Pubblicato il 3 dicembre 2016 | da Fabio Ferrari
L’archivio dei miracoli
In Guatemala la guerra civile ha ucciso quasi duecentomila persone. Il ritrovamento di un archivio segreto oggi contribuisce a punire i colpevoli del terrorismo di stato.
La recente storia delle violazioni dei diritti umani e una guerra civile durata oltre trenta anni fanno del Guatemala un paese ancora sofferente e ferito. Ma ci sono delle volte in cui, parafrasando Fabrizio de André, dal letame nascono i fiori.
É il caso dell’Archivio Storico della Polizia Nazionale del Guatemala (AHPN). L’istituto oggi rappresenta un perno fondamentale della memoria storica di un paese lacerato da un conflitto che, anche se formalmente concluso con gli accordi di pace del 1996, continua ad avere notevoli conseguenze, sia da un punto di vista sociale che processuale.
Il ritrovamento dei documenti che oggi costituiscono l’archivio avviene in circostanze fortunose. É l’alba di uno dei primi giorni di luglio del 2005 quando i residenti della zona 6, quartiere di Cittá del Guatemala, sentono una forte esplosione provenire da un edificio che fino al 1996 ospitava una caserma della Policia Nacional.
Giunti sul luogo dell’esplosione, gli abitanti trovano ció di cui le autoritá governative avevano sempre negato l’esistenza. Un impressionante numero di documenti – verranno contati 80 milioni di fogli – riguardanti, oltre a casi di comune criminalitá, la sorveglianza segreta di numerosissimi cittadini guatemaltechi e non, sospettati di attivitá “eversive”. Attivisti politici, sindacalisti, leader comunitari e studenti, le cui schede ritrovate dimostrano come queste persone fossero seguite in ogni loro spostamento ed incontro, fino al momento della loro desaparición o morte violenta.
Originatasi nel 1954 con la deposizione violenta del presidente Jacobo Arbenz, che con le sue politiche redistributive aveva irritato latifondisti ed interessi statunitensi nel paese, la guerra civile guatemalteca ha sommato circa duecentomila morti nel corso dei suoi lunghi 36 anni (1960-1996).
Dopo la firma degli accordi di pace tra guerriglia e governo, i diversi organismi incaricati di ricostruire la memoria storica del conflitto, hanno stabilito che le responsabilitá di quello che é stato piú volte chiamato genocidio sono attibuibili per oltre il 95% all’esercito ed altri apparati dello stato. Per tale motivo, l’archivio segreto della Policia Nacional costituisce un importante presidio per la difesa dei diritti umani nel paese centroamericano.
A seguito del ritrovamento nel 2005, ufficialmente realizzato da personale della Procuradoria de Derechos Humanos, si é immediatamente costituito un gruppo di volontari (di cui molti ex esponenti della guerriglia) che, dopo aver ristrutturato l’edificio stesso nel quale giacevano i documenti, hanno dato vita ad un instancabile lavoro di descrizione, deposito, conservazione e digitalizzazione del materiale. Successivamente l’archivio é stato aperto al pubblico ed é stato formalmente integrato nell’amministrazione statale. Oggi é parte del Ministero della Cultura e dello Sport ed é inserito nel sistema dell’Archivio Generale del Centro America (AGCA).
Visitando l’AHPN i responsabili raccontano senza mezzi termini che l’archivio non gode di sufficienti fondi per il mantenimento delle sue attivitá. Gran parte della documentazione non é stata ancora trattata e per supplire all’ostilitá del governo, che anno dopo anno ha ridotto i finanziamenti, si é dovuto ricorrere all’aiuto della cooperazione internazionale di ong svedesi ed olandesi, nonché di organizzazioni che si occupano di diritti umani, come ad esempio Transparency International.
L’AHPN riveste oggi il doppio ruolo di guardiano della memoria storica del Guatemala e di strumento di tutela dei diritti umani. I documenti qui conservati vengono utilizzati come elementi probatori nei processi a carico degli assassini di stato, nei quali i parenti delle vittime reclamano giustizia e veritá.
Attraversando i locali dell’archivio ci spiegano che alcune di queste stanze venivano utilizzate dalla Policia Nacional per interrogare i prigionieri, spesso torturati e uccisi. Le vibrazioni energetiche sono forti. Tra le schede degli eversivi sorvegliati c’é anche una scheda segnaletica del Che. Il suo passaggio in Guatemala, del 1954, é registrato con la data del 1958.
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