nel più breve termine possibile, il suo corso e che, nel momento del giudizio, sia guidata soltanto dalla legge e non da ragioni di opportunità politica.

