Maggio 1938: “una giornata particolare” alla stazione Ostiense
L’inaugurazione dello scalo ferroviario e la visita di Adolf Hitler nella Capitale, un evento che segnò definitivamente l’alleanza del regime con la Germania nazista
La stazione Ostiense rappresenta il terzo scalo ferroviario più importante di Roma. Crocevia del versante meridionale della Capitale, già agli inizi del secolo scorso serviva la vicinissima area industriale ma fu nel corso degli anni ’30, con la prima espansione urbanistica messa in atto dal regime fascista, che la stazione fu oggetto di ristrutturazione e potenziamento dei servizi.
Nel primo trentennio del ’900, la stazione Ostiense viene denominata da diversi storici come una “stazione campagnola”, isolata e assai limitata per dimensioni e attività. Il regime la pose al centro di numerosi progetti di ristrutturazione ma nella primavera del ’38 una notizia cambiò il corso degli eventi: il leader nazista Adolf Hitler avrebbe visitato la Capitale. I lavori subirono un’accelerazione e l’architetto incaricato dal regime, Roberto Narducci, dovette rivedere il suo progetto. L’obiettivo, comune a tutte le opere urbanistiche del regime fascista realizzate negli anni ’30, era quello della monumentalizzazione e della celebrazione enfatizzata della romanità, tanto cara al Duce quanto al suo “ospite d’onore”. Il risultato, però, è solo parzialmente visibile nella struttura che attualmente si affaccia su Piazzale Partigiani. Infatti, la stazione che la sera del 3 maggio 1938 accolse il Führer era solo provvisoria e presentava un portico d’onore e l’ancora esistente sala di rappresentanza. La sua effettiva e compiuta realizzazione avvenne due anni dopo, sempre per mano dell’architetto Narducci che mantenne inalterato lo stile e le esigenze architettoniche fasciste. Lo dimostra un’immensa facciata rivestita in travertino e un grande rilievo raffigurante Belleferonte e Pegaso (opera di Francesco Nagni). L’esaltazione della romanità è chiaramente rappresentata dai mosaici interni alla stazione che dalle pareti ai pavimenti riportano tutta la storia di Roma, dallo sbarco di Enea alla Roma dei papi e, infine, fascista.
La visita di Hitler, preludio e conferma di un’alleanza che costerà caro agli italiani e che assunse toni da commedia con il re Vittorio Emanuele III nella posizione di “terzo incomodo”, fu comunque un evento fuori dal comune. La febbrile preparazione, indirettamente raccontata da Ettore Scola nel film cult “Una giornata particolare” (1977), ci è tramandata dalle istantanee e filmati LUCE di allora: bandiere con la croce uncinata e parate militari ovunque, saluti romani da parte di soldati e civili. Come è noto, il viale che ancora collega i piazzali, Porta San Paolo e Partigiani, fu intitolato al Führer. La storia ha voluto che nel dopoguerra quel viale fosse intitolato alle Cave Ardeatine, luogo emblematico di cosa significò quella pericolosa alleanza. La visita di Hitler fu solo la prima di tanti altri incontri “diplomatici” avvenuti presso la stazione Ostiense. Grandi accoglienze, per esempio, furono riservate a personaggi di primo piano per l’epoca, come il ministro dell’economia tedesco Walther Funk, punito con l’ergastolo a Norimberga, o il nazionalista croato Ante Pavelic, leader degli Ustascia e criminale di guerra. Fortunatamente, di quegli effimeri entusiasmi di maggio è rimasta solo la stazione Ostiense.
Roma da bravi Imperatori e Papi
fu tutta fabbricata in travertino.
Er duce l’ha rifatta de cartone
per salutare er fure l’imbianchino
suo prossimo padrone.
(Pasquinata riportata da Pierluigi Occelli in “La rievocazione della battaglia della Montagnola, 1968)

