Cultura

Pubblicato il 16 gennaio 2016 | da Alessandro Stoppoloni

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Avrei voluto essere Pantani

Fino a domenica 17 gennaio al Teatro Ambra alla Garbatella un monologo di denuncia nei confronti del doping e dell'apparato che da anni ruota intorno a questo sistema

Non è facile parlare oggi di Marco Pantani e della sua storia. Se si sceglie di farlo è necessario trovare una buona chiave di lettura. Davide Tassi nel monologo “Avrei voluto essere Pantani” che ha debuttato questa settimana al teatro Ambra alla Garbatella (fino a domenica 17 gennaio) assume le sembianze e il punto di vista di uno dei tanti gregari che insieme a Pantani hanno corso e che, al contrario del ciclista romagnolo, sono rimasti nell’ombra, spesso senza vincere nemmeno una tappa. Di solito pensiamo ai campioni, a quelli che hanno vinto e ci hanno fatto divertire. Gli altri passano in secondo piano, defilati. Il gregario senza nome di Tassi potrebbe essere uno dei tanti corridori degli anni ’90. L’autore l’ha costruito a partire da un lungo e ampio lavoro di ricerca a cui hanno contribuito anche degli ex corridori come Filippo Simeoni, uno dei pochi ad avere ammesso di aver fatto uso di sostanze dopanti e che per questo si è meritato l’inimicizia di Lance Armstrong, tirato in ballo dalle sue dichiarazioni per la comune frequentazione del medico Michele Ferrari. Il gregario racconta la carriera di Pantani fra vittorie e incidenti fino al 1999, fino alla tappa di Madonna di Campiglio in cui durante un normale controllo antidoping dell’Unione Ciclistica Internazionale il tasso di ematocrito (la parte solida del sangue) di colui che stava per vincere nettamente il Giro d’Italia per il secondo anno consecutivo risultò di poco superiore al limite del 50%. Pantani fu squalificato e quel giorno perse molto più di una competizione ciclistica. Tassi inizia quindi un dialogo con Sandro Donati, allenatore di atletica leggera che ora si sta occupando della preparazione del marciatore Alex Schwazer e che alla lotta al doping ha dedicato tanti sforzi e diverse pubblicazioni. Nel dialogo con Donati il gregario dà voce a chi ha immaginato (e forse ancora immagina) Pantani come vittima di un complotto ordito da qualcuno che finora è sempre rimasto nell’ombra. Progressivamente però emerge un’altra interpretazione legata alla struttura stessa del mondo del ciclismo e dello sport in generale. Si parla del doping e soprattutto di chi lo ha foraggiato e protetto pur avendo teoricamente il ruolo di controllore e di garante delle gare.

Quando si affronta il tema del doping e degli atleti dopati si finisce spesso per prendersela con chi ha assunto determinate sostanze per vincere, dimenticando che molti l’hanno fatto anche solo per poter rimanere in gruppo. Lo spettacolo di Tassi però porta chi assiste alle gare a riflettere anche sul proprio ruolo, sul ruolo di chi diventa un “consumatore” di sport. Riguardare oggi alcuni momenti delle gare ciclistiche degli anni ’90 può far venire la pelle d’oca. Allo stesso tempo però bisognerebbe interrogarsi sul perché nello spettatore determinate prestazioni non abbiano suscitato, almeno a livello generale e nell’immediato, dei dubbi. Confrontate con le gare odierne i continui scatti che caratterizzavano le tappe di montagna di quegli anni sembrano far parte di un altro ciclismo. Erano un vero e proprio spettacolo. A che prezzo però abbiamo assistito per anni a prestazioni simili? Al prezzo delle credibilità di uno sport che tuttora combatte con il fantasma molto concreto del doping. Da parte dello spettatore c’è la tendenza a esaltare prima e a condannare poi senza pensare che forse proprio la nostra voglia di divertirci guardando un certo tipo di gare ha influito sulla quantità di farmaci utilizzati durante le corse. Quando parliamo di Marco Pantani e dei suoi colleghi dovremmo interrogarci anche su questo.

“Avrei voluto essere Pantani”
di e con Davide Tassi e con la straordinaria partecipazione di Sandro Donati

Regia di Francesca Rizzi

  • 12/17 gennaio a ROMA (Ambra alla Garbatella)
  • 23/24 gennaio a CIVITAVECCHIA (Teatro Nuovo)
  • 30 gennaio a SEZZE (Teatro Remigio Paone)
  • 11/14 gennaio a ROMA (Teatro Studio Uno)
  • 27/28 febbraio a ROCCA DI PAPA (Teatro Civico)
  • 18 marzo ad ARSOLI (Teatro La Fenice)

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