Un Marino in difficoltà si rifugia a Garbatella
Il sindaco, dopo lo scandalo di Mafia Capitale, prova a serrare le fila della maggioranza visitando la festa romana di Sel alla Villetta
Marino svolta a sinistra? Dopo un inedito “tornino nelle fogne” – rivolto alla destra alemanniana dal palco della festa dell’Unità – il sindaco ha puntellato a sinistra la sua alleanza con Sinistra Ecologia e Libertà, visitando lo scorso martedì i vendoliani nella storica sede de La Villetta alla Garbatella.
Oltre al primo cittadino, sul palco dell’incontro pubblico tenutosi in occasione della festa del partito c’erano il capogruppo in Assemblea Capitolina Gianluca Peciola, l’ex verde Paolo Cento e la giornalista Eleonora Martini. Da segnalare anche la presenza dei vertici romani di Sel, Massimiliano Smeriglio – vicepresidente della Regione Lazio e il vicesindaco Luigi Nieri.
Dall’incontro pubblico è stata confermata la volontà di Sel di proseguire al fianco di Marino nel governo della città per evitarne la deriva, ma sotto traccia rimangono i contrasti con Renzi. Il Presidente del Consiglio ha fatto tremare la giunta azzerando il Pd romano con la nomina a commissario straordinario del ‘chierico’ Orfini e non ha risparmiato bordate contro il sindaco dalle colonne di alcuni quotidiani.
Ma se dal palco Peciola ha rilanciato la polemica con il premier, l’ex chirurgo ha invece mantenuto un profilo basso, negando comunque la volontà di aprire a un rimpasto che allarghi la maggioranza del governo cittadino, nonostante l’abbandono dell’assessore alla mobilità Guido Improta.
In queste ore si gioca la partita sul destino della città dopo la voragine apertasi con l’inchiesta Mafia Capitale. Il prefetto Gabrielli dovrà decidere o meno sul commissariamento del Comune, soluzione che spalancherebbe le porte a prossime elezioni dove il Movimento 5 Stelle, secondo quanto riportato da recenti sondaggi, potrebbe accreditarsi al governo della città. Bisogna insomma vedere se Renzi è disposto a rischiare Roma pur di buttar giù dalla torre Marino che, insieme a Nicola Zingaretti, attuale governatore della Regione Lazio, è (o era?) uno dei pochi avversari interni al Pd temuti dal premier.
Per quanto riguarda Sel, la caduta del sindaco sarebbe senz’altro una débâcle. I vendoliani vivono dal 2013 la contraddizione di essere all’opposizione del Partito Democratico in Parlamento e un fedele alleato negli enti locali – Regione Lazio, Comune e municipi capitolini – ma certo la perdita del Campidoglio non potrebbe che essere vista come un arretramento di posizione.
Non siamo ancora a metà legislatura, ma i primi bilanci sono inevitabili. Il corto circuito su Acea, dove un lento processo di privatizzazione trova a stento un freno grazie alla lotta dei comitati referendari, ha dimostrato, oltre ad una spinta contraria alla gestione pubblica dei servizi idrici, un grosso problema di controllo sulle società municipalizzate.
Lo sgombero dell’insediamento degli eritrei di Ponte Mammolo a pochi giorni dalla visita di Papa Francisco, che ha fatto parlare di Roma come esempio negativo anche il New York Times, ha rivelato la totale assenza di competenze sulla gestione dell’emergenza rifugiati.
La patetica vicenda della costruzione del nuovo stadio della A.S. Roma, dove l’Assemblea Capitolina ha addirittura approvato una delibera che sancisce l’interesse pubblico su un’opera privata da oltre un milione di metri cubi di cemento, ha confermato che gli interessi dei palazzinari sono ben custoditi in campidoglio.
Da ultimo e non meno grave, negli ultimi due anni una dura ondata di sgomberi e sanzioni ha colpito gli spazi sociali, azzerando quel filtro, talvolta utile alle lotte, che la politica aveva fino ad ora fornito al Movimento romano.
Gli scandali di Mafia Capitale non fanno che accendere l’ennesima luce su una città in sofferenza, dove il Comune e la giunta sembrano di fatto commissariati da tempo.

