Made in Jail, il carcere si racconta
Un intero mondo di produzione culturale nasce e si diffonde tra le mura degli istituti penitenziari. Al teatro Palladium, un festival lo porta in scena
È partita ieri e proseguirà fino a domenica la prima edizione del festival Made in Jail, diretto dalla docente di Storia del Teatro Valentina Venturini per il Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre. L’evento, che vuole presentare la produzione teatrale nata negli istituti di pena laziali, è patrocinato da Roma Capitale con il contributo di Regione Lazio e Ufficio regionale del Garante dei detenuti, e la collaborazione del Master in “Diritto Penitenziario e Costituzione” organizzato presso il dipartimento di Giurisprudenza di Roma Tre.
In Italia esistono oltre 30 compagnie e laboratori teatrali attivi all’interno degli istituti di pena; oltre a quelle finite sotto la luce dei riflettori – è il caso della Ribalta di Rebibbia, che ha ispirato un’opera eccezionale come “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani – ce ne sono molte altre, in cui da anni operatori e volontari lavorano insieme alle persone recluse per offrire loro la possibilità di esprimersi, incontrarsi al di fuori delle celle, elaborare linguaggi nuovi; oltre la retorica della rieducazione, con l’immediatezza che forse è possibile solo quando si interpreta un personaggio diverso dal proprio.
Il festival si svolgerà in quattro giorni di spettacoli, proiezioni, presentazione di libri dal (e sul) carcere, tavole rotonde e concerti; tutti gli eventi sono a ingresso libero. L’ultima sera – 14 dicembre, ore 21 – si esibiranno i Presi per caso, anomala band che sul proprio sito si descrive così: «Siamo una compagnia di detenuti, ex-detenuti e non-detenuti. In ogni caso, al momento, ci sentiamo tutti liberi».

