Primo Brown the Everlasting Joint, un anno dopo
Domani al Brancaleone si torna a ricordare David Primero Belardi, la “tigre” dell’hip hop romano, scomparso all’alba del 2016
Raccontare la figura di Primo Brown non è semplice. Forse è più facile ricordarlo attraverso la sua musica, come hanno fatto le sue persone più care nel corso di questi ultimi mesi: poche parole, poche chiacchiere, poca retorica, ma solo tanta musica. Domani la trasmissione radiofonica Welcome 2 the Jungle dedica una puntata speciale a Primero. L’appuntamento è dalle ore 18 sulle frequenze di Radio Popolare Roma (103.3 FM) oppure in streaming su radiopopolareroma.it.
Un anno fa la notizia della scomparsa di Primo ebbe un effetto mediatico inaspettato; oggi il suo nome viene racchiuso in banali articoli del tipo “gli artisti scomparsi nel 2016” ecc…, linguaggio tanto caro all’informazione web del momento. E allora, a distanza di dodici mesi, vale ancora la pena spendere qualche parola su un personaggio e un’artista di spessore, che tanto ha lasciato e tanto ancora avrebbe avuto da dire. Per farlo è necessario tornare indietro, ai primi anni ’90, anche perché “provare” a raccontare Primero significa praticamente ripercorrere la storia dell’hip hop romano.
“Quattro ragazzini che nel 1992 s’inventavano il rap a Roma”. Così Simone Eleuteri, meglio conosciuto come Danno dei Colle der Fomento, ha voluto ricordare il suo amico Primo sul palco dell’Atlantico lo scorso 25 marzo. Un tuffo nel passato, che ci riporta in una città dove pochi ed entusiastici “pionieri”, tra cui Ice One, Mc Giaime o il breaker Crash Kid, scoprivano la cultura hip hop (e le famose quattro discipline: Writing, Breakdancing, DJing, MCing), e instancabilmente provavano a diffonderla nelle strade e nei club della Capitale. Erano gli anni delle “posse” e del rap militante ma anche delle prime jam improvvisate, dalla Galleria Colonna ai raduni presso piazzale Flaminio. È in questo contesto, dai contorni un po’ da leggenda metropolitana, che un giovanissimo Primo Brown entra in contatto con l’ambiente del nascente hip hop romano.
«Nel 1992 ho conosciuto David, ci aveva presentato Giorgio (Grandi Numeri) che avevo incontrato insieme a Simone (Danno) girando vicino piazza di Spagna – così racconta Massimiliano “Masito” Piluzzi dei Colle der Fomento – Quattro rapper a Roma e così abbiamo fondato gli FDC (Facce Da Culo) e passavamo le giornate provando i pezzi a casa oppure al Flaminio o davanti al negozio Babilonia in via del Corso. Quando stavamo da David attaccava il microfono e ci rappava le sue strofe, scriveva come un treno già al tempo (…) Provava i pezzi in camera fino a farli alla perfezione, correggeva e ripeteva come un professionista sotto contratto anche se non avevamo prospettive di uscire con il disco o concerti da fare. Non vedevamo l’ora di rappare da qualche parte e quando si presentava l’occasione in qualche club romano del tempo a fine serata era il più carico quando salivamo, stava tutta la sera col vinile in mano della strumentale che dovevamo usare e quando toccava a noi gli brillavano gli occhi e dava il massimo anche per un pubblico clubbarolo, poco interessato al rap italiano, che ci guardava come alieni…».
Artisticamente parlando, le strade di questi “padri fondatori” dell’hip hop romano si divisero presto, anche se non mancarono amicizia e collaborazioni. Primo e Grandi Numeri si unirono a Dj Squarta e formarono i Cor Veleno; il Danno e la Beffa (poi Masito) si uniranno a un “senatore” del rap come Ice One per formare i Colle Der Fomento. In mezzo alle loro storie prese forma il collettivo artistico Rome Zoo, intorno ad altre figure fondamentali per l’epoca, come Piotta e i Flaminio Maphia ma anche, soprattutto, a rapper del calibro di Gufo (Supremo 73) China (Amir) e Sparo Manero (il Turco). Con l’uscita de “La Banda der Trucido” , nel 1997, firmato dai ventuno artisti del collettivo romano (da qui il titolo della traccia “21 Tyson” dei Cor Veleno) anche Primero entrò a pieno titolo tra i grandi del rap capitolino.
