Vite in bilico: verso il superamento degli OPG
In vista della scadenza prevista per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, l'Università Roma Tre promuove, domani e sabato 28 marzo, il convegno "Vite in bilico”
Inizierà domani mattina, presso l’aula 6 del Dipartimento di Giurisprudenza, la due giorni di dibattiti dedicati alle misure di sicurezza e al superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari.
Durante l’incontro, organizzato dalla Società Italiana di Riabilitazione Psicosociale e dal Master in “Diritto Penitenziario e Costituzione” la collaborazione di numerose altre realtà, si cercherà di offrire un contributo concreto nella ricerca di soluzioni strutturali agli innumerevoli problemi terapeutici, sociali e legali connessi alla chiusura degli OPG prevista per il prossimo 31 marzo.
Questa data, se non ulteriormente prorogata, segnerà un momento decisivo non solo per gli operatori dei servizi di salute mentale, ma soprattutto per le persone ancora recluse in strutture che la Commissione d’inchiesta del Senato (c.d. Marino) dichiarò – già nel luglio 2011 – contrarie al senso di umanità e che portarono alla campagna StopOPG. Si tratta di una realtà drammatica e impressionante, documentata anche attraverso le immagini dello “Stato della Follia”, il film del regista romano Francesco Cordio che nel 2014 mostrò all’opinione pubblica il vero volto degli ospedali giudiziari: manicomi criminali privi di ogni forma di rispetto per la dignità e l’identità delle persone internate.
Il convegno dei prossimi giorni ripercorrerà le tappe fondamentali dell’iter normativo volto al superamento degli OPG, culminato nell’approvazione della legge n. 81 del maggio 2014. Si tratta di un intervento che, pur presentando forti elementi di criticità, è destinato ad avere un impatto significativo sulla futura applicazione delle misure di sicurezza e sulla gestione degli internati. Il legislatore ha infatti previsto la sostituzione degli attuali sei OPG con le REMS (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza): strutture a gestione interamente sanitaria, dislocate su tutto il territorio nazionale con un ridotto numero di posti. Nel nuovo assetto, quindi, l’ambito territoriale dovrebbe costituire la sede privilegiata per affrontare i problemi di cura e riabilitazione delle persone con disturbi mentali, mirando alla creazione di un’efficace sinergia tra strutture sanitarie e servizi sociali.
Tuttavia, a tre giorni dalla scadenza del termine, i gravi e documentati ritardi nell’attuazione dei programmi regionali risultano innegabili, rendendo difficile ogni previsione circa i tempi effettivi per il definitivo superamento degli ospedali giudiziari. Riflettere sulle esperienze che si stanno sviluppando nelle varie regioni – mettendone in evidenza criticità e punti di forza – significa quindi contrastare le resistenze politiche che negli ultimi anni hanno nascosto il disinteresse per il fenomeno dietro problemi burocratici e gestionali legati al nuovo assetto normativo.

