Riapriamo i centri antiviolenza. In ogni territorio di questa città
Il servizio SOS Donna H24 attivo nel Casale Rosa di Via di Grotta Perfetta chiuderà il prossimo 26 giugno. Iniziativa 24 giugno al Campidoglio
Aperto dal 2010 sul territorio del Comune di Roma, prima in Via Statilio Ottato e dal 2014 nel Casale Rosa, il servizio ha fornito ascolto, orientamento ai servizi e l’opportunità di costruire percorsi di autonomia e di riscatto per 1934 donne che hanno scelto di uscire da relazioni violente.
L’imminente chiusura di questo presidio, ci dice Emanuela Donato responsabile del servizio, è dovuta alla mancata pubblicazione di un nuovo bando da parte del Dipartimento Comunicazione del Comune di Roma e neanche l’accordo per una proroga che preservi la continuità del lavoro è stato raggiunto. La chiusura dell’SOS si accompagna alla contemporanea comunicazione da parte dello stesso Comune del pericolo che incombe anche sullo storico centro antiviolenza “Donatella Colasanti e Rosaria Lopez”, attivo dal 1997 in uno stabile nella zona di Torre Spaccata, oggetto di contenzioso fra il Comune e la Regione.
Queste due chiusure mettono a rischio non solo il lavoro di un’intera rete di servizi della Cooperativa Be Free che li gestisce, come lo Sportello Donna del San Camillo Forlanini, lo Sportello presso il C.I.E di Ponte Galeria e lo Spazio Donna di San Basilio, ma costituiscono una minaccia per l’intero sistema comunale dell’accoglienza legata alla violenza di genere, che ne esce depotenziato al 50% avendo al suo attivo solo 4 strutture, le due a rischio oltre al Telefono Rosa e alla casa di semiautonomia “Il giardino dei ciliegi”.
«Se chiude un servizio ne risentiamo tutte e tutti perché sono forze e risorse in meno per contrastare la violenza di genere e a risentirne è la comunità intera, non solo le donne che li attraversano» ci dice Sara Pollice – operatrice sociale presso il San Camillo – «I centri antiviolenza non sono solo luoghi dove si forniscono servizi alla persona, ma sono stati pensati come presidi territoriali dove il sessismo e la violenza devono diventare discorso pubblico ed essere decostruiti, perché non si tratta di questione privata, ma di un lavoro di comunità e di relazioni. Finchè le istituzioni non metteranno al centro della loro agenda la responsabilità politica di costruire un percorso di lungo periodo – continua Sara – fatto di prevenzione e di educazione oltre che di gestione dell’emergenza, sarà difficile fare grossi passi in avanti».
La fine del percorso intrapreso nel Casale Rosa cosi come il rischio di chiusura del centro antiviolenza di Torre Spaccata, la riapertura a singhiozzo del Centro antiviolenza D.AL.I.A. nel municipio V e la minaccia di chiusura della sede dell’Associazione Assolei in Via Benedetta, parlano, tanto quanto i fatti di cronaca dell’ultimo mese, di una involuzione culturale e di un vuoto politico che remano contro i percorsi di autonomia e di autodeterminazione al femminile portati avanti da associazioni e spazi autogestiti che continuano a lavorare attraverso l’autofinanziamento, alle donazioni private ed un fitto lavoro gratuito e militante, mentre le istituzioni lanciano segnali di pericolosa indifferenza.
Riteniamo sia giunta l’ora di rispondere colpo su colpo, essere sempre accanto ad ogni donna che subisce ingiustizie – come Rosa, stuprata da un militare a l’Aquila ad esempio, come Sara Di Pietrantonio, uccisa dall’ex, come tutte quelle che subiscono quotidianamente violenza in casa, sul lavoro, nelle strade-scrive la rete Io decido che lancia un incontro pubblico per venerdì 24 0re 16,30 in Campidoglio – per costruire una piattaforma sociale di donne e uomini e un percorso che non annulli le differenze, anche politiche, ma che della differenza faccia la sua ricchezza.

