Lacrime e sangue per difendere i nostri diritti
La vicenda dello sfratto di via Massaia, le case popolari, la repressione dei movimenti per il diritto alla casa
Cosa succede a Garbatella?
Il 21 giugno scorso la Polizia di Stato del Commissariato Colombo, alla Garbatella, ha arrestato tre persone a seguito di uno sfratto esecutivo eseguito ai danni della signora Fredi, residente in un appartamento Ater in via Massaia. In manette sono finiti un giovane attivista di Action, il compagno della signora Fredi e il fratello di quest’ultimo che, avuta notizia dell’arresto del familiare, presentatosi spontaneamente in commissariato per avere notizie, è stato tratto in arresto con l’accusa di aver causato i tafferugli in occasione dello sfratto eseguito poco prima dalla PS. Le accuse per i fermi sono state quelle di resistenza a pubblico ufficiale, mentre risulta essere accaduto un ulteriore episodio ancora avvolto nel mistero, causato dagli agenti del Colombo. Nel primo pomeriggio, quando familiari, amici e attivisti di Action si assiepavano di fronte al commissariato, gli stessi agenti protagonisti del violento sfratto hanno fermato un’operatrice delle Agenzie Diritti di Action, Giovanna Cavallo.
La giovane, subito rilasciata, all’uscita dal commissariato ha dichiarato di essere stata picchiata dai due funzionari di polizia. Secondo i testimoni presenti all’ingresso del commissariato al momento del fermo della giovane, i poliziotti avrebbero puntato direttamentela Cavallo con fare aggressivo e, con la scusa di procedere all’identificazione, la avrebbero condotto a forza all’interno dell’edificio. Una volta rilasciata, la Cavallo è dovuta andare in ospedale a causa delle percosse.
Sembra che l’inusuale violenza dell’azione della Polizia del commissariato di via Percoto sia un modus operandi deliberatamente pianificato. Testimoni raccontano che in occasione dello sfratto nei confronti della signora Fredi gli agenti, appena entrati nello stabile, hanno caricato a testa bassa il picchetto di solidarietà composto da familiari, amici e attivisti di Action e, nel parapiglia scoppiato durante le operazioni di sgombero, si sono segnalati diversi presunti abusi e comportamenti violenti da parte delle forze dell’ordine. Pesante il bilancio. Oltre ai tre arrestati, ci sono state 5 donne ferite e medicate al pronto soccorso, di cui una, vicina di casa della Fredi, ha subito la frattura di un piede. Analogamente pesanti i danni materiali. Il portone del palazzo è stato semidistrutto dagli agenti. Inoltre, gli stessi , durante la fase più concitata dello sgombero, hanno sfondato la porta di un appartamento che con lo sfratto nulla aveva a che fare.
La risposta del quartiere non si è fatta attendere. Venerdì 25 giugno un corteo colorato organizzato dai movimenti e dalle organizzazioni del territorio, tra cui il Centro Sociale La Strada e lo spazio pubblico autogestito Casetta Rossa, ha attraversato Garbatella e San Paolo, vedendo la partecipazione numerosa degli abitanti del quartiere e del presidente del Municipio Andrea Catarci. Obiettivo dei manifestanti, ribadire la legittimità del diritto alla casa e testimoniare una profonda preoccupazione di fronte agli abusi della polizia.
La vicenda Ater
Lo sfratto della signora Fredi, abitante delle case Ater alla Garbatella, è solo l’ ultimo capitolo di una controversa storia nelle quali istituzioni e politica hanno dimostrato scarsa attenzione a uno dei bisogni primari del cittadino, il diritto alla casa.
All’origine dello sfratto, vi è un contenzioso tra la stessa signora Fredi e l’originario assegnatario dell’appartamento che, dopo aver illegalmente venduto l’appartamento alla donna più di dieci anni fa, avrebbe in seguito preteso la restituzione dello stesso. Registrata come residente ma non come assegnataria dell’appartamento, la signora Fredi in questi anni ha potuto contare solo sull’aiuto di amici, familiari e sull’assistenza legale di Action che, tramite l’Agenzia Diritti del municipio XI, offre aiuto nella lotta per il diritto all’abitare. Dal punto di vista strettamente legale, l’iter giuridico del contenzioso è finito con una sentenza molto opinabile: è stato sancito il ristabilimento dello status quo precedente, con la restituzione dell’appartamento all’originario assegnatario. Altro fattore di stallo nella querelle è dovuto alla posizione dell’Ater, che si è ripetutamente dichiarato incompetente a stabilire chi fosse tra i contendenti il beneficiario del diritto di assegnazione, con relativa polemica con il presidente del Municipio XI. Data la situazione non chiara, l’ex IACP si era espresso verso una ridefinizione della graduatoria per l’alloggio contestato, in quanto l’originario assegnatario da molto tempo non avrebbe la residenza nell’immobile. Una nebulosa, dunque, che non ha dato certezze per anni ad una famiglia sotto costante minaccia di sfratto, con ben 17 visite dell’ufficiale giudiziario e altrettanti tentativi di sfratto sventati in difesa del diritto all’abitare.
