Moby Dick, la biblioteca che verrà, sta arrivando
Carmelo Ursino (Laziodisu) e Claudio Marotta (Assessore Municipio VIII) fanno il punto della situazione sull'ex Mobilificio Proietti
«Prima dell’estate termineranno i lavori e per il nuovo anno accademico sarà aperto al pubblico». Risponde così Carmelo Ursino, Commissario straordinario di Laziodisu, alla domanda riguardo i tempi di gestazione del progetto Moby Dick. Uno spazio che, a un anno di distanza dalla firma dell’accordo condiviso che indicava in Laziodisu l’agenzia incaricata di procedere alla realizzazione del polo culturale polifunzionale, non ha ancora visto la luce. Il clima generale poi non sembra valorizzare le biblioteche, vista la recente proposta dell’assessore comunale alla Cultura Giovanna Marinelli e al Bilancio Silvia Scozzese di sciogliere l’Istituzione Biblioteche di Roma e internalizzarla, facendola confluire nell’amministrazione capitolina. Un accentramento al quale si è prontamente opposta Paola Gaglianone, il presidente di Biblioteche di Roma, tramite un comunicato stampa diffuso all’indomani di una partecipatissima e solidale assemblea pubblica “Salviamo le Biblioteche di Roma”.
Commissario Ursino, qual’è lo stato effettivo dei lavori per il centro Moby Dick?
«I lavori sono già iniziati e per ora hanno riguardato la messa a norma degli impianti e la rimozione degli abusi, soppalchi e pavimentazioni, che il mobilificio aveva inserito nella struttura progettata da Innocenzo Sabbatini. È un lavoro che sta richiedendo grande attenzione perché abbiamo rinvenuto sotto la moquettes dei mosaici degli anni ’20 e ’30 che ovviamente intendiamo preservare e riportare alla luce. Dopodiché bisognerà cablare gli impianti, sostituire qualche vetro nei lucernai, realizzare i bagni e gli impianti di sicurezza. Sono fiducioso che il tutto avrà luogo entro l’arrivo dell’estate e possiamo sperare di aprire le porte della bilbioteca e del centro polifunzionale entro settembre, quindi in tempo per l’inizio dell’anno scolastico».
Moby Dick è stata al centro di un percorso di progettazione partecipata nei mesi successivi alla sua occupazione. Qual’è la vostra attenzione e considerazione delle esigenze definite dagli abitanti in quel processo?
«Volendo essere specifici nella ripartizione dei ruoli, Laziodisu è l’agenzia che ai fini della progettazione sia del servizio sia dello spazio mette le risorse finanziarie, ma c’è una assoluta condivisione di obiettivi con l’ente locale, il Municipio, con il quale lavoriamo in coordinazione. Io stesso ero presente durante il percorso partecipato e ho molto chiaramente ascoltato e compreso le idee e le proposte che ne sono emerse. Da un punto di vista strettamente spaziale questo si sta concretizzando nel destinare una delle due sale laterali a sala polifunzionale. Ci sarà poi la sala convegni nello spazio centrale colonnato e una biblioteca moderna e interattiva nell’altra sala laterale. Sostanzialmente non vi saranno modifiche strutturali dell’edificio che verrà invece valorizzato il più possibile nel suo aspetto originario».
Le affermazioni del Commissario Adisu sembrerebbero essere dunque rassicuranti e nonstante la volontà comunale di internalizzazione di Biblioteche di Roma, non sembrerebbero esserci ripercussioni dirette sulla ‘biblioteca che verrà’ a Garbatella. Lo scenario che ne deriverebbe è però complesso e per approfondire meglio se e come le due questioni si intersecano abbiamo interrogato l’ente locale nella persona di Claudio Marotta, assessore del Municipio VIII alle Politiche culturali, interculturali e di memoria storica, che segue e coordina il processo fin dall’inizio.
