Dispacci

Pubblicato il 17 novembre 2015 | da Sebastiano Palamara

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Appalti a Roma Tre, vince sempre il “sistema Buzzi”

La coop 29 Giugno di Salvatore Buzzi, dopo otto anni di affidamento, esce dalla gestione dei servizi integrati di Roma Tre; a vincere il nuovo appalto è la Coopservice*, che a sua volta ha subappaltato a Formula Sociale, un’altra cooperativa dell’impero di Buzzi. La base d’asta era di 37mln, Coopservice si aggiudica l’appalto con soli 14.9mln

Il 30 settembre di quest’anno, a seguito del nuovo bando di gara e dopo otto anni di affidamento, l’ormai celebre coop 29 Giugno esce dalla gestione dei servizi integrati degli immobili dell’università Roma Tre. La ditta vincitrice del nuovo bando di gara è la Coopservice, cooperativa emiliana del CNS (Consorzio Nazionale Servizi) affiliata a Lega Coop, che opera principalmente nel settore della vigilanza armata, e che era già presente a Roma Tre in alcune portinerie. La Coopservice ha poi subappaltato alla cooperativa Formula Sociale (gemella della 29 Giugno, con la quale ha condiviso l’onore del commissariamento e del sequestro) la parte dell’appalto relativa a portinerie e servizi ausiliari (biblioteche, laboratori, facchinaggio), mantenendo per sé solo la parte relativa alla vigilanza. Sia la coop 29 Giugno che Formula Sociale sono state fondate da Salvatore Buzzi, arrestato il 3 dicembre del 2014 nell’ambito dell’inchiesta su Mafia Capitale, e tuttora in carcere.

Buzzi PolettiSembrerebbe che quest’inchiesta, il cui processo è ormai giunto alle prime udienze, non abbia minimamente cambiato le modalità dei bandi pubblici, dove spesso e volentieri vincono le solite cooperative, e dove con il meccanismo del massimo ribasso (o, per usare una definizione più elegante, privilegiando l’offerta economicamente più vantaggiosa) si attuano spesso drastici tagli, solitamente a scapito dei lavoratori, e di conseguenza anche a danno dei cittadini, in questo caso degli studenti, che possono ritrovarsi ad usufruire di un servizio peggiore. La gara d’appalto è stata vinta dalla Coopservice attraverso un ribasso di circa il 40 per cento sul prezzo d’asta. Davanti a una percentuale così elevata, sorge spontanea una prima domanda: una cooperativa che vince un appalto (riguardante un numero significativo di lavoratori, circa 170) attuando un ribasso di più del 40% sulla base d’asta, come può non scaricare sul personale dipendente un tale abbattimento dei costi, ad esempio attraverso riduzioni d’organico o peggioramenti delle condizioni contrattuali? E come può un ribasso così significativo non andare a discapito anche della qualità del servizio erogato? Per provare quantomeno ad abbozzare delle risposte, è necessario tornare all’interno di Roma Tre. Ciò che è stato contestato da una parte dei lavoratori e delle lavoratrici, è che il commissario giudiziale della coop Formula Sociale, attraverso un accordo con un solo sindacato (la CGIL), ha ottenuto l’introduzione nei contratti del personale di alcuni decreti attuativi del Jobs Act (D.L. 81 del 15 giugno2015): effetto di tale accordo sarà che, per i primi quattro mesi di decorrenza del nuovo contratto, i circa 170 dipendenti non avranno più garantite le tutele della legge sul part-time e dovranno accettare le nuove disposizioni su flessibilità (modifiche degli orari di lavoro) e mobilità (spostamenti in altre strutture) come fossero neo-assunti. È da sottolineare come più della metà dei lavoratori in questione sia contrattualizzato proprio in regime di part-time, e come una parte di essi lavori all’università da più di dieci anni, in alcuni casi anche quindici. Inoltre, circa 20 precari, ovvero quei lavoratori con contratto a chiamata o a tempo determinato, sono stati “tagliati” e sono sostanzialmente rimasti a casa; se finora questi lavoratori venivano chiamati per le sostituzioni degli altri dipendenti, o per particolari iniziative dell’ Università, come convegni e conferenze, adesso invece sarà la turnazione dei dipendenti a coprire le eventuali assenze o necessità.

