Cultura radio san paolo

Pubblicato il 7 maggio 2016 | da Matteo Picconi

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Radio San Paolo e la tragedia della “tenda rossa”

Costruita nel 1917, la stazione radiotelegrafica di via Ostiense è legata al dramma del dirigibile “Italia” e al marconista Giuseppe Biagi

Nonostante vi siano affisse quattro coppie di ancore sulle pareti, non sono in molti a conoscere quale fu la destinazione degli stabili che si trovano lungo la via Ostiense, alle spalle della metro San Paolo. Costruiti tra il 1916 e il 1917, questi edifici furono la sede della Stazione radiotelegrafica della Regia Marina, più comunemente chiamata Radio San Paolo.

Progettata per intensificare le comunicazioni con le colonie africane, Radio San Paolo sorgeva in un tratto dell’antica arteria romana completamente disabitato. Non erano stati costruiti neanche i palazzi “Serafini” e il progetto mai realizzato dell’ingegnere Paolo Orlando di trasformare San Paolo e Garbatella in “borghi marinari”, era solo agli albori. All’epoca questa stazione radio rappresentava un primato in fatto di ricezione, forse una delle migliori d’Italia. Imponenti erano le tre antenne, alte all’incirca un centinaio di metri, che si elevavano più a valle, nella zona del valco San Paolo. Nel ’27 il sistema venne ulteriormente potenziato con un trasmettitore più moderno, capace di assicurare tutte le comunicazioni nel raggio dell’intero continente europeo. Innovazioni che si dimostrarono determinanti nell’anno successivo, quando avvenne il tragico episodio dellatenda rossa, un dramma al quale Radio San Paolo è indissolubilmente legata.

tenda rossa radio san paoloNel maggio del 1928 la spedizione scientifica dell’aeronave “Italia” sul cielo del Polo Nord stava per concludersi positivamente quando il 26 maggio si persero le sue tracce. Imbattutasi in una bufera nei pressi dell’isola di Foyn, il dirigibile perse quota schiantandosi sulle calotte polari. Una parte dell’equipaggio, che si trovava nella cabina di comando, rimase sui ghiacci; gli altri sei membri dell’equipaggio furono spazzati via dalla bufera insieme all’involucro portante che nel frattempo aveva ripreso quota. Tra i dieci superstiti vi era Giuseppe Biagi, radiotelegrafista nativo della provincia bolognese ma residente in via della Collina Volpi, a San Paolo. Biagi, a poche ore dalla tragedia, non si perse d’animo e riassestando con mezzi di fortuna l’antenna trasmettitrice cominciò a lanciare i primi SOS. Il dramma volle che i segnali dei dieci naufraghi della “tenda rossa”, nella quale si accamparono per cinque interminabili giorni, non riuscivano ad essere captati da nessuna stazione radio. Biagi e gli altri nove disperati ascoltarono, senza possibilità di rispondere, gli annunci sulla loro disgrazia diffuse dalle più svariate radio europee, tra cui non poteva mancare Radio San Paolo. Il marconista però non si arrese e continuò a lanciare segnali fino a quando la sera del 2 giugno la stazione di via Ostiense rispose all’ultimo SOS. Il segnale, ignorato da tutte le più potenti stazioni radio europee, era stato ricevuto da un radioamatore della Russia del nord, Nicolaj Schmidt, che poi comunicò le coordinate alle stazioni italiane e baltiche.

Il marconista della Collina Volpi (spentosi nel 1965), nonostante fosse stato accolto con tutti gli onori del caso e la sua figura avesse assunto i tratti eroici tipici della propaganda fascista, dovette fare il benzinaio sulla via Ostiense per portare avanti la sua famiglia.

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