Cultura

Pubblicato il 25 aprile 2016 | da Irene Iodice

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Di Piazze in Piazza, un viaggio storico-architettonico

"Piazze in piazza" di Giampiero Castellotti, un percorso attraverso i punti chiave di ogni città: le piazze.

Ogni piazza è una festa e una baracca
con mille suoni, cento ritmi e nuovi amori
e i racconti di tante storie.
Il treno dei folli – Modena City Ramblers

La piazza è da sempre il luogo di aggregazione per eccellenza.
Il mercato, le assemblee, le esecuzioni, le rivolte, le processioni, le feste.
Potere politico, religioso, sociale e culturale.
Tutto, nel corso dei secoli, ha avuto come sfondo la piazza.

Specchio di società e popolazioni la piazza (con le sue più svariate funzioni) è la protagonista di un’indagine storico-architettonica a cura di Giampiero Castellotti, giornalista, consulente di enti locali, sindacati e onlus e collaboratore con il Millepiani Coworking.

Dopo le ricerche ha realizzato il saggio “Piazze in piazza” (con la prefazione di Giuseppe de Rita e un poemetto finale di Pasquale Panella), pubblicato nel 2016.

Il percorso inizia nei villaggi preistorici del neolitico, passa per Knossos e la sua prima piazza chiusa; per Micene; per l’Agorà greca di V secolo a.C., il luogo della democrazia; per il Foro Romano, sede delle istituzioni politiche e giudiziarie; e si sviluppa nei secoli del Medioevo e delle sue strutture provvisorie alte e pigiate; del Rinascimento toscano (con Pienza come esempio chiave) e del Barocco siciliano, con le loro piazze scenografiche e monumentali.
Attraversa poi il 1800 e i suoi moti rivoluzionari, in cui la piazza diventa luogo di contrapposizione politica; attraversa gli anni delle rivolte in piazza e del fascismo (che inizia con i discorsi di Mussolini in Piazza Venezia a Roma e finisce con l’esposizione del suo cadavere in Piazzale Loreto a Milano); attraversa il dopoguerra, e i comizi in piazza e le manifestazioni finite nel sangue; poi gli anni ’60 e le piazze sindacali, le lotte studentesche, operaie, antirazziali, il movimento hippie, gli anni di piombo; gli anni 2000 con “politiche-televisive” e scontri fra cittadini e forze dell’ordine fino ad arrivare al ruolo della piazza di oggi.

Abbandonata per i “non-luoghi” commerciali (outlet e supermarket) e per le piazze digitali, la piazza oggi è solo uno spazio di passaggio, di transito, di spartitraffico veicolare, di parcheggio, di informazione viaria.
Preoccupa molto Castellotti infatti, quello che lui stesso definisce lo “stato di salute” delle piazze, dei loro monumenti e dei loro reperti scultorei.
I cartelli pubblicitari e stradali con indicazioni per altri posti stravolgono l’assetto estetico dell’idea di piazza, sempre stata oltre a ruolo di rappresentanza politica e sociale, uno spazio culturale e artistico-architettonico, che spesso fungeva anche da “polmone verde” per la presenza di parchi e giardini.
L’abbandono di questi spazi è sinonimo di perdita della collettività e dell’identità aggregante per un’individualità divagante.

Un saggio di denuncia che vuole mobilitare i cittadini a ri-credere nelle loro piazze perché sinonimi di identità e costumi.
Infatti, il sociologo Giuseppe De Rita, scrive nella prefazione del libro «Lo stesso nostro linguaggio è ricco di riferimenti alla piazza (mettere in piazza, scendere in piazza, movimenti di piazza, fare piazza pulita, contrapporre la piazza) quasi a certificare che la nostra storia è fatta di una dialettica fra potere e contropotere giuocata sui territori urbani.»

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