Pubblicato il 27 gennaio 2015 | da Redazione

Omar Garcia – studente di Ayotzinapa

Ieri è stata l'ottava giornata di mobilitazione globale per Ayotzinapa, a 4 mesi esatti dalla scomparsa dei 43 studenti. Decine di migliaia di persone, a Città del Messico, hanno partecipato alla "megamarcha" convocata dai familiari dei desaparecidos. Pubblichiamo l'intervento di Omar Garcia, sopravvissuto al sequestro, al primo Festival mondiale delle resistenze e ribellioni contro il capitalismo (Messico, 23 dicembre 2014 - 3 gennaio 2015)

TRADUZIONE

La nostra storia è breve e molto chiara: a partire dal 1994 la Escuela Normal de Ayotzinapa ha iniziato a essere attivamente solidale con questa lotta [zapatista, ndt]. Lo dimostra la visita della Comandancia dell’EZLN e del Subcomandante Marcos, che abbiamo ricevuto alcuni anni fa durante la Otra campaña. Nel corso degli anni abbiamo imparato a conoscere queste lotte, le abbiamo attuate e sostenute all’interno della nostra scuola. È stato difficile, com’è difficile la lotta, ovunque. Però siamo ancora qui. Siamo pochi, o forse siamo molti, non ha importanza; dobbiamo camminare insieme, senza smettere di andare avanti.

Soprattutto, dobbiamo essere consapevoli che questo tipo di azioni – sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziali di rappresentanti sociali e altre persone che resistono – vengono utilizzate come strumenti controrivoluzionari: questo, per noi, è assolutamente chiaro.

In questa lotta – come hanno detto l’EZLN, il Congreso Nacional Indigena e la Sexta Nazional – la voce deve essere quella di genitori e familiari dei desaparecidos, non la nostra come studenti: noi siamo qui per sostenervi, così come voi sostenete noi.

 

#AccionGlobalporAyotzinapa

#TodosSomosAyotzinapa

 

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