Canili romani occupati: il bando comunale ha favorito il privato
Dopo la Muratella, da ieri 1 ottobre sono ufficialmente in occupazione anche i lavoratori del Canile ex Cinodromo di Ponte Marconi. Chiedono l’annullamento del bando comunale che vede l’entrata di un soggetto privato e la proroga della propria gestione fino al nuovo bando europeo di gennaio 2016.
L’affidamento all’associazione ‘L’impronta Onlus’ per il Canile di Ponte Marconi, iniziato sei anni fa, è scaduto mercoledì 30 settembre. Ieri mattina è iniziata l’occupazione anche se non si sapeva cosa sarebbe successo fino al primo pomeriggio, quando il Comune ha reso noto con un avviso che avverrà oggi l’insediamento del nuovo soggetto gestore, una multiservizi di Bari, Mapia srl.
A seguito di ciò è giunto stamane l’appello dei lavoratori de L’Impronta alla cittadinanza ad accorrere numerosi presso il canile per supportarli nella scelta di non consentire l’insediamento e continuare l’occupazione.
Secondo L’Impronta molte sarebbero infatti le cose poche chiare che hanno portato il Comune di Roma negli scorsi mesi ad emettere un bando di gara per la nuova gestione dei tre canili comunali, e che Mapia Srl ha vinto su tutte e tre le strutture -Muratella, Vitinia ex Rifugio del Poverello e Ponte Marconi ex Cinodromo- scegliendo poi quella di Lungotevere Dante 500- Canile ex Cinodromo, appunto.
«Intanto il bando è lo stesso che mesi fa fu sospeso in autotutela dal Comune poiché inquinato dallo scandalo Mafia Capitale. Vi aveva partecipato la Cooperativa 29 Giugno, e il dirigente comunale che lo aveva firmato ed emesso, Gaetano Altamura, è stato arrestato. Passato lo scandalo il bando viene emesso nuovamente dal Comune con gli stessi criteri».
Il sospetto, che tale rimane, è che rimossi i nomi ai vertici direttamente coinvolti nello scandalo, l’apparato di dirigenti e burocrati comunali continui a reiterare, poco attento o perlomeno poco propenso al cambiamento, i meccanismi che erano propri di quel clientelismo. Il bando in questione, spiega Simone, responsabile e portavoce de L’impronta, è strutturato per favorire le multiservizi private. Pochi punti a chi già gestisce con cura e rispetto la struttura, o ha esperienza nel campo, la gara comunale punta tutto sul risparmio a fronte di una sostanziale implementazione delle mansioni richieste, tra cui smaltimento dei rifiuti, cura del verde circostante ed altre. Tutti servizi che una Onlus piuttosto che altri gestori non profit, non possono che garantire in appalto a ditte specializzate.
Mapia Srl invece ha vinto tutte e tre le gare dei tre canili comunali, proponendo nei suoi progetti ben il 9% di ribasso sul prezzo d’asta proposto dal Comune. Poiché il testo della gara prevedeva che un soggetto potesse vincere l’affidamento su una sola struttura, Mapia ha dovuto scegliere in quale canile subentrare.
E la scelta di Ponte Marconi secondo i lavoratori de L’Impronta rivelerebbe le mire della multiservizi. «Questa struttura è molto più piccola di quella di Muratella, richiede circa dieci dipendenti a fronte dei centosei attualmente impiegati lì, e può ospitare fino a duecento cani, ma ad oggi ne ospita solo sessantadue, a fronte dei seicento presenti alla Muratella. Una gestione da poche decine di migliaia di euro al mese a fronte dei circa 70.000 euro di gestione mensili per Muratella. E però Mapia sceglie questo canile. In questo modo fa fuori l’unico concorrente rimasto in gioco, ovvero noi, e si apre la strada in maniera poco vistosa e perfettamente legale nella gestione dei canili della Capitale».
L’associazione che gestiva il Canile Muratella, e che ad oggi lo occupa, Avcpp Onlus, si è infatti autoesclusa partecipando alla gara con un progetto che superava di molto la cifra offerta dal Comune. Questo perché, pur riconoscendo la necessità di ridurre e razionalizzare i costi della gestione, considera del tutto insufficienti i circa 70.000 euro che erano la base d’asta per quella struttura.
