Spazi Urbani

Pubblicato il 29 luglio 2014 | da Marco Cardaci

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I-60: un altro sequestro

Ancora sigilli nell'area del cantiere intorno al Fosso delle Tre Fontane: gli ultimi sviluppi

Sul famigerato progetto dell’I-60 si è assistito spesso a un penoso battibecco tra parti istituzionali. Da un lato il Municipio, impegnato a fermare il progetto, dall’altro Comune e Regione, capaci di difendere e agevolare l’invasione di cemento in via di Grotta Perfetta. La lotta del Coordinamento Stop I-60, al contrario, non ha mai avuto ambiguità e, negli ultimi mesi, ha già trovato il sostegno da parte della magistratura per tre volte.

La prima volta nel novembre scorso. Il Corpo forestale dello Stato pose i sigilli su un’area di 26 ettari di fronte a quella dei lavori: la cosiddetta Tenuta di Tor Marancia. Danno ambientale, violazione dei vincoli paesaggistici, ambientali, forestali ed urbanistici portarono alla sospensione dei lavori e alle indagini a carico del committente delle opere, del progettista, del direttore dei lavori, dell’esecutore materiale degli interventi e del responsabile unico del procedimento. La seconda volta è stata nel febbraio scorso. Il Municipio VIII chiese e ottenne i sigilli su un’area all’interno dei cantieri del progetto: il Fosso delle Tre Fontane il fulcro delle motivazioni. Lo storico sito divenne centro degli interessi e degli scontri tra Municipio e Regione. L’Assessore Regionale alle Politiche del Territorio, Mobilità e Rifiuti, Michele Civita (PD) solo due mesi dopo, ad aprile, chiese e ottenne l’annullamento dei vincoli paesaggistici di 30 corsi d’acqua tra cui proprio il Fosso interessato. Se sia stato un palese regalo ai costruttori o una fortunata coincidenza non è dato saperlo. Certo è che, come già dimostrato nei mesi scorsi, l’alveo del Fosso ha subito pesanti modifiche e l’ultimo sequestro lo conferma.

Venerdì scorso i PM Roberto Cucchiari e Antonio Calaresu della Procura di Roma, hanno incaricato la Forestale di eseguire il sequestro di un’area di circa tre ettari (la stessa di febbraio) e raggiunto con avvisi di garanzia sei persone (tre dirigenti del Comune di Roma, il Presidente e due dirigenti del Consorzio dei costruttori). Le accuse sono falso ideologico, danno ambientale e violazione delle norme paesaggistiche. Lo storico sito è risultato essere stato parzialmente interessato da movimenti di terra. Un’accusa avvallata anche grazie ad accertamenti sul posto da parte della Forestale e la presa in esame dei rilievi aerofotogrammetrici, estendendo anche all’esame di documentazione storica risalente agli anni ’50. Insieme al sequestro la Procura ha inoltre imposto ai responsabili dei lavori la bonifica e il ripristino dello stato naturale dei luoghi e comunicato che le indagini proseguiranno per appurare eventuali altre violazioni della normativa urbanistica e paesaggistica.

Lo scontro per fermare l’I-60, visto anche il respingimento del ricorso presentato dal Coordinamento al TAR lo scorso giugno, al momento sembra giocarsi tutto sui vincoli legati al Fosso delle Tre Fontane. Un serrato braccio di ferro in cui, a seconda dell’esito, a farsi male potrebbe essere l’intera popolazione del quadrante di Grotta Perfetta. Molto meno verde, invasa dal cemento e dalle macchine, sempre più quartiere dormitorio: uno scenario in cui i cittadini sperano di non doversi risvegliare.

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