Resistenze rom e sinti

Pubblicato il 14 aprile 2015 | da Linda Mastrandrea

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Rom e Sinti: i diritti negati

Il quadro che emerge dal Rapporto annuale sul 2014 dell'Associazione 21 luglio

In occasione della Giornata Internazionale dei Rom e dei Sinti dell’8 aprile l’Associazione 21 luglio ha pubblicato il Rapporto annuale sulla situazione degli stessi in Italia.
Il report rappresenta in primo luogo un’occasione di approfondimento di un tema poco dibattuto ma quotidianamente presente in sottofondo, soprattutto a Roma, e che troppo spesso diventa oggetto di discussioni sintomatiche di razzismo e azioni politiche volte a raggiungere consenso.
Sfugge cosí quello che vuole essere il fulcro dell’analisi proposta dall’Associazione, cioè la necessità di porre fine alla violazione dei diritti fondamentali per la minoranza Rom e alla loro segregazione affinchè il problema possa risolversi in coesione sociale promuovendo perciò l’integrazione.
Vengono poi pesentate le criticità reali, in generale in Italia e nel caso particolare della Capitale, evidenziando le politiche avanzate finora e i relativi fallimenti.
La dimensione della questione è molto ridotta rispetto alla quantificazione mediatica e alla percezione generica della società civile.

I Rom in Italia sono infatti lo 0,25% della popolazione totale, ma solo lo 0,06% rappresenta la quota di Rom visibili, quindi quanti sono in condizione di disagio abitativo.
Questo risulta essere uno dei più urgenti problemi in Italia. Gli standard internazionali per il diritto all’alloggio prevedono infatti che questo debba essere un luogo dove sia possibile vivere in “sicurezza, pace e dignità” (Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite) e l’adeguatezza dell’abitazione deve rispondere ai seguenti criteri: sicurezza legale del possesso, disponibilità di servizi, materiali, strutture e infrastrutture, accessibilità economica, abitabilità, accessibilità, ubicazione, adeguatezza culturale. I “campi nomadi” negano tutto questo in quanto luogo di segregazione sia abitativa che sociale, ghettizzazione della minoranza, esclusione e mortificazione culturale. Gli insediamenti formali, quindi quelli imposti ufficialmente dallo Stato, sono recintati e controllati, spesso soggetti a videosorveglianza. Si trovano lontano dalla città, in zone non collegate al tessuto urbano, il che comporta l’esclusione degli abitanti non solo dalla vita di comune cittadino ma soprattutto da tutti i servizi primari. Questo ha gravi ricadute sui percorsi lavorativi e scolastici dei residenti. Inoltre le infrastrutture interne al campo sono deteriorate e non permettono di mantenere condizoni igieniche adeguate e non sono state definite regole certe e trasparenti per la permanenza e l’espulsione dai campi. Naturalmente queste dinamiche sono da tempo oggetto di preoccupazione per la comunità internazionale e in particolare sulla condizione abitativa, su iniziativa di alcune organizzazioni internazionali, si sta accertando la violazione della Direttiva 2000/43/ CE che potrebbe concludersi con una procedura di infrazione per l’Italia. Nel frattempo anche le politiche nazionali stanno cercando una nuova rotta ma con scarsi risultati. Nel 2009 l’allora Presidente del Consiglio Berlusconi ha dichiarato lo stato di emergenza in 5 Regioni, tra le quali il Lazio. Senza perdere un istante il Sindaco Alemanno ha messo in piedi un Piano Nomadi caratterizzate da una serie di previsioni disastrose: realizzazione di tredici ulteriori “villaggi attrezzati”, più di 500 sgomberi forzati, schedatura su base etnica della popolazione Rom presente sul territorio romano.

Nel 2011 lo stato di emergenza viene dichiarato illegittimo dal Consiglio di Stato nel 2012 il Governo presenta un nuvo progetto, stavolta almeno negli intenti finalizzato all’integrazione, la Strategia nazionale per l’inclusione di Rom, Sinti e Camminanti (SNIR) in attuazione della Comunicazione 173/2011 della Commissione Europea, con la previsione di quattro aree di intervento: alloggio, salute, impiego, istruzione. La Strategia doveva superare l’approccio emergenziale, estremamente dannoso per la popolazone Rom e totalmente controproducente in termini di inclusione, ma nella realtà dei fatti solo tra Rom e Milano nel 2014 sono stati realizzati più di 230 sgomberi forzati, un minore su cinque non inizierà un percorso scolastico, troviamo a Roma ancora 7 villaggi della solidarietà, più i centri di raccolta, i campi non attrezzati e gli insediamenti informali. Sono stati inoltre previsti 20 Tavoli di Lavoro regionali cone traduzone operativa della SNIR, ma ad oggi ne risultano attivi 10 di cui 3 non hanno portato all’avvio di alcuna attività. Il Tavolo della Regione Lazio è stato istituito da poco più di un mese tuttavia non si è ancora riunito sebbene sia una delle Regione “ex emergenza” e quindi avrebbe dovuto realizzare in maniera “prioritaria e sperimentale” la programmazione di piani locali di inclusone di Rom, Sinti e Camminanti. L’emergenza quindi in fin dei conti esiste ma è umanitaria, e le politiche pubbliche devono superare il percorso contraddittorio seguito finora assumendo invece una prospettiva di lungo periodo che abbia come obiettivo dominante l’integrazione e che quindi si concretizzi in un’azione sia sul fronte della sensibilità pubblica che su quella delle popolazioni Rom e Sinti.

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