Le parole che devi conoscere per capire la Grecia
Dopo le ultime settimane di accordi non raggiunti il popolo greco è chiamato ad esprimersi domani, 5 Luglio, in un Referendum cruciale.
Ieri a Roma Piazza Farnese si è riempita di solidarietà per la Grecia, che è chiamata domani alle urne per esprimersi in merito al piano proposto dai creditori europei a fronte del fallimento dello Stato ellenico avvenuto il 30 giugno. Nelle ore di attesa del responso che deciderà non soltanto il destino della Grecia ma anche i futuri scenari dell’Unione Europea, soprattutto di quella monetaria, ecco le parole che tornerà utile sapere non appena usciranno i risultati del Referendum.
Default : coincide con l’inadempimento di uno Stato. È stato dichiarato (parziale) in Grecia martedì 30/06 a fronte dell’impossibilitá di onorare i debiti contratti sia con il Fondo Monetario Internazionale, per un ammontare di 1,55 miliardi di euro, che con i creditori europei, nei confronti dei quali lo stesso giorno è scaduto il secondo piano di salvataggio. In seguito al mancato pagamento dei propri debiti un Paese in default si trova a non poter corrispondere gli interessi sui titoli di Stato. Poiché i maggiori finanziatori di uno Stato sono le Banche queste si vedono ridurre drasticamente le entrate, a causa del mancato pagamento degli interessi sui titoli pubblici, avvicinandosi anch’esse al rischio di fallire. Con il fallimento delle Banche nell’aria gli operatori privati, famiglie e consumatori preferiscono ritirare tutta la loro liquidità piuttisto che lasciare i propri risparmi negli Istituti, andando ulteriormente ad accelerare la spirale negativa. Senza i risparmi dei consumatori né gli interessi dei titoli di Stato le Banche si trovano ben presto a non poter erogare credito, procurando così un brusco calo nella produzione e nei consumi. Dal 1800 ad oggi nel mondo 227 Paesi sono andati in default, tra i quali a turno quasi tutta l’America Latina e, come dimenticarlo, la Germania della Repubblica di Weimar.
Grexit: un neologismo iperutilizzato nelle ultime settimane ma che di fatto rappresenta solo un caso estremo degli scenari possibili circa il futuro greco. Individua semplicemente la possibilità che la Grecia esca dall’Euro. Contrariamente a quanto spesso si è sentito dire, questa soluzione non è obbligatoria in alcun caso: non ci sono trattati o altre rappresentazioni formali del fatto che uno Stato che fallisce sia obbligato ad abbandonare la moneta unica. Anzi, in realtà non si è mai pensato a regolamentare l’eventuale divorzio di un Paese dall’eurozona, quindi è uno scenario così nuovo da risultare rischioso per tutti. In particolare se da un lato c’è chi sostiene che Grexit andrebbe a significare un consolidarsi della credibilità dell’eurozona, dall’altro occorre considerare gli effetti collettivi, senza necessariamente arrivare alla tesi opposta secondo la quale il ritorno alla Dracma comporterebbe la disintegrazione dell’unione monetaria. Al momento la situazione, in termini di prestiti europei, è congelata fino all’esito del Referendum di domani. Se vincerà il “no” la BCE non erogherá più prestiti e Grexit risulterà molto difficile da evitare.
Troika: ironia vuole che proprio la Germania l’indomani della Prima Guerra mondiale cadde nel mirino di una comunità internazionale non intenzionata a dimostrarsi indulgente. A fronte di un debito pubblico impossibile da ripagare gli Stati che uscivano vincenti dalla Prima Guerra mondiale hanno stretto la morse intorno alla Germania di allora, costringendola a rinunciare a buona parte della propria sovranità popolare. Questo insieme di fattori ha lasciato spazio ad un’iper inflazione tanto grave da risultare quasi ridicola da raccontare e all’avvento del nazionalismo, con la drammatica evoluzione che ben conosciamo. Ad oggi invece la Germania è il Paese più duro nei confronti della Grecia e non cede il passo nei negoziati, pur essendo piuttosto immediato il parallelismo con la sua stessa storia moderna. Così le misure estremamente restrittive della Troika hanno soddisfatto l’esigenza di rigore di qualcuno, ma hanno catapultato la Grecia in una situazione ancora peggiore di prima, impedendole qualsiasi manovra per poter almeno provare a sanare i conti.
Rinegoziazione del debito:nel corso delle ultime settimane l’interminabile ciclo di negoziati privi di conclusione aveva almeno in parte in oggetto la rinegoziazione del debito greco. Si tratta di arrivare ad un accordo con i creditori per stabilire un piano attraverso cui permettere al debitore di ripagare quanto dovuto con dei nuovi, bassi, tassi d’interesse e un nuovo scaglione temporale che gli dia l’effettiva possibilità di restituire la somma ricevuta in prestito. E’ stata più volte auspicata come soluzione per un accordo last minute, ma fin’ora pare siano prevalsi la volonà di imporre uleriori politiche restrittive da parte della Troika e la tenacia di Tsipras he non ha ceduto il passo.
Referendum: domani, domenica 5 Luglio, tutta la Grecia si esprimerà circa quale strada vuol prendere per il suo stesso futuro. Dopo innumerevoli fallimenti negoziali il Capo di Stato Tsipras ha infatti deciso di lasciare parola al popolo sull’ultima bozza di accordo con i creditori. Quindi se vincerà il SI la Grecia accetterà quanto proposto congiuntamente da Commissione Europea, Banca Centrale e Fondo Monetario Internazionale il 25 Giugno scorso, mentre se vincerà il NO si rifuta tale piano e la strada attraverso cui uscire dalla crisi dovrà essere reinventata.