Roma TreA questo vanno aggiunti anche dei peggioramenti salariali, in quanto non è più prevista l’indennità di presenza. Interpellati in merito, diversi lavoratori di Roma Tre si sono detti preoccupati per il peggioramento progressivo delle condizioni contrattuali. Inoltre, è doveroso ricordare che nonostante il bando dell’ università stabilisse che tutti i dipendenti di portinerie e servizi ausiliari dovessero essere riassorbiti dalla ditta vincitrice, come di fatto statuito dal contratto delle coop sociali (art. 37 del CCLN), inizialmente quattro lavoratori erano stati “ceduti”, contro la loro volontà dalla 29 Giugno alla Coopservice, perdendo così, al prossimo cambio d’appalto (tra 3 anni), le tutele garantite dal contratto nazionale delle coop sociali sul riassorbimento del personale. Per i non addetti ai lavori va specificato che la perdita di queste tutele sarebbe derivata dall’applicazione di un contratto nazionale non più inerente alle Coop Sociali, ma relativo invece alla vigilanza, che non prevede appunto alcun riassorbimento. Secondo i sindacati USI e Uil, che hanno contestato il mancato rispetto della normale procedura di cambio d’appalto, e che hanno quindi presentato un esposto alla DTL (Direzione Territoriale del Lavoro ), questi lavoratori erano stati vittime di una palese discriminazione, secondo l’art.16 dello Statuto dei lavoratori (legge 300/1970). Successivamente, Formula Sociale è tornata sui suoi passi, reintegrando nel suo organico questi quattro lavoratori, probabilmente anche a seguito dell’ esposto. Non sarebbe forse più corretto prendere in considerazione un’eventuale internalizzazione dei lavoratori, invece che tenerli sempre in balìa di cambi d’appalto che, come in questo caso, sono spesso peggiorativi della loro condizione contrattuale? L’ultima sorpresa, in ordine cronologico, per i lavoratori di Roma Tre interessati dal cambio d’appalto, è la notizia che nelle casse della 29 Giugno non ci sono i fondi del TFR relativi agli 8 anni del precedente affidamento. Come mai la 29 Giugno, che insieme a Formula Sociale continua a vincere gare di parecchi milioni di euro, non ha i soldi per pagare il TFR che questi lavoratori hanno maturato di diritto in 8 (otto) anni di lavoro? Chi verserà questi soldi? L’Università? Il CNS? Oppure verrà scaricato tutto sulle casse dell’INPS?

Dietro parole come solidarietà, inclusione sociale e cooperazione, sbandierate a sproposito dai politicanti di turno, si cela sempre più frequentemente l’attacco diretto ai diritti dei lavoratori, pratica ormai consueta e resa possibile anche dal silenzio o dalla complicità dei grandi sindacati. Inoltre, troppo spesso le cooperative sociali e il terzo settore sono state il “cavallo di troia” per l’esternalizzazione dei servizi sociali e per le privatizzazioni dei servizi pubblici. Un’eventuale ri-publicizzazione di una serie di servizi esternalizzati tutelerebbe maggiormente le pubbliche amministrazioni, da un lato su un piano economico, perché è tutto da dimostrare che i servizi esternalizzati costino di meno rispetto a quelli internalizzati, essendo molto più forti, in tal senso, le evidenze in senso contrario; dall’altro, perché spesso e volentieri le infiltrazioni mafiose nelle pubbliche amministrazioni sono avvenute proprio attraverso le esternalizzazioni.

BuzziCinzia Gubbini, autrice dell’unico articolo uscito finora su quest’ appalto a Roma Tre, ha interpellato Barbara Piccirilli, direttrice del settore comunicazione e risorse umane del CNS, sull’opportunità di coinvolgere in una gara così importante, una cooperativa come Formula Sociale, i cui massimi vertici (sino al momento dell’arresto), il fondatore Salvatore Buzzi, il presidente Claudio Caldarelli e la vicepresidente Nadia Cerrito (segretaria personale di Buzzi, per il quale curava il libro contabile delle mazzette), sono sotto processo con accuse gravissime che vanno dall’associazione mafiosa per Buzzi, alla corruzione per Caldarelli e Cerrito. La Piccirilli ha così risposto: «Le cooperative interessate da Mafia Capitale e che sono tra le nostre associate in questo momento sono gestite da amministratori giudiziari su mandato della Procura di Roma. E’ chiaro che questo è un elemento che ci garantisce ancora di più». La giornalista ha ottenuto da parte di Roma Tre una replica simile, forse ancor più paradossale: il direttore generale Pasquale Basilicata, ha dichiarato di comprendere che questo “possa creare indignazione” (bontà sua), ma sostiene l’utilità di “sciogliere questi problemi così complessi in tanti piccoli orizzonti. E nel micro orizzonte di Roma 3 non ci sono mai stati problemi né con CNS né con 29 Giugno, con cui abbiamo sempre avuto rapporti corretti e trasparenti”. Secondo Pasquale Basilicata è quindi tutto a posto. Provando a ricapitolare: secondo Roma Tre, non essendoci stati problemi all’ interno dell’ università né con la 29 Giugno né con la sorellina Formula Sociale, non importa quanto sia emerso all’esterno del mondo universitario a proposito di queste cooperative, è tutto regolare. Risulta invece, oltre alla già menzionata questione del mancato pagamento del TFR, (che forse non apparirà grave agli occhi del direttore generale della terza università, ma certamente lo è per i dipendenti interessati), che a Roma Tre, nella gara di otto anni fa, le procedure relative al cambio di appalto non furono rispettate: i lavoratori vennero infatti licenziati e poi Pasquale Basilicatariassunti, e solo a seguito di uno sciopero riuscirono a ottenere che il salario accessorio non fosse cambiato. Il sindacato USI inoltre ha spesso denunciato come negli ultimi otto anni la cooperativa 29 giugno si sia distinta per una prassi fortemente antisindacale e unilaterale nelle decisioni; sono state diverse, infatti, le contestazioni disciplinari nei confronti di quei delegati “colpevoli” di aver fatto segnalazioni su salute e sicurezza all’interno del posto di lavoro. Inoltre, secondo CNS e università Roma Tre, poiché la coop è commissariata, e in quanto tale dichiarata idonea dalla legge a partecipare a bandi e gare pubbliche, qualunque polemica al riguardo sarebbe infondata e pretestuosa.  Chi invece è più portato a diffidare di commissari e commissariamenti, non limitandosi perciò a valutare i fatti esclusivamente sotto un profilo giuridico e/o penale, potrebbe rimanere più scettico sulla questione, e sarebbe pertanto indotto a chiedere a Roma Tre: in che modo la presenza di un commissario garantisce una discontinuità rispetto a quanto emerso nelle recenti inchieste, (in cui è preminente il ruolo che queste coop sociali hanno avuto nel clientelismo e nel malaffare cittadino), e quali sono state le misure prese dall’Università rispetto ai rischi di infiltrazioni mafiose?

