Glocal

Pubblicato il 22 aprile 2016 | da Federico Patacconi

0

Terremoto Ecuador: l’impervia strada della ricostruzione

Dopo il terremoto dello scorso sabato che ha distrutto la costa del piccolo paese Sudamericano il numero di vittime e il conto dei danni continuano a salire. Specialisti di tutto il mondo e organizzazioni internazionali affiancano la risposta di un popolo che non si arrende

Sono passati cinque giorni da quando la terra ha tremato in Ecuador e le cifre continuano a salire. Secondo l’ultimo bollettino della Fiscalìa dello Stato sono 525 le vittime accertate, si contano inoltre 5.700 feriti e oltre 21.000 persone senza più una casa. Dal primo sisma di sabato sono state registrate 575 altre scosse, di cui 15 sopra i 5.0 gradi della scala Richter, secondo l’Istituto Geologico Ecuatoriano.

I danni. La regione maggiormente colpita dal sisma è la quella costiera, soprattutto nella provincia di Manabì. Interi centri abitati sono stati rasi al suolo, le città di Portoviejo e Pedernales, snodi importanti per la mobilità costa-interno, sono state irraggiungibili per diverse ore dopo il terremoto.

I danni causati dalla scossa di grado 7.8 della scala Richter, lo scorso sabato, rivelano una delle debolezze dello stato Ecuatoriano. La totale assenza di controllo sulle norme edilizie fa sì che tutti gli edifici, dalle piccole abitazioni autocostruite ai palazzi situati nelle principali piazze delle città, siano edificati senza seguire nessun protocollo antisismico e con materiali e tecniche a totale discrezione dei costruttori. Oltre agli edifici anche le strade, la cui realizzazione è uno dei punti di forza della campagna mediatica del quasi decennale mandato del presidente Correa, sono state rese completamente impraticabili da frane voragini, rendendo di fatto impossibile per i soccorsi di raggiungere diversi centri abitati.

La risposta del Paese e gli aiuti internazionali. La popolazione ecuatoriana ha immediatamente risposto all’emergenza con diverse forme di autorganizzazione. In ogni città sono stati allestiti centri di raccolta di beni di prima necessità, e ogni giorno dalle Ande e dalla regione amazzonica vengono inviati camion e container diretti alla costa. Si contano più di 1.500 volontari.

Anche la solidarietà internazionale non ha tardato a farsi sentire. Sono presenti oggi in Ecudaor 941 tra soccorritori, vigili del fuoco, medici e specialisti provenienti da oltre 20 Paesi tra cui Argentina, Bolivia, Chile, Colombia, Slovacchia, Spagna, Francia, Italia, Honduras, Ungheria, Messico, Norvegia, Panama, Perù e Venezuela. L’Unione Europea ha già stanziato 1 milione di euro per gli aiuti di emergenza, che in totale, secondo il presidente Correa, ammontano già a 600 milioni di dollari.

Anche le più grandi Organizzazioni hanno lanciato campagne di raccolta fondi per aiutare la popolazione colpita dal sisma. Tra loro Save the Children UK, Oxfam, UNICEF, Care e WFP USA.

La vera sfida sarà, una volta stabilizzata la situazione del Paese, catalizzare le azioni delle organizzazioni internazionali in progetti di sviluppo volti a superare l’emergenza oltre che contenerla. Fondamentale sarà l’aiuto del governo e del presidente Correa, che si troverà ormai costretto ad affrontare il tema dei controlli e dell’attuazione delle norme di sicurezza edilizia.

Tags: , , ,




Back to Top ↑