#peccatocapitale: l’appello internazionale contro la pratica degli sgomberi forzati
L'Associazione 21 luglio denuncia 64 sgomberi di famiglie Rom dall'annuncio del Giubileo a Roma
Il 13 marzo scorso Papa Francesco ha annunciato il Giubileo straordinario della misericordia e, senza perder tempo, il Comune di Roma sembra aver velocizzato la manovra degli sgomberi forzati a danno delle famiglie Rom che risiedono in insediamenti informali, passando dalle 34 azioni di questo tipo nell’arco di tutto il 2014 alle 64 compiute soltanto nei mesi successivi all’annuncio. Immancabile la voce dell’ Associazione 21 luglio che ha lanciato il 5 ottobre un appello internazionale diretto al Sindaco, al Prefetto e all’Assessore alle politiche sociali della città. Dopo meno di due settimane sono state raccolte più di un migliaio delle 5 mila firme necessarie a poter portare all’attenzione delle istituzioni l’appello.
Da subito la campagna ha avuto il supporto di molte organizzazioni ed alcuni testimonial d’eccezione come Roberto Saviano, Gad Lerner, Sabina Guzzanti, Alex Zanotelli, Ascanio Celestini, Piotta, Pau Polansky. La richiesta che verrà inoltrata alle autorità competenti non appena raggiunte le 5000 firme è duplice: da un lato una moratoria sugli sgomberi forzati per tutta la durata del Giubileo, dall’altro l’istituzione di un tavolo di lavoro tra i tre organi che concretamente si occupi di ricercare delle soluzioni alternative che rispettino i diritti umani. Gli sgomberi in questione infatti non rispettano quelle procedure stabilite dal Comitato sui diritti economici, sociali e culturali delle Nazioni Unite e che, d’accordo o meno con la pratica in sè, li renderebbero legali: innanzitutto possono essere utilizzati solo come ultima misura, mentre a Roma accade di fatto l’opposto, inoltre devono essere basati sulle garanzie minime quali l’effetiva consultazione dei soggetti interessati, la possibilità di fare ricorso legale e di essere risarciti per la perdita di beni, un ragionevole preavviso prima dell’azione. Oltre alla sistematica violazione di queste precrizioni a Roma si nega il diritto all’alloggio e si pone in una situazione davvero gravosa la componente infantile delle famiglie sgomberate.
Con il Giubileo che avanza però si intuisce che il problema sia un altro. Come nascondere quello 0,09% della popolazione romana che è Rom e non si è riusciti a relegare nei così detti campi attrezzati? Ricordiamo, per inciso, che il Comune il 30 maggio 2015 è stato condannato dal Tribunale Civile di Roma per il carattere discriminatorio indiretto della sua condotta in merito alla questione dei Campi Rom. Sotto la bandiera del decoro, adesso come già accaduto in preparazione del Giubileo del 2000, si alimenta il disagio sociale delle minoranze in un ben noto gioco a due stadi che si compone soltanto della fase di sgombero e di quella dell’abbandono. Nessuna soluzione alternativa, nessun inserimento abitativo, nessuna garanzia.
Vi sono alcuni risvolti amaramente ironici nell’atteggiamento dell’amministrazione. In primo luogo l’Associazione 21 luglio ha stimato che dall’inizio dell’anno ad oggi sono stati spesi 1.345.000 € per gli sgomberi. E’ da notare che questa cifra costituisce risorse irrimediabilmente perdute in quanto sono azioni che non producono alcun cambiamento nelle situazionei critiche che si dice di voler fronteggiare, mentre un’analoga spesa in politiche sociali si sarebbe potuta tradurre in un investimento, un qualcosa che dura nel tempo ed inneschi un percorso di continuo miglioramento. Uno sgombero, invece, finisce nel momento in cui una famiglia viene buttata fuori dalla propria, per quanto precaria e illegale, casa e viene lasciata di nuovo da sola a capire come sopravvivere dal giorno dopo. Non si elimina affato il problema, viene rimandato a più tardi. Dalle politiche sociali a quelle economiche lo Stato si mostra ancora incapace di cogliere l’importanza di promuovere azioni e percorsi di lungo periodo.
Vi è poi una questione giuridica non poco rilevante che spesso viene lasciata in secondo piano: l’Italia è firmataria di numerosi trattati internazionali che sanciscono il diritto ad un ‘alloggio adeguato come diritto umano ma dalle continue emergenze abitative e dalle risposte fornite in merito dalle amministrazioni pubbliche certo non si direbbe. Proprio per il suo venir meno agli impegni da essa stessa contratti l’Italia, il 14 ottobre appena passato, nel corso di un’audizione al Parlamente Europeo è stata dichiarata a rischio di una procedura di infrazione per quanto riguarda la pratica degli sgomberi forzati non soltanto a Roma ma anche a Milano e Cosenza. Mentre però le istituzioni europee lavorano al caso, il rischio che anche questo Giubileo si trasformi in quello che nel 2000 era stato definito come “Giubileo nero degli zingari” è reale. L’appello dell’Associazione 21 luglio è un importante motore di mobilitazione non soltanto per la raccolta firme e la mozione da far appovare ma soprattutto per l’elevato contenuto informativo che sono riusciti a restituire e che, su un argomento tanto taciuto, merita di essere diffuso.

