Tortura e legislazione penale. Un caso basco a Roma XI
Dopo 5 mesi ai domiciliari, Lander Fernandez rischia l'estradizione in un paese membro dell'UE condannato per il reato di tortura. Un incontro presso la facoltà di Legge di RomaTre analizza il caso dal punto di vista giuridico
Lo strano caso romano di Lander Fernandez Arrinda. Sembrerebbe il titolo di un romanzo ma la storia di questo giovane basco è, purtroppo, amaramente vera.
Arrestato il 13 giugno scorso presso la propria abitazione in via delle Sette Chiese, Lander è oggi agli arresti domiciliari nella sua dimora garbatelliana, in attesa di estradizione su richiesta del governo spagnolo. In un caso che coinvolge le relazioni diplomatiche tra due stati membri dell’Unione Europea, la concessione dei domiciliari, motivata dal giudice dall’insufficienza delle prove presentate dal ministero degli interni spagnolo a carico del giovane basco, è stata una prima vittoria da parte di Lander e della rete di solidarietà costruita in questi mesi dai suoi amici (qui il link al blog della campagna di sostegno). Nel frattempo Madrid non è rimasta alla finestra ed ha attivato le ulteriori necessarie formalità per sbloccare il trasferimento dell’imputato.
Tra le ragioni della persecuzione giudiziaria di cui Lander Fernandez Arrinda c’è quella di essere militante dell’organizzazione giovanile basca Segi, messa al bando con l’accusa di sostenere lo stesso obiettivo degli indipendentisti armati dell’Eta. Le autorità di Madrid contesterebbero al giovane basco il danneggiamento di un autobus nel corso di una manifestazione nel 2002. Successivamente accusato di sostegno al terrorismo dopo essere stato trovato in possesso di 300 biglietti di una riffa i cui proventi sarebbero stati destinati al sostegno delle spese dei familiari dei militanti della sinistra basca in carcere, un primo processo aveva visto assolto Lander nel 2008.
La questione basca, attuale nel contesto romano grazie alla vicenda di Lander, presenta una forte rilevanza dal punto di vista del diritto costituzionale e internazionale europeo e degli strumenti utilizzati da uno Stato democratico nella gestione di un conflitto sociale interno ai propri confini. Lo Stato spagnolo è stato difatti più volte accusato di torturare i cittadini baschi incarcerati, con testimonianze confermate da commissioni d’inchiesta di organismi internazionali. La stesso impianto accusatorio di Fernandez Arrinda si basa su una confessione estorta sotto tortura e poi ritrattata dal teste.
NOVITA’ INTERNAZIONALI – Seppur lentamente, qualcosa sembra muoversi. Lo scorso 16 ottobre la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato la Spagna a versare a Martxelo Otamendi Eguiguren, che nel 2008 aveva sporto denuncia contro lo Stato Spagnolo, la somma di 20.000 euro a titolo di danno non patrimoniale e 4.000 euro a titolo di rimborso per spese processuali in violazione dell’art 3 – Divieto di tortura –della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Cedu).
Eguiguren, giornalista di origini basche e direttore del famoso quotidiano in lingua basca Euskaldunon Egunkaria (unico giornale che per trent’anni è stato pubblicato interamente in euskera), era stato arrestato il 20 febbraio 2003 agli agenti della Guardia Civil, in relazione ad un indagine su presunti crimini di appartenenza ed affiliazione all’ETA.
Dopo l’arresto il giornalista basco venne collocato in isolamento, misura cautelare confermata successivamente dal giudice, e privato della facoltà di parlare con un avvocato, in forza dell’art 527 del Codice Penale.
Durante l’applicazione della misura, il detenuto fu più volte visitato (quattro per la precisione ndr) da un medico forense, che nei vari referti attestò di non aver riscontrato alcun segno di violenza o d’abuso psico-fisico; ma negli ultimi referti si evince, in particolare, il rifiuto del ricorrente ad essere visitato e le accuse di molestie e maltrattamenti lamentate dal giornalista nel periodo d’isolamento.
Va anche detto come, il 12 aprile 2010, tenutasi un’audizione pubblica sul merito della causa, la prima sezione della Camera PenaledellaAudiencia Nacional, tribunale speciale spagnolo, aveva assolto Martxelo Otamendi Eguigurene altri quattro dal reato di appartenenza ad un gruppo terroristico di cui erano stati accusati concludendo che “le prove addotte dall’accusa non dimostravano alcuna relazione con ETA.”
La sentenza della Corte Europea è una sonora bocciatura nei confronti di un dispositivo legislativo, quello spagnolo, che fino ad oggi ha lasciato notevoli margini all’impunità degli abusi delle forze di polizia nel conflitto basco.
INIZIATIVA A ROMA TRE – E se dunque la questione basca torna ad avere importanza grazie alla recente sentenza della Cedu, anche il caso romano di Lander Fernandez Arrinda suscita interesse per le sue implicazioni giuridiche.
Prendendo spunto del caso del giovane, oggi da quasi 5 mesi ai domiciliari, il 5 novembre, presso la facoltà di Giurisprudenza di Roma Tre alle 14 30, si terrà un incontro nel quale verranno affrontati in maniera sia generale che tecnico-giuridica i temi dell’estradizione e del regime speciale spagnolo per reati di terrorismo, evidenziando le incompatibilità con la costituzione spagnola e i principi delle convenzioni europee e internazionali sui diritti dell’uomo ratificate dal Paese iberico. Un incontro, patrocinato dalla cattedra di diritto costituzionale comparato della facoltà, di cui la redazione di Core allega l’invito qui.

