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Pubblicato il 20 giugno 2015 | da Silvia Talini

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Messico: valutazioni post elezioni

Intervista a un attivista del collettivo Nodo Solidale sulle elezioni in Messico e sullo stato delle mobilitazioni

Lo scorso 7 giugno si sono svolte le elezioni in diversi Stati messicani: un voto preceduto da una forte ondata repressiva e da una scia impressionante di omicidi in varie zone del Paese anche per impedire il processo di boicottaggio delle operazioni di voto.

Ne abbiamo parlato con un attivista del collettivo Nodo Solidale, che da diversi mesi segue le vicende legate ai 43 studenti scomparsi il 26 settembre 2014 nello stato di Guerrero.

Alla vigilia delle elezioni il movimento che lotta per il ritorno a casa dei 43 studenti scomparsi aveva promesso una forte opposizione alle operazioni di voto, quel’è stato il clima elettorale nel Guerrero?

«Le mobilitazioni si sono progressivamente intensificate nelle ore precedenti alle elezioni, culminando nella giornata di domenica 7. All’aumento delle proteste ha fatto seguito, naturalmente, un innalzamento della risposta repressiva del Governo che, nascondendosi dietro il tentativo di dover garantire il regolare svolgimento delle operazioni di voto, ha militarizzato numerosi territori.

Nonostante le proteste siano scoppiate in tutto il paese, sicuramente il focolaio più importante è stato nel Guerrero, soprattutto nella città di Tixla, il centro più vicino ad Ayotzinapa. Si sono verificate numerose azioni di boicottaggio attivo, soprattutto per quanto riguarda l’istallazione delle urne elettorali che ha portato a un risultato davvero significativo: impedendo l’istallazione di oltre il 50% dei seggi, le elezioni sono state annullate nella giornata dell’8. Una vittoria importante per il movimento che voleva boicottare attivamente il processo elettorale dando un segno forte di totale delegittimazione del governo Peña Nieto e delle istituzioni a tutti i livelli.

Anche nella zona di Tlapa nel nord del Guerrero, dove nei giorni precedenti alle elezioni si era insidiata una massiccia presenza delle forze di polizia federale, si sono verificati diversi scontri culminati in un fatto gravissimo.

Nella mattina di sabato, in seguito all’arresto di otto maestri considerati fra i portavoce della protesta, i movimenti hanno bloccato 35 poliziotti federali. La risposta repressiva è stata fortissima: centinaia di agenti si sono riversati nelle strade di Tlapa cercando di superare le barricate e di arrestare quanti più componenti del movimento possibile. Durante questa operazione è stato assassinato un giovane maestro della cittadina, Antonio Viavar Diaz, segnalato da molti come uno dei portavoce del movimento popolare di Guerrero. In un primo momento sembrava che Diaz fosse stato colpito da proiettili di gomma, utilizzati in ingenti quantità durante l’operazione, subito dopo però è stato chiaro che la morte era stata provocata da colpi di arma da fuoco. Questo sicuramente uno dei motivi che hanno aumentato l’ondata di proteste in tutto il Messico il giorno delle elezioni».

In effetti il tentativo di bloccare il processo di voto non si è verificato solo nel Guerrero, quel’è stato il clima elettorale e pre elettorale negli altri stati messicani?

«È importante sottolineare come, da subito, anche in stati diversi dal Guerrero i movimenti, le formazioni e i sindacati legati al mondo dell’insegnamento abbiano raccolto l’invito a boicottare il processo elettorale. Si tratta di una coesione importante tra Ayotzinapa e il mondo dell’insegnamento in generale anche perché quest’ultimo è davvero molto forte in Messico, soprattutto se affiancato da altrettanti forti movimenti studenteschi in tutto il paese.

Le azioni più importanti si segnalano a Oaxaca: nella capitale il giorno delle elezioni il sindacato locale dei maestri ha fatto suo l’invito a boicottare le elezioni, con azioni significative in seguito alle quali sono stati arrestati oltre 80 insegnanti con il conseguente accerchiamento della Procura generale delle Repubblica per chiedere non solo il rilascio ma anche l’identificazione dei fermati. Bisogna ricordare, infatti, che la richiesta dell’identificazione in Messico è significativa, perché molto spesso la mancata conoscenza di chi è stato arrestato costituisce l’anticamera delle sparizioni.

Anche nel vicino paese di Huayapam la polizia federale e gli insegnanti si sono fronteggiati per ore per impedire l’istallazione delle urne.

Da segnalare, inoltre, azioni forti di protesta anche nelle zone di Michoacan, del Chiapas – dove i maestri hanno bloccato più volte l’autostrada di Tuxla Gutierrez – e a Città del Messico.

Si può quindi dire che, se non proprio con la stessa forza in tutti gli stati federali, il movimento per il boicottaggio delle elezioni – come passaggio per delegittimare tutti i livelli del governo – ha raggiunto importanti risultati soprattutto in quei territori dove è storicamente più forte la presenza dei sindacati dei maestri e un intenso coordinamento con il sistema delle scuole normali».

Il boicottaggio delle elezioni ha quindi raggiunto i risultati sperati?

«Nonostante i numerosi scontri con le forze di polizia e con i gruppi di paramilitari molto spesso legati al Pri, l’azione di boicottaggio ha avuto sicuramente una risposta positiva registrandosi solo il 50% di affluenza alle urne. Quindi, pur prendendo atto dell’ennesima vittoria del Pri e del risultato di Morena – la nuova formazione nata da una scissione a sinistra del Prd e guidata dall’ex sindaco di Città del Messico, Manuel Lopez Obrador – sicuramente il dato rilevante è l’elevato tasso di astensionismo che testimonia la riuscita di tutte le azioni congiunte dei movimenti per il  boicottaggio delle operazioni di voto».

Era da tempo che non si vedeva in Messico una coordinazione e un’unità così ampia dei movimenti sul territorio nazionale, è l’inizio di una coesione ancora più significativa?

«Sicuramente il 26 di settembre dello scorso anno segna un punto di svolta importante per i movimenti messicani in generale: la questione delle sparizioni forzate, delle responsabilità di tutti i livelli dello stato in questi processi e del contrasto alla narco guerra ha raggiunto livelli di coordinazione davvero importanti.

Nonostante questo però si deve ricordare che i governi nazionali continuano ad aprire le porte al Presidente messicano Peña Nieto che pochi giorni fa è stato a Roma per la conferenza mondiale sull’alimentazione alla FAO e poi a Bruxelles per rinegoziare i rapporti commerciali tra Messico e UE. Da segnalare poi l’invito da parte del Presidente Hollande a Peña Nieto come ospite ufficiale il 14 luglio, giorno in cui la Francia festeggia l’anniversario della presa della Bastiglia, simbolo di libertà e democrazia. Tutto ciò dimostra come i governi europei tutelino i processi economici e commerciali a discapito dei diritti umani violando, tra l’altro, il vincolo posto dal Parlamento Europeo che impone di inserire, nei trattati internazionali di collaborazione economica, una clausola che pone il primato dei valori democratici sull’economia, subordinando la validità degli accordi commerciali al rispetto dei diritti umani.

Nonostante questo vincolo esista da anni, nessun governo nazionale e nessuna istituzione europea ha pronunciato parole di opposizione nei confronti delle responsabilità del governo messicano: non solo nei confronti dei 43 studenti scomparsi, ma dell’intera questione delle sparizioni forzate che, ricordiamo, sono oltre 30.000 negli ultimi dieci anni. Contro tutto questo occorre mantenere un livello di controinformazione alta per internazionalizzare la lotta e intensificare il dibattito intorno alla questione messicana».

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