Dispacci

Pubblicato il 31 luglio 2016 | da Fabio Ferrari

0

Rifiuti elettronici, quando il riciclo è virtuoso per l’ambiente

Il corretto smaltimento di laptop, tablet e telefoni cellulari permetterebbe ogni anno di risparmiare diverse tonnellate di CO2 nell'atmosfera

Durante l’ultima campagna elettorale romana si è spesso parlato di ciclo di smaltimento dei rifiuti. Un tema sempre caldo, che ha anche visto qualche giorno fa la neo Sindaca Virginia Raggi protagonista di un blitz a Rocca Cencia, dove insieme all’assessora all’ambiente Paola Muraro è stato fatto un sopralluogo all’impianto di stoccaggio e separazione dei rifiuti dell’AMA.

Mossa mediatica o vera preoccupazione? Solo il tempo ci dirà se siamo o meno all’inizio di un processo di cambiamento reale. Intanto l’argomento, per quanto scottante e tristemente attuale, rappresenta una criticità di natura molto complessa della quale spesso si parla con termini inappropriati, soprattutto se si tratta di rifiuti particolari come ad esempio quelli derivanti dai vari dispositivi elettronici che affollano la nostra vita quotidiana.

I rifiuti elettronici, noti anche come RAEE (Rifiuti di Apparecchi Elettronici ed Elettrici) sono difficili da smaltire poiché al loro interno risiedono i materiali più disparati, da quelli tossici a quelli preziosi, ma anche perché la loro produzione è direttamente connessa ai volumi di vendita delle apparecchiature tecnologiche, che negli ultimi vent’anni non hanno mai smesso di crescere. In buona sostanza i RAEE spesso abitano nei nostri cassetti sotto forma di carica batterie, vecchi cellulari, lettori mp3, ma anche rasoi elettrici, asciugacapelli e quant’altro.

La Commissione Europea già dai primi anni 2000 ha emanato direttive volte a regolamentare la gestione dei RAEE. L’ultima, del 2012, impone ai distributori l’uno contro uno, ossia il ritiro di un dispositivo elettronico obsoleto per lo smaltimento gratuito dopo l’acquisto di un altro.

Dallo scorso 22 luglio i grandi distributori di elettronica sono inoltre obbligati a raccogliere RAEE di piccolo taglio gratuitamente e senza l’obbligo di acquisto, il cosiddetto uno contro zero.

Il problema della produzione di questo tipo di rifiuto è stato (ed è) ulteriormente aggravato delle grandi aziende produttrici, le quali adottano strategie di obsolescenza programmata, ossia pianificando il tempo di vita del dispositivo prima della distribuzione in modo tale da indurre il consumatore ad acquistarne uno nuovo in un tempo più o meno stabilito. Ovviamente tali strategie non sono mai state di pubblico dominio, di certo non farebbe piacere ai consumatori sapere di essere presi in giro.

A tal proposito sembra che la politica si stia muovendo, seppur con le difficoltà del caso, per contrastare questo fenomeno, nel frattempo gli affari vanno avanti e i rifiuti continuano ad accumularsi.

L’obsolescenza programmata non è legata esclusivamente alla progettazione ‘fisica’ dell’oggetto elettronico ma anche nella sua parte ‘astratta’. Se consideriamo un PC aziendale con Windows o un Mac con OSX,  si stima che ciclo di vita di questi dispositivi sia di circa soli 3 anni.

Una breve vita che non dipende dalla scarsa qualità dei materiali con cui sono costruiti laptop, tablet e affini, ma dalle richieste di continui aggiornamenti che richiedono i sistemi operativi, motori del dispositivo, e che richiedono dunque l’apporto di nuove risorse.

Per sopperire alle continue richieste di aggiornamento, le alternative possibili sono l’acquisto di un PC più potente, l’acquisto di componenti più potenti, oppure rimanere nel passato per quanto possibile. Da ultimo, esiste la possibilità di passare a sistemi operativi Liberi e gratuiti che permettono allo stesso tempo di abbattere i costi delle licenze e di raddoppiare la vita media di un computer: GNU/Linux.

Tuttavia l’integrazione di Linux negli uffici aziendali risulta ancora molto difficoltosa per le compagnie e la maggioranza delle aziende preferisce farsi carico dei costi di licenza dei software. Quando le macchine sono da cambiare le aziende hanno davanti tre strade. La prima è quella di donare le macchine assieme agli oneri di smaltimento, venderle a prezzi agevolati per i dipendenti o pagare lo smaltimento.

Su una di queste strade s’inserisce Binario Etico, cooperativa nata 10 anni fa, che ha avuto un’ottima intuizione: il trashware, ossia il ri-utilizzo di vecchi computer revitalizzati con Linux e rivenduti a basso prezzo, offrendo inoltre supporto a piccole e medie aziende per la migrazione a sistemi Liberi. Di recente tramite Re-ware (spin-off di Binario Etico) e Legambiente Lazio è stato avviato anche il progetto re-school per portare PC revitalizzati da re-ware nelle scuole pubbliche.

I vantaggi  di un’economia del riciclo per il settore dell’elettronica sono tanti. Secondo il Green economy report  del consorzio Remedia,  il corretto smaltimento di questo tipo di rifiuti permetterebbe ogni anno di risparmiare tonnellate di CO2 nell’atmosfera,  e allo stesso tempo portebbere ad una drastica riduzione e risparmio delle importazioni delle materie prime con si fabbricano i tanto richiesti dispositivi.


Autore



Back to Top ↑