“Nuit Debout” si trasforma in brand commerciale
L’ente francese di regolazione della proprietà intellettuale ha autorizzato la registrazione del nome Nuit Debout come marchio a fini commerciali
Il nuovo sessantotto francese? Lo troveremo presto sugli scaffali dei migliori supermercati. “Nuit Debout” (Notte in piedi), nome ricevuto dal movimento di protesta che tra primavera ed estate del 2016 ha agitato le piazze e le strade di tutta la Francia, è stato registrato come brand.
L’ente transalpino di regolazione della proprietà intellettuale – Institut national de la propriété industrielle (INPI) – ha accettato il registro del marchio “Nuit Debout” a fini commerciali, questione che aveva visto, nei mesi passati, l’opposizione di diverse piattaforme legate al movimento francese, tra cui Avocats Debout (Avvocati in piedi).
Proprio quest’ultimi avevano denunciato che già dallo scorso aprile all’INPI erano state presentate tre richieste di registrazione commerciale del termine, lanciando una campagna di protesta contro l’appropriazione a scopo privatistico di un nome che appartiene a tutti.
Arrivati a fine dicembre, risulta che l’INPI ha accettato due delle tre richieste.
La notizia è stata pubblicata la scorsa settimana sul blog Gazette Debout, parte della nota testata d’informazione Mediapart: “Magliette Nuit Debout, mutande Nuit Debout, costumi da bagno Nuit Debout, pastiglie dimagranti Nuit Debout. Abbiamo qui una lista di tutti gli oggetti e
servizi che presto potranno essere commercializzati” denunciano dalle colonne del blog.
I responsabili delle richieste di registrazione sono due persone fisiche, Magali Becker e Rudolph Akueson, nonché una società di produzione di documentari, Caméra Subjective.
Quest’ultima ha richiesto la registrazione del nome tra le classiche categorie del “documentario” (ma anche tra quelle dei costumi da bagno) e ha asserito che l’unica intenzione sarebbe la registrazione al fine di realizzare un documentario. Un progetto che, secondo quanto dichiarato dalla società, in realtà sarebbe oggi tramontato, anche se lo scoro 10 novembre c’è stata l’accettazione della registrazione del marchio.
Diverso il caso di Rudolph Akueson, che è riuscito a registrare il marchio lo scorso 30 settembre. La sua immatricolazione riguarderebbe vari prodotti: stampe, scarpe, pubblicità, prodotti farmaceutici ed insetticidi. Magali Becker, che ancora non ha ricevuto risposta dall’INPI, ha invece fatto richiesta per le categorie relative ad attrezzatura e strumentazione scientifica, vestiti, scarpe e cappelli.
Gazette Debout denuncia che “Nuit Debout” ha ricevuto un trattamento differente rispetto a “Je Suis Charlie“, proclama diffusosi dopo l’assassinio di vari membri della rivista Charlie Hebdo da un gruppo integralista a gennaio del 2015, o “Je Suis Paris“, utilizzato dopo gli attentati di Parigi nel novemre dello stesso anno. In quel caso l’INPI respinse le richieste di registrazione a fini commericali , che pure ci furono, in quanto “inappropriate”.
“Certo sarebbe presuntuoso comparare Nuit Debout con i tragici attentati che hanno sconvolto il nostro paese – scrivono dalle colonne di Gazette Debout – tuttavia perché autorizzare l’utilizzo di un nome legato ad un movimento sociale unico in Francia e trasformarlo in una banale marca commerciale?”
Lapidario il commento dell’INPI, che ha risposto alle critiche osservando che l’ente, nel caso di Nuit Debout, si è limitato ad applicare i criteri della proprietà intellettuale.