Anche escludendo dall’ultima assegnazione elementi penalmente rilevanti, alcune questioni cruciali si pongono, come, ad esempio, si porrebbero nel caso delle frequentazioni (cosiddette) pericolose di un uomo politico: di per sé esse non sono un reato, ma certo presentano altre problematicità, altre incertezze, altre complicazioni e dubbi, relative a questioni di opportunità e di etica pubblica. Il punto è che a Roma Tre vincono sempre le stesse cooperative. Cercando di escludere ogni lettura maliziosa su quello che comunque si configura come un dato di fatto, e lungi dal pensare che si siano instaurate negli anni forme di scambio tra l’amministrazione universitaria e queste celebri cooperative, o che tra gli uni e gli altri ci siano altre forme di commistione, scambi di favori, assunzioni o ricatti, (ovviamente impossibili da menzionare negli impeccabili carteggi procedurali delle gare d’appalto), permangono ugualmente non pochi elementi controversi e molti dubbi. Certo, se le motivazioni dell’ormai quasi decennale affidamento di tali servizi da parte di Roma Tre alle cooperative fondate da Salvatore Buzzi, sono relative al fatto che – come dice testualmente Basilicata alla Gubbini – “la cooperativa non può certo essere discriminata”, allora tutti coloro che, come il direttore generale di Roma Tre, si sentono schierati contro le “discriminazioni”, potrebbero (paradossalmente e provocatoriamente) proporre Calisto Tanzi per eventuali forniture di latte all’Università. In fondo il crac Parmalat non è maturato tra via Ostiense e via della Vasca Navale, pertanto perché discriminare Tanzi? Nella consapevolezza di scadere nell’assurdo, ma guidati dal medesimo pathos anti-discriminazioni di Basilicata (fino ad oggi forse ingiustamente incompreso come il Martin Luther King dei nostri giorni), si potrebbe suggerire anche il nome dello stesso Massimo Carminati (di cui Salvatore Buzzi è stato stretto sodale), per qualsivoglia fornitura necessaria a Roma Tre. Certo, ci sarebbe l’impedimento dell’attuale detenzione dell’ex Nar, ma si dice tanto per dire. In fondo, parafrasando il direttore generale nella sua risposta alla Gubbini, non risulta che il “Nero”Buzzi Carminati abbia commesso omicidi o altri reati all’interno dell’università, o che abbia avuto con Roma Tre problemi di alcun tipo, pertanto sarebbe ingiusto discriminarlo. Non bisogna forse scomporre i problemi complessi in micro orizzonti, come suggeriva Basilicata in un passaggio che ricorda per brillantezza il Platone dei giorni migliori? Verrebbe anzi da aggiungere, con un po’ di sarcasmo, che la presenza di Massimo Carminati all’interno di Roma Tre eviterebbe sicuramente sul nascere qualunque tipo di disservizio. Inoltre, vi immaginate un bel corso di Storia dell’Italia Contemporanea, di Etica Sociale, e perché no, di Filosofia Politica, con uno come lui in cattedra? Sarebbero indubbiamente lezioni da non perdere. Tuttavia, è il caso di suggerire preventivamente a tutti gli interessati di presentarsi in sede d’esame ben preparati, onde evitare sconsigliabili scatti d’ira del professore. D’accordo, come dice Basilicata, sulla “scomposizione di problemi complessi”, ma è sempre meglio ritornare a casa tutti interi.

 

*In seguito all’articolo “Appalti a Roma Tre, vince sempre il “sistema Buzzi” riportiamo la richiesta di rettifica da parte della Coopservice.

Reggio Emilia, 17 novembre 2015

Gentile direttore,
in relazione all’articolo pubblicato oggi dal titolo “Appalti a Roma Tre, vince sempre il sistema Buzzi”, la preghiamo di rettificare che,  a differenza di quanto riportato nel testo, Coopservice non ha effettuato nessun subappalto. Coopservice, con una quota del 16%, è parte dell’Ati che ha vinto la gara ed effettuerà direttamente il servizio di Vigilanza Armata, senza far ricorso ad altre imprese o cooperativete.

 Il presidente di Coopservice
Roberto Olivi

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