La gestione degli alloggi “popolari” a Roma e Provincia è oggi affidata all’Ater, agenzia pubblica di emanazione degli enti locali, Regione e Comune. Le politiche dell’abitare relative agli ultimi anni sono state contraddistinte da notevoli sconvolgimenti. Il patrimonio immobiliare popolare è stato oggetto di un’azione riformatrice che puntava principalmente alla vendita dello stesso. Considerati un peso per il bilancio se mantenuti, ma un possibile profitto per le casse pubbliche se venduti, gli immobili popolari da paracadute sociale sono diventati oggetto di forti speculazioni, a tutti i livelli. Speculazioni politiche, dato il potenziale bacino di voti che uno strumento simile rappresenta, ma anche speculazioni di denaro. Da un lato è una prassi consolidata la vendita illegale del diritto alla residenza da parte dell’originario assegnatario, chiamata anche “buona uscita”, una sorta di liquidazione che spesso viene pagata per mancanza di alternative possibili. Dall’altro il sommovimento creato dalla messa a mercato degli immobili popolari ha creato un giro di denaro non da poco, direzionato dalle decisioni prese ad alti livelli. Nello specifico caso delle case Ater alla Garbatella, questo patrimonio era stato messo in vendita a partire dal 2007, secondo il principio del favor nei confronti degli assegnatari, ai quali veniva data la possibilità di comprare l’immobile di residenza ad un prezzo molto agevolato. Chi invece non aveva comunque possibilità di acquisto, avrebbe potuto conservare l’affitto popolare della propria casa.
Ma dai principi ai fatti pare che ci sia stato un vero scollamento, in quanto sono presto emerse irregolarità nei processi di vendita pilotati dalle varie amministrazioni. Si è parlato di una vera e propria ‘Svendopoli’, al punto che la magistratura ha aperto un’inchiesta a inizio marzo, al centro della quale ci sono le proprietà del Comune, della Regione e di vari enti pubblici, dall’Ater all’Ipab Sant’Alessio. Il solo Campidoglio, per esempio, negli anni scorsi ha ceduto 1.300 immobili, con il sospetto di irregolarità che potrebbero portare a contestare l’abuso d’ufficio nei confronti di esponenti delle presenti e precedenti amministrazioni.
Il diritto alla casa e gli altri diritti
Tirando le somme dell’intera vicenda, quello che emerge è la compressione del diritto alla casa e all’abitare, diritto che, sebbene riconosciuto a livello internazionale – la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo all’art.25, c. 1 prevede che: «Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione,.. – viene oggi schiacciato dalle politiche di cartolarizzazione e vendita del patrimonio immobiliare pubblico.
Nella morsa dei processi di dismissione del patrimonio pubblico dello Stato rimangono tutti stritolati. Da un lato le pressioni economiche sugli aventi diritto alla casa popolare spingono in direzione di un’erosione della consapevolezza dello stesso diritto alla casa, della cui tutela fino ad oggi lo Stato si era fatto carico. D’altra parte, preoccupa la repressione contro i movimenti sociali che cercano di tutelare quei medesimi diritti dalla cui protezione lo Stato sembra essersi ritirato.
I fatti accaduti alla Garbatella sono specchio di una situazione nella quale risulta evidente l’esistenza di un confronto politico che vede su un fronte la società civile e i movimenti, espressione di una cittadinanza decisa a difendere i diritti fondamentali della nostra società sanciti nella Costituzione (alcuni dei quali mai sostanziati), mentre sull’altro lato della barricata si attesta una classe politica rinchiusa nei palazzi, lontana dalle esigenze di quei cittadini che ne legittimano la stessa esistenza in quanto rappresentati, una classe politica ‘sporca’, fiancheggiata da una burocrazia di natura clientelare.
Un confronto politico e sociale nel quale, consapevole dell’erosione del consenso, la casta usa la forza violenta degli apparati repressivi – con un triste richiamo alle violenze di questi giorni operate da Polizia e Carabinieri in Val di Susa – e che nel nostro territorio ha visto gli agenti del commissariato Colombo buttare per strada una famiglia per realizzare i propri obiettivi.
Ma la violenza e gli abusi delle forze di polizia non possono farci dimenticare che, se consapevole, partecipata e democratica, la risposta della società civile è una corrente inarrestabile, una realtà che può e deve aspirare ad ottenere quei diritti che le spettano, il degno lavoro, la tutela dei beni comuni, la difesa dell’ambiente e la casa.
(28/06/2011)

