Resistenze

Pubblicato il 14 maggio 2016 | da Fabio Ferrari

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Elezioni, tsunami o resilienza?

Campagna elettorale e problemi burocratici hanno stravolto lo spettro dell’offerta elettorale. Tanti candidati e poche idee per Roma

Pazze elezioni. Se delle amministrative romane del 2016 non rimarrà traccia in quanto a proposte di riforma della città, sarà difficile dimenticarne la vivace campagna elettorale.

Ripetuti colpi di scena, candidati a bizzeffe, ritiri improvvisi di liste e candidati. Nonostante le poche le idee in campo il balletto dei protagonisti ha contribuito a non far annoiare il pubblico.

Il municipio VIII si è confermato baluardo della sinistra. Un risultato ottenuto per esclusione, dato che Sel-Sinistra Italiana – che al comune ha candidato Stefano Fassina – ha visto le sue liste escluse dalla competizione elettorale per vizi di forma nella presentazione dei moduli. Harakiri anche per il candidato sindaco dunque, la cui performance era stimata al 3%.

Quel che resta a sinistra del Pd avrà una sua rappresentanza nel solo municipio VIII, dove il presidente uscente Andrea Catarci, sentendo puzza di bruciato nell’entourage fassinista, ha fatto presentare da un suo consulente personale le liste civiche a lui collegate (Cittadini per Catarci e Sinistra per Catarci) candidandosi regolarmente per un nuovo mandato. Ultimo dei moicani.

Problemi di perizia nella presentazione dei moduli elettorali anche per altre due formazioni nell’VIII Municipio. Il Movimento 5 Stelle, inizialmente escluso per vizi di forma, successivamente riammesso ha finalmente potuto presentare il proprio candidato presidente: Paolo Pace.

Grane analoghe in casa Meloni (ed è proprio il caso di dirlo, visto che la candidata sindaco ex Alleanza Nazionale è originaria della Garbatella e ha il suo comitato elettorale alla Montagnola). Anche Fratelli d’Italia è stata esclusa dalla competizione nel nostro municipio per vizi nella presentazione delle liste. E doppia è stata la beffa quando il suo rappresentante locale più in vista, Andrea Baccarelli, ha cambiato casacca.

In soli sei giorni, da candidato presidente di Fdi, il buon Baccarelli – accompagnatore di Salvini nelle sue goffe apparizioni in VIII – è saltato sul carro di Forza Italia, candidandosi come consigliere municipale a sostegno delle liste di Alfio Marchini. Il bel palazzinaro, nonostante un’aggressiva campagna elettorale anti casta da candidato indipendente, dopo il ritiro del forzista Bertolaso ha accettato l’abbraccio mortale di Silvio Berlusconi.

Dopo diverse consiliature il Partito Democratico gioca a Roma la sua prima partita senza l’alleanza del centrosinistra. Travolto da Mafia Capitale e commissariato per scelta di Matteo Renzi, nel post Marino il Pd prova a non perdere troppo terreno proponendo un suo big come candidato. Si tratta di Roberto Giachetti, attuale vice-presidente della camera.

In municipio, dissolta l’alleanza con Catarci, per il Pd si è candidata l’attuale vicepresidente, Anna Rita Marocchi. Anche i democratici locali hanno ballato per un po’ su una possibile candidatura del loro uomo forte a Garbatella, Enzo Foschi.

Già consigliere regionale ed ex capo segreteria del sindaco Marino, dopo alcune settimane di incertezza Foschi ha deciso di rinunciare a causa di un’indagine giudiziaria in corso per peculato, abuso d’ufficio, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e truffa, indagine che vede coinvolti molti esponenti del Pd della Regione Lazio.

Con l’assenza della sinistra e la divisione del centro destra, la corsa per il Campidoglio sembra essere una partita a due tra Movimento 5 Stelle e Pd. Nella competizione per il Municipio VIII, la diversa forza degli attori in campo rispetto al livello cittadino riserva invece sorprese per il futuro dell’ente locale.

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