Quello che viene contestato da entrambe le associazioni in agitazione dei tre canili comunali non è quindi la legittimità del bando in sè, ma i criteri di selezione dello stesso, e il gioco al ribasso che aprendo ai privati produrrà, secondo questi, un drastico abbassamento della qualità della gestione.
«Una vittoria a mani basse. Nessun gestore no profit che operi nel rispetto dei propri dipendenti e degli animali può competere con un ribasso del 9%. È evidente che queste cifre porteranno ad una drastica riduzione della qualità del servizio. Un servizio che in questi sei anni abbiamo garantito ogni giorno, e sempre con orario pieno, anche quando i pagamenti da parte del Comune si sono fatti attendere per sei mesi. Anche ora, che la nostra assegnazione è scaduta e non si sa chi e quando verrà a prendersi cura degli animali, pur in occupazione, stiamo garantendo tutta la gestione. Significa quasi due uscite a settimana per ciascun animale, significa alimentazione con cibo di alta qualità e dieta personalizzata, significa conoscere la storia di tutti i cani e sviluppare un rapporto ed una relazione appropriata con ciascuno. Pulire le gabbie quotidianamente, e ovviamente prenderci cura della struttura garantendo un servizio non solo di mera pulizia, ma mantenendo il luogo vivo, aperto ai volontari, alle adozioni, ai cittadini. Come può un privato che vince con un ribasso del 9% su una base d’asta già ridimensionata garantire questo tipo di gestione?».
I dubbi di Simone e degli suoi colleghi sono inoltre più specifici proprio riguardo Mapia. L’Srl di Bari è sul mercato con un’ampia gamma di servizi -dalle pulizie allo smaltimento di ogni tipo di rifiuto- ma soprattutto è l’azienda che gestisce il maxi canile di Bari, con quasi 1.2oo cani. Definito ‘fatiscente, un luogo dove gli animali sono mantenuti in vita in condizioni di incuria e scarsa igiene‘ da molti animalisti, i dubbi sull’idoneità della società al tipo di servizio si caricano di un possibile conflitto di interessi se si considera che Mapia gestisce contemporaneamente gli stabulari per animali da laboratorio per l’università di Bari.
Inoltre la ditta barese non ha attualmente del personale per operare su Roma, e subentrando con queste cifre non potrà garantire nè assunzioni a tempo indeterminato nè contratti con salari adeguati. Non c’è niente di scritto ma i lavoratori de L’Impronta sostengono di aver ricevuto dalla ditta l’invito a licenziarsi per essere riassorbiti dalla stessa, ma senza alcuna garanzia nè sul tipo di contratto, nè sulla durata dello stesso.
E qui si apre la terza ed ultima questione sollevata dai lavoratori tutti dei tre canili romani: il bando ha validità fino al 31 dicembre 2015. Ovvero è un bando ponte, che serve a garantire la gestione dei canili in attesa del bando europeo che uscirà a gennaio 2016.
Ecco quindi come l’inserimento di Mapia, che non ha dipendenti a Roma e non è assolutamente attrezzata al momento per gestire la pur piccola struttura di Lungotevere Dante, assume una rilevanza strategica. Con l’arrivo del bando europeo la ditta barese si troverebbe accreditata ed inserita sul territorio romano e continuando a proporre prezzi non concorrenziali, risparmiando sugli standard di qualità della vita degli animali e sul numero e salario dei dipendenti, non avrebbe molto da temere dagli eventuali concorrenti.
La protesta ha già incassato la solidarietà del Municipio, e del presidente dell’VIII Andrea Catarci, che si è recato nei giorni scorsi di persona presso la struttura. L’obiettivo però è che il Sindaco e l’Assessora all’Ambiente Estella Marino annullino il bando, ‘comprendendo come un cambio di gestione per quattro mesi o poco più oltre che inutile non possa che far male sia agli animali sia a chi dovrebbe prendersene prende cura, incoraggiando l’uso di lavoratori esternalizzati e cure quotidiane ridotto all’osso’, per usare una metafora pertinente.
La giornata di oggi come le prossime ore saranno determinanti e cercheremo di seguire tutti gli ulteriori sviluppi.