Con i Cor Veleno e da solista Primo Brown ha inciso moltissimo (13 album). Ha rappresentato la scena underground, si è inoltrato in esperimenti che, per la “critica”, si avvicinavano alla sfera del rap commerciale, ha conosciuto la produzione di una major come la Sony Music per poi tornare indifferentemente all’autoproduzione, senza mai essere incoerente, restando “sempre grezzo” e soprattutto se stesso. Inutile consigliare album o canzoni da ascoltare, in qualsiasi fase della sua carriera di rapper Primo ha sempre avuto qualcosa da dire. Per avvicinarsi ulteriormente al personaggio Primero vale la pena andarsi a sentire delle vecchie o più recenti interviste, di quelle fatte alla buona, per strada o in qualche studio di qualche piccola emittente, a volte semplici spot-lancio per un concerto o un nuovo album. Sono le rare occasioni in cui è possibile intravedere un Primo sorridente e scherzoso con gli amici di una vita come Squarta, comunque sempre determinato e intento a dare un senso a se stesso e alla sua musica, critico ed autocritico di fronte a questioni sempre calde, dicotomie del tipo vecchia-nuova scuola, mainstream-underground o l’avvento del web nel mondo della musica e il suo spregiudicato utilizzo nei nostri giorni. Nel sentirlo parlare i “conti tornano” con molte delle sue rime: Primo era uno “spirito libero” come lo ha ricordato Danno in più occasioni. Seppur insofferente all’evoluzione “superficiale” dell’hip hop, Primero non si è mai accomodato sul piedistallo di “re dell’underground” ma ha sempre cercato il buono nei più giovani, trovando di conseguenza nuovi stimoli nella sua carriera di artista.
In un’intervista a RapTV del 2011, in occasione della presentazione dell’album “Qui è selvaggio” prodotto insieme a Squarta, Primo spiegò in poche battute la sua visione di fare hip hop: «L’intento del disco non è solo quello di condividere gli aspetti più stilistici del rap ma cercare di avvicinare i momenti del live a una riflessione su quello che si sta dicendo nei testi, che è un po’ la visione radicale di come era l’hip hop quando eravamo “più piccoli”… d’altra parte non ci interessa fare un passo così indietro e relegare il rap a qualcosa di nostalgico, anzi, siamo fautori di quello che sta accadendo all’hip hop, cioè del fatto che sia stato “sdoganato” a una massa sempre più grande di gente. Chiaramente il prezzo da pagare è quello di vedere tanti fagiani scatenati a causa della diffusione ossessiva dei propri cinque minuti di gloria, ma contiamo ovviamente sulla selezione naturale… Vogliamo ricordare che anche noi, quando eravamo pischelli, abbiamo vissuto lo stesso tipo di ostracismo da parte della vecchia scuola di allora».
In un’altra intervista del 2012 a Fuso Radio Primo si sofferma sulle c.d. “etichette” di mainstream e underground in relazione al suo percorso musicale: «Delle etichette ce ne hanno bisogno gli addetti ai lavori, sono loro che hanno bisogno di queste distinzioni. Per quanto mi riguarda l’ho sempre assecondate, mi è capitato di condividere il palco con innumerevoli artisti underground… ma nel momento in cui si è trattato di collaborare con Jovanotti, i Negrita, Roy Paci o i Linea 77 siamo sempre stati contenti di farlo… alternare le due cose ci ha permesso di restare coi piedi per terra, perché un giorno passavi dal suonare davanti a più di diecimila persone e quello seguente magari lo facevi a San Lorenzo o a Trastevere, in un pub dove il contatto più ravvicinato e animalesco con il pubblico ti restituiva una dimensione più viva, più vera, più tua».
Non vi è un capitolo finale nella parabola di Primo Brown. Neanche dal 31 dicembre 2015. Le manifestazioni in suo nome si sono succedute per tutto il 2016. Il 7 gennaio dello scorso anno al Brancaleone tutta la King Kong Posse, e gli amici di sempre, hanno passato la musica di Primero per quasi nove ore di fila. Il 25 marzo un bagno di folla ha invaso l’Atlantico per il “Primo Tribute” . Anche fuori dalla Capitale non sono mancate iniziative dedicate a lui, come a Cantù lo scorso 4 giugno per la jam “Back To The Roots“. Il 24 giugno ha avuto grande impatto l’uscita dell’inedito “A pieno titolo”, con le ultime rime di Primero, insieme a Grandi Numeri e Danno, prima del sopravvento della malattia che lo ha stroncato a soli 39 anni. L’ultimo omaggio, invece, è proprio di questo 2017 ed è il nuovo singolo e videoclip di Piotta “Di noi” con tanto di immagini inedite che rievocano quei mitici anni ’90. L’appuntamento con la storia dell’hip hop è domani al Brancaleone (dalle ore 18 via Levanna 11, zona Montesacro) per il “Primo Brown the Everlasting Joint”.

