Egitto, 10 mesi di Rivoluzione
Nell’immediato post-Mubarak i protagonisti della cacciata dell’oligarca hanno continuato la mobilitazione attiva in Piazza Tahrir, dovendosi difendere da violenti attacchi delle forze dell’ordine. Il racconto della battaglia di al-Abbasiyya - traduzione di Ilaria Morisi
Disposti al sacrificio per cambiare. E’ questo il primo pensiero che ci porta al nuovo Egitto del 2011. Mentre l’Italia aspetta seduta davanti ai propri monitor le dimissioni volontarie di Berlusconi il 28 novembre, dieci mesi dopo l’inizio delle partecipatissime manifestazioni antiregime che hanno portato alla caduta di Mubarak il seguente 11 febbraio, si terranno le elezioni per eleggere l’assemblea del popolo egiziano.
Si prevede che dalla consultazione, ‘finalmente plurale e democratica’, si avrà comunque un risultato controverso, dato il complesso sistema elettorale architettato. Si teme, forse a ragione, che i poteri de facto, complici del regime e oggi arroccati dietro una Giunta Militare che dovrebbe limitarsi a transitare il paese nel post Mubarak, possano inquinare un processo democratico venuto dal basso, dal popolo.
Ma va detto che nel frattempo il paese, al cui vertice si trova ora formalmente il Consiglio Supremo delle Forze Armate (Scaf), è rimasto in stato di fortissima mobilitazione. Abbattuto il tiranno, i giovani protagonisti della Rivoluzione e dei movimenti hanno continuato attivamente l’occupazione di piazza Tahrir, simbolo non solo del nuovo Egitto ma anche esempio per i movimenti al di qua del Mediterraneo, per ribadire le loro rivendicazioni di trasformazione della società e del regime politico in senso pluralistico e realmente democratico. I giovani Egiziani hanno dimostrato una vera fame di democrazia, scuotendo profondamente il paese.
L’occupazione di Piazza Tahrir, durata fino al ramadan, sei mesi dopo le dimissioni di Mubarak, è stata osteggiata apertamente dai militari. La Giunta ha infatti ben compreso il peso e il valore di questa nuova generazione di cittadini, disposti al martirio per ottenere l’accettazione delle proprie rivendicazioni, ed ha cercato di minare le basi di un unione di popolo già sancita. Gli scontri di inizio ottobre tra coopti e integralisti islamici (27 morti e 212 feriti) sono stati infatti deliberatamente provocati dalle autorità, consapevoli di poter gestire legittimamente il potere solo se soffiando sulla paura del conflitto inter-religioso, sull’emergenza sicurezza. E poi lo stato di polizia. La conferma, l’incarcerazione del blogger Alaa Adbel Fattah, arrestato con l’accusa di incitazione alla violenza contro l’esercito durante la manifestazione coopta del 9 ottobre. ‘La vera ragione dell’arresto – secondo Globalproject.info – è un articolo di Alaa uscito il 20 ottobre sul giornale “Al Shoruk”. L’articolo ricorda il manifestante Mina Daniel, assassinato durante gli scontri, e accusa il Consiglio Supremo delle Forze Armate di utilizzare gli stessi metodi autoritari di Mubarak’.
Metodi violenti da regime dunque, espressione di una totale insicurezza riguardo a fondamentali cambiamenti che esprimono a quel regime il più profondo ripudio.
Di seguito pubblichiamo la traduzione di un documento del Movimento 6 aprile, uno dei gruppi liberali più attivi in Egitto, racconto della mobilitazione a Piazza Tahrir dello scorso 30 luglio, trasformatasi in giornata di sangue a seguito dell’attacco subito dai manifestanti da parte delle forze di polizia.
Il racconto della battaglia di al-Abbasiyya[1] e la trappola
Ci siamo svegliati in Piazza Tahrir la mattina di sabato per organizzare il piano d’azione del giorno riguardo la difesa dei confini della piazza e la sua pulizia sotto i cocenti raggi del sole. Abbiamo fatto colazione con del pane e del formaggio nistu, questa la razione stabilita per gli occupanti della piazza. Dopo ci siamo riuniti per discutere il tragitto della pacifica manifestazione al Ministero della Difesa con l’obiettivo di proclamare le richieste della rivoluzione: processare i corrotti, non processare civili nei tribunali militari, stabilire un limite massimo per i salari…etc.
Qualcuno si è rifiutato di partecipare, dopo che i Media hanno affermato che siamo dei delinquenti e che, alla manifestazione, avremmo portato bottiglie molotov. Altri hanno aderito…dicono…e da quando i rivoluzionari chiedono il permesso di Mubarak e dei suoi sostenitori?
Ma ciò che ha risolto la questione è stata l’apparizione dei tre shaikh [2] di al-Azhar[3] all’una, i quali hanno appoggiato la nostra manifestazione e ne hanno affermato la conformità alla Legge, soprattutto dopo che il Consiglio militare ha accusato di tradimento il Movimento 6 Aprile!
In pratica, alle quattro, ci siamo messi in marcia con gli shaikh e l’idea era di andare sotto il Ministero della Difesa a gridare le nostre rivendicazioni, poi saremmo tornati in piazza verso le otto di sera…(dunque è vero che ciò che è successo in Egitto è una rivoluzione!!)
