Beni Comuni, nuove tensioni sui servizi idrici
I distacchi delle forniture di acqua ad opera di Acea accendono nuove preoccupazioni sulla gestione dei servizi pubblici locali, che il governo non nasconde di voler privatizzare
A Pasqua le sorprese non finiscono mai. Almeno non per i 300 utenti dell’Acea di via Giolitti, zona Termini, a cui Acea ha operato, lo scorso lunedì, il distacco della fornitura d’acqua. Tale misura, diretta conseguenza del braccio di ferro tra la società e il Comune di Roma, colpevole di morosità pregresse, è il segnale di una forte crisi istituzionale in corso nel Campidoglio, per la quale i primi a farne le spese sono i residenti.
Il Comune, responsabile per le utenze dei 300 di via Giolitti, ha accumulato circa sessantamila euro di debito per mancato pagamento delle bollette con l’Acea che, come estrema ratio aziendale, ha decretato il distacco della fornitura.
Visti i contendenti in campo, la contraddizione è evidente. La società di Piazzale Ostiense è controllata al 51% dal Campidoglio ed è a tutti gli effetti una delle società municipalizzate del Comune, al pari di Atac e Ama. Il conflitto tra controllore e controllata, in questo caso, non può che suscitare forti perplessità. Soprattutto considerate le cifre oggetto del contendere, irrisorie se poste a confronto con quanto l’Acea spende – con l’avallo del Comune di Roma, suo controllore – per i compensi dei suoi dirigenti.
Va infatti ricordato che, secondo uno studio condotto dalla Uil di Roma e del Lazio in collaborazione con l’Eures, il direttore generale e il presidente di Acea guadagnano più di Barak Obama, presidente degli Stati Uniti.
Allungando lo sguardo oltre Acea e il Campidoglio, non si può non notare che i conflitti derivanti dalla gestione de servizi pubblici locali offrono il fianco a chi ne vorrebbe una loro completa dismissione in favore di una totale privatizzazione, come il governo Renzi.
Proprio in questi giorni la commissione Affari Costituzionali del Senato sta discutendo il disegno di legge delega Madia sulla pubblica amministrazione, che prevede anche la razionalizzazione delle società partecipate. Il primo aprile è stato approvato un emendamento che, richiamando ad una risoluzione delle antinomie normative con particolare riferimento alle società in partecipazione pubblica operanti nei servizi idrici, ha suscitato l’allarme del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.
‘Questo Governo – ha dichiarato dalle pagine del suo blog Federica Daga, attivista del Forum e deputata del Movimento 5 Stelle – insiste nel creare occasioni che favoriscono i processi di privatizzazione dell’Acqua e dei Servizi Pubblici Locali, in barba all’esito dei referendum 2011. Senza mai usare la parola privatizzazione né obbligare ad essa, il Governo ha inserito norme per favorirla nella Legge di Stabilità e nel decreto “Sblocca Italia”, incentivando le dismissioni delle quote azionarie in mano agli Enti Locali e favorendo economicamente i soggetti privati e i processi di aggregazione tra le aziende che gestiscono il servizio idrico.’
Il concetto di acqua bene comune, affermatosi in Italia grazie ai milioni di voti favorevoli espressi nel Referendum del 2011, è in pericolo. Una manovra a tenaglia che vede da un lato il Parlamento aprire la strada alla privatizzazione dei servizi idrici con astuzie legislative, mentre la mala gestio delle municipalizzate arreca forti danni ai cittadini a cui viene persino negato l’accesso all’acqua, diritto universalmente riconosciuto. Una situazione inquietante, in cui l’unico sollievo viene dai Gap, Gruppi di Allaccio Popolare, che lo scorso primo aprile hanno riportato l’acqua ai 300 di Via Giolitti.

