Cultura

Pubblicato il 29 ottobre 2014 | da Silvia Talini

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Garantismo penale e contrasto all’emarginazione

In occasione dei 250 anni dalla pubblicazione "Dei delitti e delle pene", Roma Tre promuove una due giorni di incontri sul pensiero di Cesare Beccaria, il giurista-filosofo che ha influenzato la politica criminale negli ultimi due secoli

Divieto di tortura, impossibilità di arresti arbitrari, laicizzazione del diritto penale e abolizione della pena di morte: sono solo alcune delle idee riconducibili a Cesare Beccaria che hanno influenzato l’assetto dei sistemi punitivi. Ma non si tratta di conquiste pienamente acquisite. Le insistenti politiche repressive messe in campo negli ultimi anni – ne sono tipica espressione le scelte compiute in materia di immigrazione e droghe – hanno condotto a una progressiva erosione delle garanzie penali, aumentando il fenomeno della detenzione sociale composta da tossicodipendenti, stranieri e persone a rischio di emarginazione. A distanza di 250 anni dalla pubblicazione “Dei delitti e delle pene” c’è allora da chiedersi quanto il garantismo penale possa ancora influire sulle scelte di politica criminale e sul superamento di quello che appare ancora oggi un sistema fortemente repressivo.

Una riflessione proposta dal convegno “Passato e futuro del garantismo”, in programma oggi pomeriggio e domanipresso l’Università Roma Tre e organizzato dal Master Diritto penitenziario e Costituzione in collaborazione con l’Associazione Antigone.

Nelle due sessioni, che si svolgeranno presso il Dipartimento di Giurisprudenza, si incroceranno saperi storici, filosofici, giuridici e sociologici per indagare su quanto il pensiero di Beccaria abbia inciso – e possa incidere – sulle scelte di politica criminale. Le riflessioni giuridiche lasceranno spazio a una ragionamento più ampio, un momento per riflettere sulla criminalizzazione dei fenomeni sociali e sulla necessità di adottare effettive politiche di welfare in grado di promuove percorsi di inclusione su larga scala e a lungo periodo.

Ciò che emerge dal pensiero Beccaria infatti è un’accezione ampia del concetto di sicurezza che si trasforma da semplice lotta al crimine a strumento di contrasto delle politiche di esclusione sociale. L’esigenza di sicurezza, dovrebbe allora tradursi in un radicale mutamento delle politiche penali; un mutamento in grado di ricondurre al centro del sistema l’individuo e i suoi diritti. Si tratta di un imperativo rivolto alle forze politiche attuali e future, basato sull’assunto secondo il quale, riprendendo un passo dell’opera di Beccaria «non può esservi spazio per la libertà e per la garanzia dei diritti ogni qual volta le leggi permettono che in alcuni eventi l’uomo cessi di essere persona e diventi cosa» (“Dei delitti e delle pene”).

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