Italian Offshore, la libera inchiesta sulle trivellazioni nostrane
Un documentario di inchiesta sulle lobby del petrolio indaga sul proliferare di concessioni estrattive offshore concesse dal decreto Sblocca Italia
Quando si ha a che fare con le notizie riguardanti l’ambiente e il suo inquinamento, l’approfondimento dei contenuti proposti è un dovere, una “regola aurea”. E’ infatti fondamentale analizzare le informazioni offerte scavalcando la prima ondata di nozioni e contenuti superficiali con i quali il pubblico viene bombardato non di rado a scopi manipolatori.
Ad una settimana dalla fine della conferenza parigina COP21 sui cambiamenti climatici, le informazioni che ci sono state restituite porterebbero a pensare che in un futuro non lontano il mondo si libererà dall’inquinamento. L’Occidente sta finalmente riducendo le sue emissioni dipendenti dalle fonti fossili e dopo decenni di crescita selvaggia i grandi “nuovi” inquinatori, con la Cina in testa, hanno pubblicamente dichiarato che intraprenderanno, finalmente, concreti sforzi al fine di invertire la rotta che porta al disastro climatico. Ma è veramente così? Oltre le dichiarazioni, come agiscono i decisori pubblici?
Nello Stivale, tra chi indaga sullo sfruttamento dissennato delle risorse del sottosuolo e la connessa distruzione dell’ambiente, ci sono persone che hanno fatto dell’approfondimento la propria la “regola aurea”. E’ il caso del progetto di inchiesta Italian Offshore, dove un giornalista, un esperto di politiche ambientali e un documentarista hanno deciso di lavorare insieme per indagare sulla lobby del petrolio in Italia.
Al centro dell’inchiesta c’è l’impennata, negli ultimi due anni, di richieste e concessioni nel mercato estrattivo petrolifero del Belpaese. Un aumento avvenuto a seguito dell’approvazione del decreto Sblocca Italia che, nonostante la sostanziale insostenibilità economica per l’estrazione di petrolio nel territorio italiano, fornisce invece una spinta all’industria estrattiva tramite l’aggiramento delle normative ambientali e grazie alla concessione di un regime fiscale agevolato con sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili.
Senza contare, come spiegano gli esperti intervistati nel documentario, che il petrolio dei giacimenti nostrani è di difficile estrazione e di pessima qualità, elementi che comporterebbero tecniche di estrazione molto più incisive dal punto di vista ambientale. Ma c’è di più, perché una volta estratto il petrolio non potrebbe essere raffinato in Italia a causa della mancanza delle necessarie infrastrutture industriali, venendo dunque a mancare gli introiti dalla sua raffinazione (e vendita). Oltre il danno, la beffa.
L’idea è stata premiata come miglior progetto di inchiesta al DIG Documentari Inchieste Giornalismi 2015, sezione Focus on Italy, da una giuria composta da alcuni tra i più importanti nomi del giornalismo di inchiesta italiano e straniero. Inoltre, con i proventi del premio verrà finanziata la realizzazione del documentario.
Difatti Italian Offshore, oltre ad essere un progetto ancora in fase di realizzazione, vuole essere uno strumento di denuncia aperto alla partecipazione di chiunque voglia segnalare notizie interessanti sul mondo del petrolio offshore (la pagina facebook è lo strumento di contatto), quindi un microfono che ambisce a restituire voce ai territori e alle vertenze che sono il punto di partenza dell’inchiesta.
Tra queste, è emblematica la vicenda della piattaforma petrolifera abruzzese Ombrina Mare, il cui progetto di trivellazione al largo della costa chietina ha portato le popolazioni locali ad una imponente mobilitazione in opposizione ad un progetto di sicura devastazione ambientale, su cui il Ministero dello Sviluppo Economico è andato avanti nonostante l’approvazione di una legge di tutela ambientale sul Parco Marino della costa dei trabocchi, ovvero proprio di fronte a dove dovrebbero realizzarsi le trivellazioni.

