Cinema OFF Cavalo dinheiro

Pubblicato il 3 maggio 2016 | da Alessandro Stoppoloni

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Cavalo dinheiro: la Storia del Portogallo, con occhi diversi

Il 7 maggio al cineclub Detour c'è un film da non perdere. Cavalo dinheiro, di Pedro Costa, si basa sulle memorie di alcuni immigrati capoverdiani che risiedono a Lisbona da anni e che hanno vissuto la storia recente del Portogallo

Il cineclub Detour (quartiere Monti, via Urbana, 107) si distingue nel panorama romano per offrire una programmazione mai scontata e attenta a circuiti di distribuzione che solitamente hanno meno possibilità di emergere. Il film portoghese Cavalo dinheiro (Cavallo denaro, 104′, 2014) presentato lo scorso 30 aprile alla presenza del regista Pedro Costa si inserisce perfettamente in questa prospettiva. Premiato nel 2014 al festival di Locarno per la miglior regia, Cavalo dinheiro viene ora distribuito in Italia da Zomia Cinema e da malastradafilm e sarà proiettato al Detour anche sabato prossimo, 7 maggio, in lingua originale portoghese con sottotitoli in italiano (inizio della proiezione alle 20.30, per assicurarsi i biglietti si consiglia di arrivare con qualche minuto di anticipo).

Il film di Costa si basa sulle memorie di alcuni immigrati capoverdiani che risiedono a Lisbona da anni e che hanno vissuto la storia recente del Portogallo (gli anni finali della dittatura, la rivoluzione dei garofani e gli anni della transizione democratica) da un punto di vista particolare. Guardando i giornali dell’epoca Costa si è reso conto che i neri non comparivano mai nelle fotografie, nemmeno in quelle di massa. Eppure erano presenti in Portogallo. Parte da qui il filo rosso del film che non si segue una trama lineare. Nel lavoro di Costa tempo e spazio si mischiano: ricordi legati all’infanzia a Capo Verde si sovrappongono al racconto della confusione e della paura che assalirono il protagonista, l’anziano Ventura, quando il 25 aprile 1974 i soldati portoghesi decisero di lasciare le loro caserme per porre fine alla dittatura di Marcelo Caetano (1906-1980) che pochi anni prima era succeduto ad António de Oliveira Salazar (1889-1970). I neri non erano affatto spariti, si erano nascosti mentre cercavano di capire che piega avrebbe preso la Storia.

La storia di Ventura e dei suoi compagni viene raccontata in modo apparentemente disordinato usando come scenografia posti di volta in volta diversi: da un ospedale a dei cunicoli di quella che sembra una prigione, da una fabbrica ormai abbandonata a delle conversazioni notturne all’aperto passando perfino per un ascensore. I dialoghi sono essenziali e spesso bastano le immagini a riempire da sole lo schermo e gli occhi degli spettatori: molte si basano su un uso magistrale dell’alternanza di luce e ombre, denotando una grande cura della fotografia e la necessità di confrontarsi anche con diverse forme d’arte.

Se la narrazione può in alcuni casi essere complessa i temi di fondo risultano però chiari: la crisi economica e soprattutto morale dell’Europa, rappresentata da un Portogallo che secondo Costa ha interiorizzato il suo ruolo imperiale. Dando la parola a chi si è trovato a fare i conti con quell’impero Cavalo dinheiro consente di cambiare prospettiva. Non è questo l’unico merito del film, ma è già un bellissimo risultato.

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