Il nostro corteo di Piazza Tahrir è partito, ed è continuato a crescere e crescere, le sue grida scuotevano le vie (“moriamo come loro o riprendiamoci i diritti che gli spettavano”); si sono aggiunti a migliaia e una parte di questi si è messa a distribuire tra noi bottiglie d’acqua, il tutto nell’unità e serenità.
…Siamo arrivati a[l quartiere di] al-Abbasiyya e abbiamo trovato il filo spinato che sbarrava il passaggio nei pressi della moschea di an-Nur. Dietro ad esso v’erano poliziotti militari, poi l’esercito e la sicurezza centrale, con l’aggiunta addirittura di quattro carri armati!
Ci siamo stesi per terra e abbiamo continuato a far risonare le nostre grida…in prima fila c’era uno schieramento di ‘zappatori’(picchiatori “infiltrati” legati alla polizia ndr) davanti alla polizia militare, che hanno preso a insultarci con parolacce, cui noi abbiamo ricambiato con durezza. Dopo alcuni istanti ci sono venuti addosso dei mattoni dall’alto dei tetti di qualche casa. Siamo allora corsi verso il muro della moschea, ma ci si è avventato dietro un gruppo di uomini dell’esercito per impedirci l’accesso e siamo dovuti tornare laddove cadevano i mattoni.
Abbiamo tentato di uscire dalla trappola, ma ci sono precipitate addosso bottiglie da ogni direzione colpendo una parte di noi e ferendola gravemente.
Siamo corsi verso il filo spinato, sperando nella protezione della polizia militare, ma ci hanno colti di sorpresa con spari di mitragliatrice in aria e colpi a salve direttamente sui corpi, una grandine di scintille. Abbiamo cercato altre vie di fuga, affrontando gli ‘zappatori’ i quali ci colpivano sui piedi.
E’ stato certamente una scena atroce, tragica e vergognosa…
E’ risonata nelle orecchie la chiamata alla preghiera del tramonto e ci siamo messi a ripetere “Dio è il più grande…Dio è il più grande”. La battaglia si è placata un po’ e abbiamo potuto pregare per strada, ma durante la prostrazione ci sono piovute addosso di nuovo le bottiglie colpendo la maggior parte di noi, e con noi gli insigni shaikh di al-Azhar, e malgrado ciò abbiamo resistito.
Dopo la preghiera lo shaikh della moschea di an-Nur ha esclamato dall’altoparlante: “Gente di al-Abbasiyya salvate i manifestanti” e ha iniziato a gridare, poi ha ordinato loro di allontanarsi dal luogo sacro della moschea e ha insistito affinché riuscissimo a entrare dentro per medicare i nostri feriti e far sì che gli shaikh potessero fuggire dalla porta sul retro.
[I manifestanti feriti] sono andati all’ospedale di al-Demerdash, dove sono stati arrestati dalla polizia militare.
Giunta la sera abbiamo pregato dietro lo shaikh, il quale si è messo a inneggiare alla rivoluzione e a incitare gli insorti contro i corrotti e i furbi.
La lotta è continuata tra il resto dei manifestanti e gli ‘zappatori’. Questi ultimi, ormai consapevoli della sconfitta ci hanno lanciato addosso bottiglie molotov. La tunica [jallabiyyah] di un uomo anziano ha preso fuoco, abbiamo tentato di spengerla con le mani, ma il dorso era ormai completamente bruciato!!
Gli ‘zappatori’ sono indietreggiati d’innanzi all’audacia dei rivoluzionari, ma la sicurezza centrale ha lanciato verso di noi i lacrimogeni e ciò è bastato a decretare la conclusione della battaglia e l’inizio delle asfissie e degli svenimenti…Un piano arguto per scacciare i rivoluzionari.
Chi ha interesse a colpirci nei nostri corpi e nelle nostre azioni?
Chi ha interesse a rovesciare l’opinione pubblica mettendola contro la rivoluzione e gli insorti e a dar vita a menzogne?
Chi ha interesse a mettere fine a questo sit-in e soffocare le voci dei rivoluzionari con pretesti falsi, come quello dello sviluppo e del crollo della borsa?
Certamente noi, gli occupanti di Piazza Tahrir, i guardiani della rivoluzione, esprimiamo la nostra rabbia davanti al popolo egiziano che crede a informazioni fittizie, denigra la rivoluzione e i ribelli e li accusa di aver tradito la patria!
Così come è noto che non accetteremo altro che una patria piena di libertà, di equità e di dignità e non accettiamo che la rivoluzione venga soffocata perché altrimenti diverrebbe il cimitero del popolo.
Chiediamo l’aiuto di Dio per vincere contro questi corrotti, questi ipocriti, questi egoisti…chiediamo a Dio di aiutare il nostro popolo affinché segua la retta via…chiediamo a Dio di sostenerci con la pazienza e la capacità di sopportare tutto questo…che la rivoluzione sia nella protezione di Dio.
Firmato
I Guardiani della Rivoluzione
[1] Quartire cairota nei pressi di piazza Tahrir.
[2] Titolo onorifico attribuito a una persona anziana che gode del rispetto della comunità e la cui “autorità”e saggezza viene riconosciuta e condivisa .
[3] Al-Azhar è la principale università islamica dell’Egitto, che funge inoltre da centro decisionale delle leadership musulmane locali e non solo.

