Credito Fondiario Fonspa, dalla Garbatella a New York: storia di una sconfitta
Il sistema bancario italiano, da sempre aiutato dai governi, vive alcune criticità “particolari”. La storia del Fonspa, che da sempre lavora nel nostro territorio, è emblematica; 150 dipendenti lottano infatti da anni per scoprire che fine farà il proprio posto di lavoro
Il nostro è uno strano Paese, siamo governati da tecnici, il nostro presidente del Consiglio è un esperto di sistemi bancari1 ma nel primo trimestre del 2012, l’erogazione dei mutui per l’acquisto di un’abitazione è sceso del 47%2 rispetto all’analogo periodo del 2011. In questo contesto nazionale, la storia del Credito Fondiario – Fonspa, banca controllata da Morgan Stanley, assume aspetti grotteschi. La banca d’affari newyorchese, dal febbraio 2008, ha infatti deciso di vendere l’Istituto, lasciando così nell’incertezza 150 dipendenti. Le stranezze stanno nei tempi, cinque anni sembrano troppi per vendere una banca, nelle scelte poco chiare fatte da Morgan Stanley e nei modi; in Italia non si vendono le Banche, si preferisce camuffarne una liquidazione di fatto.
Un passo indietro. Il Fonspa lavora nel settore dei mutui da più di 100 anni, dagli anni ’70 la sua sede è in via Cristoforo Colombo, e sul territorio è conosciuta e apprezzata: “Nonostante la nostra crisi – afferma un dipendente – ci continuano ad arrivare richieste di mutui da privati cittadini e commercianti”. Per 40 anni la banca è stata al servizio di tutto il Paese, della città e del quartiere, contribuendo, insieme ai dipendenti e all’XI Municipio, alla costruzione di un piccolo centro sportivo aperto ai bambini del quartiere.
Prima del 2000, gli azionisti Credit e Comit avevano utilizzato il Fonspa anche come ‘bad bank’, il contenitore per le loro operazioni poco lineari. Nell’ottobre del 2000 viene presentato il nuovo piano industriale, il compratore sarà Morgan Stanley. “Nel cedere il Fonspa alla banca americana – riporta una nota sindacale -, Comit e Credit lasciano più di 40 miliardi delle vecchie lire per ‘riorganizzazione’ e assumono 60 lavoratori”.
Morgan Stanley, per il tramite di una delle sue tante società, intanto converte Fonspa in master service, ovvero in un soggetto che si dedichi alle operazioni di cartolarizzazione; e nel 2002 vende il suo palazzo storico con la scusa, visto l’esiguo capitale sociale, di non poterselo più permettere. Il fattore “particolare” è che l’acquirente è “un fondo immobiliare di Morgan Stanley che poi rivenderà ad un altro fondo immobiliare di Pirelli RE (legata a Morgan Stanley da rapporti di sinergia)”.
Nel 2006 Morgan Stanley assume direttamente il controllo della banca e contestualmente decide di riavviare l’originaria attività del Fonspa, ossia l’erogazione di mutui, “in particolare mutui per la casa”.
Due anni dopo, vista l’esplosione della bolla speculativa legata ai mutui subprime americani, Morgan Stanley decide di abbandonare il settore in tutto il contesto europeo; “in modo progressivo quindi viene svuotata la banca di ogni attività pregiudicandone il suo futuro”, e viene quindi messa in vendita.
Gli acquirenti. L’ormai piccolo istituto romano, già privato del settore mutui e senza nuovi incarichi di rilievo nelle cartolarizzazioni, non ha più attività. Domenico Siniscalco, figura chiave e responsabile di Morgan Stanley in Italia, in questi anni si è sempre rifiutato di incontrare, nonostante i numerosi inviti, le rappresentanze sindacali. “Intercettato”, in occasione di alcune sue partecipazioni ad eventi, ha sempre appoggiato, per ora solo a parole, le aspettative dei lavoratori.
Rimane comunque da chiarire il perché in tutti questi anni non si sia riusciti a vendere una banca con i conti in ordine. Forse, ma queste sono solo indiscrezioni, si vuole vendere solo ad “amici”; che, una volta acquistato l’Istituto, potrebbero beneficiare di un avvio commerciale di circa 50 milioni di euro lasciando poi la struttura e i lavoratori in liquidazione. Di certo c’è che in questi anni la Banca d’Italia, che esercita l’attività di vigilanza, ha fermato molti tentativi di acquisto non del tutto chiari. Il più emblematico è legato, come riportava Il Corriere della Sera, “alla Cattolica Capitolina: una srl romana del tutto particolare, visto che vantava un capitale sociale di ben 91 milioni costituito esclusivamente da una collezione di francobolli frutto di un’eredità della maggiore azionista, la fisioterapista Daniela Garzoli. Una storia strana, poi – fortunatamente per i lavoratori del Fonspa – finita nel nulla tanto che la Cattolica Capitolina è in liquidazione e i francobolli in vendita”.
Le organizzazioni sindacali, comunque, non hanno “mai nutrito pregiudizi positivi o negativi verso alcuno”, sono state e sono unicamente preoccupate “di conoscere se il possibile acquirente abbia voglia, capacità, mezzi, strategie e professionalità per rilanciare Fonspa nelle attività di erogazione del credito ad imprese e famiglie e nella gestione di portafogli cartolarizzati, garantendo la piena occupazione dei dipendenti”.
La politica. Nonostante le reiterate richieste delle organizzazioni sindacali, Cgil, Cisl, Sinfub, Ugl Credito e Fabi, azienda e azionista hanno sempre rifiutato ogni confronto con i lavoratori. Dopo scioperi, manifestazioni e sit-in a Roma e Milano, l’11 settembre del 2008, il Consiglio Provinciale di Palazzo Valentini ha discusso ed approvato all’unanimità la mozione presentata dal consigliere Iadicicco, facendo proprie le parole d’ordine della manifestazione organizzata dai sindacati all’EUR. In una sua lettera, l’Assessore Smeriglio, enuncia il progetto di una “banca di prossimità” al servizio delle famiglie, di piccole imprese e del territorio.
Oggi i lavoratori del Credito Fondiario continuano a manifestare (questo il loro blog) per denunciare questo “spregiudicato silenzio”, costretti a rivolgersi continuamente alla Banca d’Italia, nella speranza che un interlocutore serio e affidabile consenta il rilancio della banca e dell’attività creditizia. Il rischio è che si consumi ancora una una vera ingiustizia, ancora una volta “l’impegno e il lavoro non contano, conta solo il profitto e chi se ne frega se domani sarai senza lavoro”.
Note.
1 Mario Monti, nel 1976, pubblicò un saggio scritto a quattro mani con Tommaso Padoa-Schioppa: Ricerca sul sistema creditizio, I, Quadro generale (Roma, Ente per gli studi monetari, bancari e finanziari Luigi Einaudi).
2 Dati presenti nella 32esima edizione dell’osservatorio sul credito di assofin, crif e prometeia
Un video della manifestazione.

