Cultura

Pubblicato il 12 maggio 2013 | da Irene Salvi

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Parole per il carcere

Al Teatro Palladium la quarta edizione di “Note galeotte”, manifestazione musicale per il reinserimento socio-lavorativo delle persone detenute

 

Per una sera, sul palco del Palladium, un altro mondo è sembrato possibile: un mondo in cui si possa parlare di carcere, e dei percorsi di lavoro e di vita delle persone che l’hanno vissuto, senza cadere nella tentazione dei buonismi e delle ipocrisie da campagna elettorale.

Nel corso della IV edizione della manifestazione, organizzata dall’associazione “Il Viandante” in collaborazione con il Municipio VIII (ex XI) si è parlato di progetti concreti per consentire a chi esce dal carcere di costruirsi un’alternativa, spezzando il circolo vizioso che troppo spesso ne imprigiona l’esistenza ben oltre il termine legale della pena. Con questo scopo nascono i progetti “Sportello Rebibbia” – che mira al reinserimento professionale di persone detenute, ex detenute o in esecuzione penale esterna residenti nel Municipio – e “Belli come il sole”, che guarda in particolare all’emergenza dei bambini in carcere con le madri detenute. Nella stessa direzione muove l’Infobox di via Tito, spazio che il Municipio ha messo a disposizione delle Associazioni per consentire attività ricreative e di contrasto all’esclusione sociale: il sostegno delle istituzioni locali è stato ribadito sul palco nelle parole del Presidente del Municipio Catarci e di Carla Di Veroli, neo-vice Presidente e già Assessora alla pari Opportunità.

Sul palco le parole affilate dei rapper Amir, Primo dei CorVeleno, Mezzosangue, Sace, Alessandro Ray, White Boy e Dj Danny Beatz si sono  alternate alle composte letture di Nerina Marchioni, autrice di “Sempre e comunque”.In scena anche Erri De Luca, che meglio di tutti sintetizza la difficoltà che s’incontra nell’affrontare questo tema quando dice che «Come poeti che scrivono poesie per non vedenti, così noi parliamo di carcere, dalla libertà». Speriamo che questa e altre occasioni servano a tutti per aprire gli occhi su un mondo – quello dentro – che ci riguarda tutti e tutte più da vicino di quanto non ci piaccia pensare.

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