Il papa complice
Fenomeno mediatico, Papa Francesco appare una figura rivoluzionaria dei giorni nostri. Ma il suo recente passato parla di tutta un'altra storia. I Complici - Conversazioni con Horacio Verbitsky su chiesa, dittatura ed economia (a cura di Nadia Angelucci e Gianni Tarquini)
A Natale di solito siamo tutti più buoni, ma quest’anno le coscienze sono particolarmente appagate perché, di fronte a un mondo sempre più pieno di guerre, povertà e discriminazione, abbiamo ritrovato un’importante figura che da qualche tempo si erige a baluardo di denuncia delle ingiustizie sociali: il papa.
Il giubileo è ormai iniziato da qualche settimana e nel giorno più importante per il cristianesimo Francisco I nella sua omelia ha attaccato la società basata sul consumismo e sulla cultura dell’indifferenza, chiedendo la pace in Palestina e accoglienza per i migranti in fuga dalla guerra. A ottobre del 2014 il papa aveva persino ricevuto i movimenti popolari in Vaticano, parlando di precarietà, pace ed ecologia. Se facessimo un raffronto con i tempi in cui il soglio pontificio era presenziato da Benedetto XVI, sul cupolone ci aspetteremmo quasi di vedere campeggiare la bandiera rossa. Quasi.
In una periodo in cui il cattolicesimo è travolto dagli scandali – la pedofilia della curia statunitense, l’attico multimilionario del cardinal Bertone, i cinquecentomila euro delle elemosine rubati dall’abate di Montecassino per ecstasy e hotel di lusso – la figura di Jorge Mario Bergoglio ha l’utile funzione di tappabuchi nelle falle morali della millenaria chiglia della Chiesa.
Il papa, con la sua potente carica comunicativa rivolta in favore dei più deboli, potrebbe far recuperare credibilità alla Chiesa. Francisco I, proveniente dal continente che più sostanza ha dato nell’ultima decade alle forze progressiste, è veramente una felice anomalia?
Per chi è desideroso di capire chi è il primo papa sudamericano è fondamentale conoscerne la storia. Un passato che lo vede connivente dei militari argentini nel buio periodo della dittatura (1976-1983), stagione oggetto di studio del noto giornalista investigativo argentino Horacio Verbitsky e il cui ruolo è al centro dell’analisi nel dialogo con gli Nadia Angelucci e Gianni Tarquini, autori de I Complici.
Fondatore del quotidiano argentino Página/12 insieme ad un “certo” Eduardo Galeano, grazie alle sue inchieste giornalistiche Verbistky ha indagato a fondo su un regime che in pochi anni si è reso responsabile di oltre trentamila morti e desaparecidos. Primo nell’intervistare e riportare le rivelazioni di uno dei torturatori, con il suo accurato lavoro di ricerca ha permesso che si facesse luce sulle complicità godute dai militari nel compiere la loro opera di “pulizia”. E tra i vari settori corresponsabili c’era la curia argentina, di cui Jorge Mario Bergoglio ai tempi era superiore provinciale dei gesuiti di Buenos Aires.
Ne I Complici Verbitsky racconta, con riferimenti attentamente documentati, come attraverso il suo lavoro di ricerca fossero emerse le responsabilità di Bergoglio nel permettere che i militari sequestrassero e torturassero due gesuiti – padre Jalics e padre Yorio – che operavano nei quartieri poveri, ritenuti pertanto vicini ai sovversivi. E dopo cinque mesi di detenzione illegale e la liberazione, alla richiesta di rinnovo del passaporto da parte di uno dei due sequestrati, l’aiuto prestato dal futuro Francisco I è ambiguo:
“Il primo documento (ritrovato) – racconta il giornalista nel libro – è una lettera manoscritta di Bergoglio, con il timbro della compagnia di Gesù, in cui si chiede al governo argentino di permettere il rinnovo del passaporto di Jalics, senza l’obbligo di rientrare in Argentina… Il secondo è una lettera in cui il direttore del culto cattolico della Cancelleria raccomanda di rigettare la domanda di rinnovo del passaporto sulla base degli antecedenti del sollecitante che erano stati forniti dallo stesso padre Bergoglio, il quale firmava la nota con la raccomandazione specifica che non si desse seguito a quanto richiesto. Bergoglio sopra il tavolo chiedeva un favore e sotto diceva di non darvi seguito. Questo per me è la sintesi perfetta del suo modus operandi”.
Ricco di spunti, spigliato e oggi più che mai attuale, I Complici ci può aiutare a comprendere un personaggio pubblico che è diventato un vero e proprio fenomeno mediatico, “una rockstar”. Uno strumento utile per capire se, una volta eletto papa, Jorge Mario Bergoglio si sia ravveduto e si stia efficacemente impegnando per un mondo più giusto o se sia invece rimasto fedele al suo mondo e al suo metodo, agitando gattopardoscamente una comunicazione “rivoluzionaria” per far si che nulla cambi nella tradizione millenaria di santa madre chiesa.

