Resistenze

Pubblicato il 6 maggio 2015 | da Irene Salvi e Silvia Talini

0

NoEXPOst

Prosegue la campagna proExpo2015. Ma le ragioni del NoExpo restano valide: oltre la criminalizzazione del 1 maggio milanese, si apre una sfida lunga sei mesi

Ha aperto ieri lo spazio Roma-Lazio presso l’Expo2015, a Milano. Alla presenza del sindaco Marino e del presidente della Regione Lazio Zingaretti, che lo ha definito «uno stand tutto fondato sulle emozioni», è stata inaugurata all’interno di Palazzo Italia l’area di 140 mq che dovrebbe promuovere la Regione – unica oltre la Lombardia a disporre di un proprio spazio – sotto i riflettori dell’Esposizione Universale.

L’iniziativa si inserisce nella gigantesca operazione promozionale che da mesi descrive Expo2015 come imperdibile occasione di rilancio e crescita internazionale per l’Italia, che in questi giorni domina le pagine dei media mainstream nazionali (ultima trovata, il reclutamento dell’astrostar Samantha Cristoforetti come “Expo Ambassador” nello spazio). Ma nei mesi precedenti all’inaugurazione, molte ombre si erano addensate sul grande evento: inchieste per corruzione e appalti pilotati, critiche alla credibilità dell’analisi costi/benefici, irregolarità sui cantieri (dove poche settimane fa ha perso la vita un operaio di 21 anni), oltre al progressivo diffondersi di un ragionamento critico sulla coerenza di un incontro sulla nutrizione sponsorizzato da Mc Donald’s, Coca Cola e Nestlé. Un evento che nel proprio claim dichiara di voler “nutrire il pianeta” ma pretende di farlo insieme alle multinazionali del cibo, responsabili – con buona pace del greenwashing promozionale – di devastazioni ambientali, accaparramento delle risorse e sfruttamento delle persone nei paesi in via di sviluppo, nonché della progressiva cancellazione delle tradizioni agricole e gastronomiche locali in tutto il mondo. Il dibattito sul rifiuto di questo modello – portato avanti in mesi di  iniziative dalla rete Attitudine NoExpo – ha subìto una battuta d’arresto nella giornata del 1 maggio a Milano: le ragioni che hanno portato in piazza decine di migliaia di persone sono state sistematicamente oscurate dalla sovraesposizione mediatica di quanto avvenuto a fine corteo. Fatti previsti e prevedibili, alimentati da settimane di annunci allarmistici a reti unificate, che hanno immediatamente innescato ondate di indignazione e deliri forcaioli, dalle richieste di arresti indiscriminati e “trattamenti Diaz” per i manifestanti fino alle consuete, fantasiose proposte di divieti preventivi e Daspo per i manifestanti.

Quasi in nessun caso – nell’impressionante quantità di commenti, dichiarazioni ed editoriali circolata nelle ore successive alla MayDay milanese – ci si è voluti interrogare sulle ragioni del corteo. Né, tantomeno, sull’origine della rabbia informe in cui si è manifestata una sua componente, che pure esiste e ha un peso specifico notevole: nella piazza e – inevitabilmente – nella sua rappresentazione.
Lo Spazio Politico Comune, soggettività politica che riunisce diversi collettivi nazionali, in piazza a Milano nello spezzone dei movimenti, nel comunicato diffuso ieri parla di «una pratica degli obiettivi che sacrifica a se stessa, alla propria visibilità e alle proprie gratificazioni i legami sociali» e che in questo modo «si traduce in un ulteriore fattore di frammentazione e marginalizzazione. […] La differenza che intercorre tra chi vuole ricostruire legame sociale e chi, invece, individua nella sua rottura il proprio strumento di espressione, non è la differenza che intercorre tra buoni e cattivi, ma semplicemente la differenza tra ciò che cambia e ciò che conserva: una differenza incolmabile». La rete Attitudine NoExpo, intanto, dichiara che «ripartirà dai contenuti» e rilancia sei mesi di iniziative #AlterExpo, ricordando che «sette anni di storia della Rete non possono essere ridotti alla strumentalizzazione mediatica e politica di alcuni momenti del corteo, che ne hanno sovradeterminato l’impostazione collettiva».

Ora che il fumo si è dissipato, andrebbe ricordato che la NoExpoMayDay era soltanto un passaggio. Una giornata arrivata dopo anni di ricerche, iniziative e controinformazione per svelare le contraddizioni dietro la facciata scintillante dell’Esposizione Universale: modello di gentrificazione e privatizzazione, indebitamento e precarietà, che avvantaggia logiche clientelari e di profitto a scapito dell’autodeterminazione dei territori e del diritto alla città.

L’Esposizione Universale proseguirà per sei mesi, e molto più a lungo dureranno le tracce che lascia nel tessuto urbano e nei rapporti economici della città: la rete che vuole contrastarla dovrà fare altrettanto, ripartendo dal 1 maggio per immaginare forme di opposizione nuove e imprevedibili che dalla critica radicale di questo modello sappiano costruire alternative fondate su mutualità e partecipazione.

Tags: , , , , ,




Back to Top ↑