Nuova vita per il parco Commodilla
Si è conclusa martedì 14 luglio, con una festa serale nel parco, l’avventura del Garbatella History Camp. Ma la nuova vita del parco Commodilla è appena iniziata. I tredici giovanissimi volontari provenienti da tutto il mondo hanno fatto un lavoro impagabile nel corso delle due settimane di campo organizzate dal Comitato Parco Giovannipoli.
Non solo la parte pianeggiante già ampiamente usufruibile ma anche tutta l’area collinare del giardino sono state ripulite e sistemate e sono stati finalmente riportati alla visibilità che meritano i resti archeologici delle mura romane. A impreziosire il tutto i cinque nuovi arredi per la cartellonistica informativa diffusa, gli OPS.
Difficile raccontare tutto quello che il Garbatella History Camp ha rappresentato, per chi lo ha organizzato, per i partecipanti e per gli abitanti. Difficile tradurre il valore sociale, ambientale ed economico di una tale esperienza. Ma ci proviamo.
Il nuovo volto del parco è sicuramente il risultato più evidente. Da oggi chiunque potrà recarsi a visitare le mura, leggendo in ben cinque lingue diverse sui pannelli informativi cenni storico archeologici sui reperti nonché la storia della riqualificazione iniziata dal Comitato nel 2013 e quella del recentissimo campo di volontariato.
Non solo, durante la visita si potrà godere degli OPS, gli arredi multifunzionali ecologici che i ragazzi hanno realizzato in un laboratorio di autocostruzione. Gli arredi, progettati da un architetto specializzato in sostenibilità, sono stati sponsorizzati da Leroy Merlin che oltre ai materiali ha anche messo a disposizione la sala per la realizzazione degli stessi.
Da stamane sono nel parco a disposizione di tutti gli abitanti, con la certezza che tutti contribuiranno a prendersene cura, ad innaffiare le piante che ospitano, a partecipare al bookcrossing portando e prendendo libri e riviste.
Dietro a questi risultati tangibili e sotto l’occhio di tutti, ci sono i risultati sottili, quelli che stanno dentro le persone e il modo in cui sono cambiate attraverso l’esperienza comune.
Sono cambiati gli otto ragazzi e le cinque ragazze di vent’anni provenienti da paesi così diversi. Hanno vissuto per due settimane in una scuola, hanno imparato a conoscersi, a confrontarsi, a tollerare e a condividere. Hanno sperimentato il duro lavoro sotto il sole, imparato a riconoscere le piante da estirpare, a prendersi cura di qualcosa che non appartiene a loro, ma a tutti. Hanno imparato ad usare un seghetto alternativo, a costruire con le proprie mani un oggetto diverso dai prodotti prefabbricati, ad essere creativi e attivi per un territorio prima sconosciuto scrivendo i testi dei pannelli, prendendo decisioni sul cosa fare, personalizzando gli OPS. Alcuni hanno imparato che le donne sono forti come gli uomini, altre che gli uomini sono sensibili come le donne. E che questo è un valore.
Sono cambiati gli uomini e le donne del comitato, che si sono dovuti prendere cura per la prima volta non solo di un parco, ma di tredici ventenni venuti per mettersi in gioco, fornendogli un posto letto, tre pasti al giorno e un programma di lavoro dettagliato ma sostenibile. Allestendo il tutto a proprie spese, incluse le docce improvvisate nel cortile della scuola. Sono cambiati imparando ad essere un pò guide, un pò educatori, un pò esempio. Una staffetta senza pause, un lavoro incredibile, un’organizzazione costosissima e senza ricavi, eppure nessuno ha abbandonato la nave nè ha pensato di farlo.
Sono cambiati, ne siamo certi, chi ha aperto le porte della scuola, chi ha partecipato cucinando, chi ha regalato quello che aveva, chi ha messo a disposizione tempo, spazio, competenze, fatica, disponibilità e sorrisi.
Tutti quelli che passando per il parco hanno a disposizione le prove che collaborare è la forma di organizzazione, e di vita, più antica e più preziosa, e che la condivisione porta risultati inimmaginabili.
Sono cambiati, lo speriamo, quelli che, da una posizione di amministratore pubblico, o di rappresentanza, possono ammirare un risultato così grande sapendo che non ci sono voluti soldi, ma solo tanta voglia di fare e capacità di organizzare.
Lo striscione dei ragazzi per la festa di chiusura recitava ‘no money ma many friends’.
Potete godervelo dalla collina, una di queste sere al tramonto, comodamente seduti su un OPS, ammirando la Garbatella e sapendo che la sua anima è la sua incredibile, multiforme, collaborativa comunità.

