Dispacci integrazione

Pubblicato il 17 dicembre 2015 | da Redazione

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A Roma Tre una giornata di sport, diritti e integrazione

"Un calcio al pregiudizio. Lo sport come strumento di integrazione", è l’evento in programma il prossimo lunedì presso l’aula Magna del Dipartimento di Giurisprudenza, Roma Tre (ore 11.00).

Più volte ci siamo occupati dell’’esperimento calcistico dell’Atletico Diritti, giovane squadra di terza categoria nata nel 2014 e composta da migranti, rifugiati, detenuti, ex detenuti e studenti universitari. Il singolare, quanto ambizioso progetto calcistico ha attirato l’attenzione del giovane regista, Alessandro Marinelli che – in collaborazione con Simona Messina – ha prodotto il documentario “Frammenti di Libertà” proiettato il prossimo 21 dicembre presso l’Aula Magna del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Roma Tre in occasione dell’incontroUn calcio al pregiudizio. Lo sport come strumento di integrazione“. All’evento, coordinato dal Prof. di Diritto costituzionale Marco Ruotolo, parteciperanno il giudice costituzionale Nicolò Zanon e il dirigente sportivo – ed ex calciatore – Demetrio Albertini, a testimonianza che il calcio può divenire un importante punto di incontro tra sport e promozione dei diritti umani

In vista di questo incontro di seguito ripubblichiamo l’intervista ad Alessandro Marinelli e Simona Messina, autori del documentario su Atletico Diritti

Frammenti di Libertà, il calcio è una storia da raccontare

Carolina Antonucci, 5 novembre 2015

Alessandro Marinelli è un documentarista e un montatore; oltre alla laurea in Cinema che ha conseguito all’Accademia delle Belle Arti di Roma (RUFA), ha frequentato la Scuola biennale di Montaggio presso la N.U.C.T. (Nuova Università del Cinema di Roma). Dopo essersi occupato ad inizio carriera di opere di fiction ha preferito dedicarsi al genere documentaristico che risponde al suo grande interesse per la realtà, in grado di “offrire storie ad un’intensità molto più forte di qualunque storia di finzione edulcorata”. Ora è documentarista, regista e montatore, per Rai Cinema.
Simona Messina ha lavorato per Sky, Rainbow CGI animazione 3D e ora è assistente al montaggio per Rai Cinema dove ha lavorato, insieme ad Alessandro Marinelli su diversi documentari sociali.
Con il documentario “Pino Masciari – storia di un imprenditore calabrese”, Alessandro Marinelli, coadiuvato anche in questa occasione da Simona Messina, ha vinto nel 2014 il prestigioso Premio Ilaria Alpi come Miglior Documentario. Questo documentario, che è stato poi acquistato dalla Rai e trasmesso sia su RaiNews che su RaiTre, racconta la storia dell’Imprenditore Pino Masciari vittima dalle organizzazioni ‘ndranghetiste e costretto, dopo averle denunciate, ad entrare assieme alla sua famiglia in uno speciale programma di protezione.
Veniamo ora a “Frammenti di Libertà” [VEDI IL PROMO]  questo documentario che è stato presentato al Festival Internazionale di Siena e, il 29 ottobre scorso fuori concorso, come “evento speciale” al Festival Internazionale sui Diritti Umani di Todi. Sono tante le storie che il documentario racconta, senza l’ausilio di interviste frontali. Momenti di quotidianità e di intimità dei personaggi coinvolti nella squadra.

Alessandro Marinelli, puoi spiegarci come hai scoperto la realtà della Polisportiva Atletico Diritti?

«Ho letto su un quotidiano nazionale la storia della Polisportiva Atletico Diritti. Il mio percorso professionale è da sempre incentrato sul tema dei Diritti Umani; sono un appassionato di calcio che è anche lo sport che ho praticato fin da bambino, nel mio paese. Ho smesso proprio arrivando a Roma. Dunque l’Atletico Diritti mi è fin da subito apparso come un soggetto ottimo per un documentario. Ho voluto raccontare questa esperienza, ho pensato che all’interno dell’Atletico Diritti avrei potuto trovare tutte quelle storie in grado di raccontare tutte le difficoltà della contemporaneità: l’integrazione e la piaga del razzismo. Mi sembrava un lavoro che poteva essere molto attuale, proprio mentre l’Italia vedeva quotidianamente l’arrivo sulle proprie coste di richiedenti asilo, profughi e uomini e donne in fuga da guerre e da Paesi economicamente al collasso».

Dunque, nonostante si tratti di una “semplice” squadra di pallone, l’Atletico Diritti è diventata un soggetto perfetto per il tuo Documentario.

«Solitamente nei documentari si cerca sempre la storia “forte”, soprattutto da un punto di vista emotivo. Credo che “Frammenti di Libertà” riesca a rappresentare una novità e ad essere al contempo originale e in controtendenza anche in questo. Infatti ho voluto raccontare la complessità e la drammaticità di alcune esperienze di vita quotidiana nella cornice di una realtà positiva. La Polisportiva Atletico Diritti è qualcosa di unico e bello, è qualcosa che funziona veramente per questo andava raccontato secondo me. È facile parlare in astratto di valori, meno facile è realizzarli nel concreto. Atletico Diritti lo fa: c’è solidarietà, amicizia, aggregazione, integrazione, rispetto, fratellanza, tra persone diverse per esperienza di vita, per sesso, etnia, religione.
E diviene ancora più importante oggi,quando vediamo quotidianamente razzismo e intolleranza, raccontare che una convivenza diversa è possibile, oltre che necessaria.»

Come è stato lavorare per questo documentario?

«Divertente. Ho cominciato a seguire la squadra, ad intervistare i giocatori. Non ci siamo limitati al campo da gioco e da allenamento. Ho seguito atleti, mister, dirigenti e tutte le persone che ruotavano intorno alla squadra nelle loro attività quotidiane: centri di accoglienza, centri di detenzione, nelle case, all’università per raccontare a 360 gradi questa storia.
Ho seguito la squadra per tutta la stagione e alla fine è venuto fuori “Frammenti di Libertà”».

Ci è stato detto che hai deciso di rimanere? È vero?

«Come ho detto la scorsa stagione ho seguito l’Atletico Diritti praticamente ad ogni partita. Oltre ad essermi affezionato al gruppo e al progetto, ho pensato che mi sarebbe piaciuto di contribuire ulteriormente, nel mio piccolo, alla squadra al di là delle riprese.
Così anche per ricominciare a fare sport da settembre ho iniziato la preparazione atletica con la squadra e, traguardo che mai avrei pensato di raggiungere, il Mister decide di tesserarmi! È finita che sto giocando. Voglio dire che uno dei motivi per cui sto giocando è anche perché la burocrazia legata al tesseramento dei calciatori non italiani presso la Lega Nazionale Dilettanti è lunghissima. Stiamo ancora aspettando che alcuni nostri compagni possano giocare, anche quei ragazzi stranieri che l’anno scorso erano tesserati; nel frattempo cerchiamo di farci valere!».

Per chi fosse interessato a proiettare il documentario può contattare gli autori attraverso la pagina facebook Frammenti di Libertà.

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