Assessore, la Presidente di Biblioteche di Roma afferma, con il sostegno del suo CdA, di Michela Di Biase e Gianluca Peciola, rispettivamente Presidente e Vice della Commissione Cultura, e molti altri tra intellettuali, cittadini e consiglieri comunali, che “l’accentramento amministrativo non è una modalità certa e trasparente di risparmio né una garanzia di eguale efficienza” sottolineando piuttosto la storia virtuosa dell’Istituzione che presiede. Come giudica lei la proposta del Comune di internalizzarla?
«Biblioteche di Roma è un’istituzione completamente pubblica ma è autonoma rispetto agli Assessorati e ai Dipartimenti comunali. È un ente con un suo regolamento e con un suo statuto, che non genera sprechi -le funzioni politiche e di governance, come il cda e la Presidente, sono a titolo non oneroso, nrd- e costituisce un presidio del territorio offrendo un servizio autonomo e decentrato. Andrebbe quindi rafforzata e sostenuta. Siamo tutti d’accordo nel rilancio di Roma Capitale della Cultura poi però alcune accelerazioni come questa raccontano una visione ragionieristica che rischia di mozzare questa vocazione. Come Municipio riteniamo invece che le politiche sulla Cultura dentro il territorio debbano riguardare in modo particolare la promozione della lettura e della cultura del libro. Sosterremo Biblioteche di Roma in questa battaglia e stiamo organizzando insieme alcuni passaggi sul territorio».
Ricordando che si era ipotizzato di inserire Moby Dick proprio nel sistema di Biblioteche di Roma, le chiediamo se questa operazione di internalizzazione può metterne a rischio il progetto, e in generale a che punto sono i lavori per la nuova biblioteca di piazza Bartolomeo Romano?
«C’è stata la presa in consegna di Laziodisu e sono già iniziati di lavori di messa a norma e lo smantellamento dello scempio perpetrato all’interno in anni di sottrazione alla destinazione d’uso pubblica. È un working progress ma i lavori stanno procedendo.
Mi permetto però di sottolineare come il processo intrapreso con Moby Dick rientri in un percorso più importante perché una delle suggestioni che nacque proprio nei giorni della mobilitazione territoriale e dal percorso partecipato è stata quella di una “piazza della Cultura”. È evidente che piazza Bartolomeo Romano, attraverso una solida partnership tra Palladium e Mobydick, che stiamo costruendo, risponde al tentativo di farla diventare un hub della conoscenza, della cultura e del protagonismo artistico. Quindi intanto va registrato un primo dato concreto sul rilancio del protagonismo territoriale e cioè che il Palladium, dopo un periodo di assestamento, ha al suo attivo un programma ricco e di spessore ma soprattutto nei prossimi giorni al suo interno partirà l’officina Pier Paolo Pasolini: un’offerta formativa e di accessibilità ai servizi non solo al pubblico per uno spettacolo ma anche alle ragazze e ai ragazzi del territorio. Questo vuol dire alludere e lavorare per creare un sistema che tiene insieme cittadinanza attiva, le politiche per la formazione e la produzione culturale. Accanto a questo stiamo mettendo in piedi una sinergia tra più istituzioni che sono principalmente Regione Lazio e Municipio VIII con l’interesse di Laziodisu e Ater di Roma per il centro polifunzionale Moby Dick.
Per quanto riguarda la presa in carico del servizio è invece già in corso una progettazione condivisa con l’Università di Roma Tre per perfezionare il servizio e avviare la presa in carica del sistema bibliotecario di Roma Tre, con la fruibilità garantita a tutti al di là della popolazione studentesca. È evidente quindi che si tratta di un’operazione ambiziosa, e in quanto tale può subire dei rallentamenti. Nel tentativo di fare un lavoro serio quelle risposte che volevamo dare in pochi mesi si daranno invece nelle prossime settimane. Poi si aprirà una nuova sfida: quella del modello di gestione dello spazio».

